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Figli a casa da soli: i genitori come si devono comportare?


Tanti genitori si chiedono quale sia l’età giusta per lasciare il proprio figlio a casa da solo perché in molte situazioni hanno difficoltà a gestire tempi e orari e si sentono con le mani legate. Una vita frenetica piena di impegni e l’impossibilità a volte di avere un adulto di fiducia a cui rivolgersi, come un nonno o una babysitter, costringe tante mamme e papà a chiedere al proprio figlio di restare da solo per qualche ora.

Eppure bisogna fare molta attenzione e non agire con leggerezza, perché esiste una legge che regolamenta questi aspetti, infatti, fino a 14 anni d’età, lasciare un minore da solo, anche per breve tempo nella propria abitazione, può essere considerato reato di abbandono, a meno che il bambino non abbia compiuto almeno 10 anni, abbia acquisito un minimo di maturità e sia stato lasciato momentaneamente in casa da solo, in assenza di ogni fonte di pericolo e istruito su come comportarsi in caso di bisogno.

Sono tanti, infatti, i genitori, soprattutto quando il figlio è alle scuole medie, che iniziano ad avere l’esigenza di dover lasciare i figli soli in casa per lavorare o sbrigare commissioni, pensando che siano abbastanza emancipati da poter affrontare tale situazione.

Come capire quando i figli sono pronti a restare in casa da soli?

Prima dei 10 anni d’età è un’abitudine assolutamente da evitare poiché, oltre alle sanzioni penali a cui si può incorrere, il bambino non ha ancora raggiunto un livello di maturazione psicologica ed emotiva tale da riuscire a badare a se stesso, ad affrontare la situazione con serenità e a cogliere i potenziali pericoli.

Anche dopo i 10 anni, è fondamentale valutare con attenzione la maturità e il livello di autonomia del proprio figlio nel saper affrontare eventuali imprevisti, ma soprattutto bisogna capire se è pronto anche da un punto di vista emotivo a gestire la separazione e i momenti in casa da solo.


Ecco gli 8 aspetti che i genitori non devono mai sottovalutare:

Ѐ fondamentale che vostro figlio si senta sereno al pensiero di trascorrere qualche ora da solo. Prima di metterlo in questa situazione, parlatene con lui, prefiguratevi insieme la possibilità, fategli delle domande per capire come può reagire, se è in grado di far fronte a eventuali emergenze e cercate di cogliere ansie o paure. È importante che anche voi vi sentiate sereni, i figli percepiscono le emozioni dei genitori e valutano la pericolosità delle situazioni in base a questo. Sarebbe meglio sondare il terreno e fare questa esperienza con gradualità, parlando al rientro con vostro figlio su com’è stato e se ci sono state difficoltà.

Bisogna che il figlio sia sempre a conoscenza dei motivi per cui viene lasciato da solo, dove si trovano i genitori e per quanto tempo staranno fuori di casa. Deve sentirsi in una condizione in cui è tutelato e protetto, anche se i genitori sono per qualche ora lontani da casa, e non sentirsi come se fosse stato abbandonato da loro per andare a fare altro. È importante curare il suo stato d’animo e rendere tutto prevedibile, così che possa affrontare i momenti in cui è da solo con maggiore serenità.

Nel caso in cui fosse preoccupato di restare solo, cercate di capire e accogliere le sue paure e ansie. Significa che non è pronto e ha bisogno ancora di qualcuno che si prenda cura di lui e che gli stia accanto per potersi sentire al sicuro. È vero che spesso possono esserci necessità incombenti che portano i genitori a doversi assentare, ma è bene riuscire a curare questa fase di distacco con delicatezza, rispettando i tempi del figlio e parlando con lui rispetto a ciò che lo preoccupa.

Non mettetegli pressioni inutili. Evitate di fare paragoni con i fratelli e amici di vostro figlio o basarvi semplicemente sull’età cronologica per capire se può essere pronto o meno. Ogni bambino ha maturità, bisogni e autonomie diverse che vanno comprese, inoltre, non bisogna mai dare nulla per scontato neanche quando sono i figli stessi a chiedere di star soli: può essere a volte anche una provocazione perché sentono la pressione di dover dimostrare di essere “grandi” o di non deludere le aspettative dei genitori, anche se in realtà si tratta di una richiesta prematura.

Non usate minacce o ricatti che riguardano il fatto di lasciarlo solo o di abbandonarlo, con frasi del tipo “Se non fai questo, ti lascio qui da solo”, “Ti comporti male, me ne vado e non torno più!”. Minacce di questo tipo, oltre a non dare nessun insegnamento educativo al figlio, perché ubbidirebbe al genitore solo per paura e non perché ha capito realmente, non fanno altro che aumentare in lui l’ansia rispetto alla separazione, andando ad intaccare la fiducia e la sicurezza.

Non trascurate assolutamente la sicurezza ambientale. La casa deve essere predisposta in modo tale da proteggere il figlio da qualsiasi pericolo, nel caso in cui resti da solo, bisogna metterlo nella condizione di badare a se stesso e di poter chiedere aiuto (numeri di telefono, un adulto di fiducia da contattare in caso di bisogno), oltre a spiegargli le regole di comportamento da adottare per la sua tutela.

Non abbassate mai la guardia, neanche quando il figlio ha compiuto 14 anni. Non significa che, dal momento che lo dice la legge, si possono lasciare i ragazzi da soli tutti i giorni nel pomeriggio. È importante che i figli si sentano seguiti e tutelati, si trovano sempre in un’età in cui hanno ancora bisogno di presenza e punti di riferimento per cui è bene vigilare su di loro e accompagnarli in sicurezza verso la loro indipendenza.

Se il figlio ormai cresciuto, è adolescente e non vuole ancora saperne di restare a casa da solo, riflettete sulle motivazioni sottostanti, sul livello di autonomia raggiunto finora, su eventuali disagi che sta vivendo, ansie da separazione e insicurezze che lo portano a richiedere la presenza costante di qualcuno per sentirsi più tranquillo.


È vero che spesso i genitori si trovano per esigenza nelle condizioni di dover forzare la mano e richiedere ai figli di restare per un certo tempo a casa da soli, ma è importante riuscire a rispettare i tempi personali della crescita di ogni figlio per curare gradualmente i passi verso una maggiore sicurezza e autonomia.

Redazione AdoleScienza.it