educare diseducando

Educare diseducando


Il concetto di educazione dei bambini è spesso troppo soggettivo, ognuno applica il metodo reputato giusto e corretto, sovente generalizzando e attribuendo soluzioni generiche a situazioni specifiche. Per questa ragione esistono tanti bambini e adolescenti che vengono “educati” nei modi più autoritari e punitivi dai genitori che spesso hanno ricevuto lo stesso tipo di educazione che ripropongono sui figli. Molti genitori mi dicono: “come sono campato io, lo può fare anche lui!”. Numerosi bambini vengono affidati alle tate che assumono un ruolo genitoriale anche nella mente del piccolo, identificate come figure di accudimento, altri vengono affidati ai nonni per mancanza di tempo. Inoltre, ci sono anche troppe scuole dell’infanzia in cui i bimbi vengono mortificati ai fini educativi e vengono stigmatizzati e isolati perché vivaci, reattivi e difficili da gestire, con dei metodi talvolta discutibili.

Numerosi genitori mi raccontano che sono mossi dalla paura di perdere il ruolo genitoriale, che il figlio non riconosca più la loro autorità, quindi non devono dargliela vinta, perché se gli dovesse mettere i piedi in testa oggi, chissà cosa potrà farà quando sarà più grande. L’educazione e la crescita di un figlio non sono una sfida, una battaglia da vincere, è un cammino da fare insieme, dove c’è una guida che instrada quando serve, che contiene, che comprende, che tende una mano all’occorrenza e che mette i limiti e i paletti ove necessario. Non è vero che non si debba dire di no, ma non si deve scambiare l’autorevolezza con l’autorità. Il figlio deve riconoscere il genitore in quel ruolo, non averne paura. Non esiste un gene della ribellione, o meglio, anche se il bimbo manifesta un temperamento reattivo o maggiore aggressività, sarà l’ambiente in cui vive, fatto di relazioni, sostegno, confronto, valori ed ideali che lo condiziona e lo instrada da una parte e dall’altra. La stabilizzazione dei tratti di personalità si ha se c’è un ambiente favorente che rinforza l’aggressività, usandola per esempio come metodo educativo. Bisogna ricordarsi che l’apprendimento non è solo di tipo diretto, ma anche indiretto, basato sui comportamenti dei genitori.

In questi anni ho visto anche chi, con la scusa di rinforzare il carattere, con la presunzione di credere di applicare il metodo giusto, crea solo un clima di paura. È importante ricordare che il bambino obbedisce perché non vuole incorrere nelle ritorsioni, non perché ha capito e appreso le motivazioni inesistenti alla base di questi comportamenti che lo condizioneranno da un punto di vista emotivo e comportamentale. Con la rabbia, con la frustrazione, non si ottiene niente, il bambino reprime la rabbia che prima o poi riemergerà sotto altre forme. Non sono solo gli uomini duri e severi, anche perché si tende a dare a loro il ruolo del più severo, ma anche tante mamme troppo dure e poco empatiche, anche nascoste dietro una bella maschera.

L’errore che fanno molti genitori è quello di non pensare che oggi seminano e domani raccolgono quello che hanno seminato con il figlio. Conosco troppe storie di ordinaria violenza e le uniche vittime innocenti sono solo i bambini.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

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