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Figli che abusano dello smartphone, a volte è colpa delle separazioni e dei divorzi


Quando si dà lo smartphone in mano ai figli, si deve sempre prestare molta attenzione. Quando sono molto piccoli e utilizzano quello del genitore, i cellulari devono essere assolutamente predisposti per il bambino, ed essere in modalità “non puoi accedere neanche per sbaglio” a tutti i contenuti della rete e del telefono della mamma o del papà. Quando invece, si decide di dargli in mano quel mezzo potentissimo ricco di potenzialità e risorse, bisogna essere certi e sicuri di averli formati adeguatamente e di avergli spiegato le caratteristiche del mezzo che guiderà la loro vita.

I genitori nel fare queste azioni devono essere uniti, in linea e devono essere fermi nelle loro posizioni affinché le regole e i patti che devono essere stabiliti alla consegna dello smartphone vengano mantenuti. Ma oggi non è purtroppo così, figli sballottati di qua e di là, da una casa all’altra che hanno poco contenimento, messi in mezzo per fare la guerra all’uno o all’altro genitore, per farsi i dispetti a vicenda, strumentalizzati e lasciati in balia della tecnologia.

Linee educative diverse creano solo confusione

Troppe volte i figli sono al centro di un ring, in cui un genitore attua una linea educativa e l’altro una diversa, talvolta opposta. Sembra, in tanti casi, una sfida, una competizione tra un genitore e l’altro, valutata attraverso le reazioni e i comportamenti del figlio, “quando è con me non lo fa…”, “lo fa solo con te…”, dimenticandosi che spesso lui asseconda i genitori, che ha paura di prendere una posizione, perché non vuole far soffrire nessuno e ci rimette da un punto di vista emotivo perché trattiene se non trova un ambiente gratificante in cui poter parlare liberamente.

ANCHE IN SEGUITO AD UNA SEPARAZIONE, SI DEVE ASSOLUTAMENTE MANTENERE UNA LINEA EDUCATIVA COMUNE, il figlio in tutto questo non ha colpa e deve essere tutelato.

Si deve definire l’età in cui dare al figlio un telefono personale, senza nessuna presa di posizione autonoma, si deve permettere al piccolo di usufruire liberamente dello smartphone del genitore per parlare con il papà o la mamma, possibilmente senza controllare e ascoltare tutto quello che fa. Se si decide che il figlio può utilizzare solo determinati giochi o usare la PlayStation per un lasso di tempo specifico, questa regola deve valere sia a casa dell’uno che a casa dell’altro. Per esperienza clinica mi trovo spesso a lavorare con coppie in fase di separazione o già separate, che attuano modalità educative completamente differenti o comunque che generano conflittualità nel figlio e lo portano ad avere il genitore di serie A e quello di serie B. È ovvio che un bambino o un adolescente, se viene lasciato a briglia sciolta, non si pone dei limiti da solo, non li richiede e propende quindi per il “paese dei balocchi”. Mi sono trovata davanti adulti, che avevano comprato di nascosto strumenti tecnologici al figlio, senza dirlo all’altro genitore. Tutto questo è completamente diseducativo e dannoso per la sua psiche.

Il problema dei nuovi partner

Non è semplice trovare un equilibrio tra le modalità educative: spesso c’è chi ne proibisce l’uso e chi invece non controlla ciò che fanno i figli. L’attenzione va posta anche sui nuovi partner quando entrano a far parte del contesto familiare. Non dovrebbero avere un ruolo di sostituto materno o paterno, non dovrebbero dettare leggi e regole che vadano ad offuscare quelle dei genitori, non dovrebbero prendere posizione in merito alle regole sulle modalità di utilizzo della tecnologica e dovrebbero invece essere un modello di riferimento affidabile. Questi aspetti sono oggetto di numerose discussioni familiari, che gravano unicamente sul minore e spesso devono essere oggetto dell’intervento di una figura esterna che li aiuti a capire che stanno sbagliando e che stanno agendo solo in funzione di loro stessi e delle loro esigenze, senza considerare quelle del figlio. Anche nei casi di separazione e/o di divorzio bisogna quindi confrontarsi su questi aspetti, tenersi aggiornati su atteggiamenti e comportamenti del bambino o dell’adolescente, per poter essere sempre pronti ad intervenire.

Non dimentichiamoci dei nonni

Oggi, per esigenze lavorative di tempi e ritmi imposti dalla società, non si può prescindere dalla figura dei nonni e delle tate che durante la separazione assumono un ruolo ancora più rilevante, che porta, in molti casi, ad ulteriori conflitti familiari. Tanti bambini trascorrono molto tempo fuori casa, escono da scuola nel primo pomeriggio, poi spesso sono sommersi dalle innumerevoli attività quotidiane e il genitore si gode il figlio solo nel fine settimana, tranne nei casi di separazione in cui, generalmente, lo vede un fine settimana sì e uno no. Nonni e tate stanno spesso a contatto con i bambini quotidianamente, per cui i genitori devono definire anche con loro le regole, ed essi devono farle rispettare, non devono sostituirsi al genitore e non devono fornire indicazioni differenti, altrimenti si rischia di generare nel figlio un’ulteriore confusione e poca chiarezza, che lo portano inevitabilmente ad applicare il metodo “fai da te” o quello a lui più conveniente in base alle circostanze.

Tratto dal libro Generazione Hashtag
di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

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