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Essere un genitore efficace in 8 semplici mosse


Fare il genitore è veramente un mestiere estremamente difficile, è un lavoro a tempo pieno, carico di responsabilità e NON ESISTE IL MANUALE DEL BUON GENITORE da seguire per essere tranquilli di fare bene. NON SI DEVE AVERE L’ANSIA DI SBAGLIARE, COME L’ARROGANZA DI NON SBAGLIARE MAI. Un genitore deve agire con buon senso. Le regole ci devono essere, insieme a delle valide motivazioni, il figlio deve capire il perché e i per come delle situazioni per non subirle ed essere sempre parte attiva della propria vita. La troppa rigidità nel rapporto genitore-figlio non serve a niente, in determinate situazioni specifiche si può anche fare un’eccezione e andare incontro al figlio, senza farla diventare una routine. Gli si insegna l’elasticità, la valutazione delle situazioni e l’adattabilità al contesto, caratteristiche fondamentali per sviluppare e mantenere un buon equilibrio psichico.

IL PROBLEMA NON È LA QUANTITÀ DI TEMPO TRASCORSA CON IL FIGLIO MA LA QUALITÀ. Deve essere un tempo di condivisione, di interazione, di complicità, di sguardi e di contatto.

1. I GENITORI NON DEVONO ESSERE IN DISACCORDO SULLA CRESCITA DEI FIGLI. Non può essere che uno dica sì e l’altro no, diventa estremamente destabilizzante per il figlio e, nel contempo, frustrante. Non è consigliato neanche giocare al genitore buono e genitore cattivo, entrambi i genitori devono mantenere una posizione autorevole nei confronti del figlio.

2. CONTROLLO E IPERPROTETTIVITÀ, TENERLI SOTTO UNA CAMPANA DI VETRO, generano bassa autostima, insicurezza e scarsa percezione della propria auto-efficacia nel fare le cose, nel prendere decisioni, nel relazionarsi con gli altri. Va ad intaccare l’autonomia personale per cui si avrà bisogno di rassicurazioni e sostegno da parte degli altri.

3. NON INCORAGGIARLI AD ESSERE INDIPENDENTI È ESTREMAMENTE SBAGLIATO. Non impareranno che sono in grado di fare le cose da soli, avranno paura di assumersi delle responsabilità, tenderanno a delegare agli altri e magari a dipendere sempre da qualcuno, diventando facilmente condizionabili. La sicurezza personale, la consapevolezza di se stessi porta ad essere coscienti del proprio essere e del proprio spazio, a prescindere da ciò che dicono e che fanno gli altri.

4. NON FARE MAI LE COSE AL POSTO LORO e, soprattutto, non arrivare sempre prima di loro, non spianargli la strada in tutto e per tutto, anticipando anche le loro mosse, altrimenti si generano in loro ansia e vissuti depressivi. In alcuni casi potrà essere importante aprirgli la strada per poi lasciarli camminare da soli. Loro lo sanno che ci siete, non abbiate paura di perdere il vostro ruolo, bisogna accettare che stanno crescendo e che apparentemente avranno sempre meno bisogno di voi e investiranno maggiormente nelle relazioni affettive e sociali. Preoccupatevi se non lo fanno.

5. AUTORITÀ, URLA E PUNIZIONI, NON SONO IL METODO EDUCATIVO EFFICACE. Generano paura e spesso i bambini o gli adolescenti obbediscono, non perché abbiano compreso il senso della punizione o dell’imposizione, ma per paura delle ritorsioni. Significa che non c’è rispetto del ruolo e che non appena avranno la possibilità infrangeranno le regole. Gli si insegna una modalità di interazione basata sulle urla e sul conflitto che gli potrà generare anche problemi relazionali. Spesso, a livello psicologico, lascia una sensazione di profonda ingiustizia e frustrazione interna che accompagna la crescita di tanti minori. Si annullano gli spazi di libertà e movimento, generando una castrazione da in punto di vista emotivo e comportamentale. La violenza genera insicurezza e instabilità e in tanti casi, invece, sortisce l’effetto contrario, ossia genera maggiore rabbia interna, favorendo maggiormente la messa in atto di comportamenti oppositivi e provocatori. Nello stesso momento assumere un ATTEGGIAMENTO LASSISTA, troppo permissivo, per il quale si cede sempre, si dice sempre sì, NON aiuta a mettere limiti e confini, non si imparano a rispettare le regole e a fare il proprio dovere.

6. LA MANCANZA DI REGOLE CHIARE E DEFINITE GENERA PROBLEMI di confini psichici, va ad intaccare lo sviluppo del senso morale e non permette di comprendere i propri limiti. È importante quindi mettere regole e definire un ritmo di vita più o meno stabile caratterizzato da orari: quando andare a dormire, mangiare, fare i compiti. Tutto questo è molto importante per sviluppare un senso morale, dei confini psichici e che nella vita ci sono anche dei doveri. Sembrano banalità ma è nella quotidianità che si ottengono i migliori risultati.

7. IL BUON ESEMPIO È L’INSEGNAMENTO PIÙ EFFICACE. Attenzione all’esempio che gli date, non apprendono solo dalla modalità educativa diretta, ossia quella verbale in cui gli dite cosa dovrebbero o non dovrebbero fare o dai comportamenti diretti a loro. Apprendono maggiormente in maniera indiretta dai vostri comportamenti, da ciò che dite e fate, da come vi relazionate alle persone e da come affrontate la vita e la quotidianità. Se gli dite di non usare il cellulare a tavola e siete i primi a farlo, arriverà un’informazione contrastante e sarà più efficace il messaggio mandato dal vostro comportamento sbagliato. Urla tra di voi, farli assistere a litigate e a situazioni estremamente conflittuali, metterli in mezzo, esporli ad ansie continue, essere sempre di corsa, sempre al telefono, fargli guardare troppa tv, troppe ore passate sui tablet e giochi, usare il cellulare costantemente davanti a loro, riprendere e filmare ogni loro azione e magari postarla sui social, sono tutti comportamenti che andrebbero evitati.

8. NON SIATE SEMPLICEMENTE TAXI E BANCOMAT. I figli hanno bisogno di calore, di affetto, di contenimento e di contatto, non solo di routine, di GENITORI-TAXI CHE LI TRAGHETTANO AVANTI E INDIETRO, con lo stress di essere sempre di corsa, con la sensazione di rincorrere sempre qualcosa, senza mai fermarsi a chiedergli come stai e a condividere con loro il quotidiano. Le parole che oggi si rivolgono maggiormente ai bambini sono “muoviti, dobbiamo andare, vestiti, siamo in ritardo, corri, hai fatto, hai chiamato, hai detto, come è andata a scuola, ti hanno interrogato, hai fatto i compiti”. Troppo poco spazio per interagire insieme, troppo poco spazio per loro.
BANCOMAT significa che l’altra interazione tipica genitore-figlio è basata sul “me lo compri questo”, “voglio quello”, “il mio amico ce l’ha” ecc. Non si deve sempre aprire il portafogli, devono capire il valore delle cose e lo possono fare se riescono a desiderare qualcosa, se non la ottengono sempre subito e soprattutto se capiscono che in qualche modo se la sono meritata. NON DEVONO IMPARARE CHE SI OTTENGONO LE COSE SENZA IL MINIMO SFORZO. È vero che poi stanno più buoni e zitti se la ottengono e non fanno le “storie”, ma avranno un insegnamento completamente sbagliato.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it

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