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Figli che fumano, bevono e non rispettano le regole, come comportarsi con loro?


Arriva l’adolescenza e arrivano i primi comportamenti “fuori dalle regole“, iniziano con i comportamenti trasgressivi come fumare sigarette o canne, bere bevande alcoliche tendenzialmente per ubriacarsi, marinare la scuola, dire le bugie legate al dove si va e con chi, i ritardi sugli orari, le prime pretese ecc….. Spesso questi atteggiamenti e comportamenti preoccupano tanto i genitori che si vedono sfuggire di mano il pargoletto che fino ad allora era ancora gestibile e aveva bisogno della mamma o del papà. Il problema è che gli adolescenti si isolano, si chiudono nel loro mondo, tendono ad escludere il genitore che perde apparentemente il suo ruolo.

Per fronteggiare questa avanzata dell’adolescenza, i genitori si cimentano in vari ruoli, tentano di parlare con loro, di fare i “tranquilli”, altre, invece, diventano punitivi e autoritari per cercare di riprendere il controllo sul figlio. Questi sbalzi non fanno bene né all’uno né all’altro. Generano solo tensioni, stress e un clima familiare piuttosto pesante. La via di mezzo è sempre la più efficace. Significa dosare in base alle esigenze, modulare in funzione delle situazioni e non tenere un’unica linea rigida: ci saranno i momenti in cui si può chiudere un occhio e altri in cui si deve tenere il polso fermo, anche se si arrabbiano e attivano una protesta più o meno manifesta. Hanno bisogno dei limiti e delle regole, anche se tendono a metterle in discussione, perché è l’unico modo per creargli un contenimento emotivo e rinforzare i confini psichici.

Bisogna salire sul ring e misurare ogni azione e ogni parola, anche quando si è arrabbiati, stanchi, delusi e scoraggiati. È molto faticoso, ma questo atteggiamento è l’unico che aiuta i figli a non andare oltre e a mantenere sempre un senso di sé, dell’altro e un senso morale per cui riusciranno anche a mettersi dei limiti.

ECCO 6 CONSIGLI UTILI PER GESTIRE AL MEGLIO QUESTE SITUAZIONI:

1) ACCETTARE L’ADOLESCENZA DEL FIGLIO. Determinati comportamenti, anche se non devono essere mai normalizzati da parte di un genitore, sono in un certo senso fisiologici durante la fase adolescenziale. Segnano il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, li fanno sentire più grandi e più autonomi, vanno contro le regole, servono per mettere in discussione i modelli dei genitori e per crearsi una propria dimensione individuale in termini di identità. Il gruppo dei pari è un rinforzo positivo sotto tanti punti di vista, anche molto negativo, da altri. L’omologazione e l’accettazione sociale e social è il problema più grande degli adolescenti di oggi, perché li può portare anche ad andare oltre, a deviare, PUR DI ESSERE COME GLI ALTRI E DI ESSERE ACCETTATI. Il gruppo vince sulle regole del genitore, per loro è più importante essere riconosciuti ed inglobati che essere dei figli modello.

2) IL GENITORE NON DEVE COLLUDERE E NON PUÒ ASSECONDARE O RENDERE “NORMALE” UN COMPORTAMENTO DEL FIGLIO CHE DI PER SE NUOCE ALLA SUA SALUTE. E’ vero che quando i figli decidono di fumare sigarette o di farsi le canne, di ubriacarsi ecc….. lo fanno anche se il genitore non è d’accordo, lo riescono a fare anche di nascosto, senza che il padre o la madre, la maggior parte delle volte, se ne accorgano. Questo però non significa che bisogna accettare che loro mettano in atto questi comportamenti perché c’è il rischio di renderli normali e quindi di rinforzarli, invece di andare a limitarli. E’ indubbio che il figlio NON debba fumare in casa, non lo debba fare davanti ai genitori, che abbia delle regole e che sappia che cadrà in una sanzione qualora vada fuori dagli schemi. Sapere di avere delle regole, di essere controllato e che le azioni che commette hanno delle conseguenze, non risolverà il problema, ma aiuterà a limitarlo, almeno in parte. Per esempio, solo con questi paletti, fumeranno comunque meno sigarette e canne perché avranno paura di essere scoperti, in casa non lo possono fare per cui i pomeriggi che studiano e non escono si risparmiano tanto inutile fumo.

3) IL GENITORE DEVE FARE IL GENITORE. Il genitore non deve fare l’amico, deve rimanere una figura di riferimento per loro ma nello stesso momento deve mantenere il ruolo di colui che mette anche i paletti quando serve. Essere troppo permissivi perché non si ha tempo di contrastare l’adolescenza del figlio, perché si hanno troppi sensi di colpa per colmare i propri errori, non serve veramente a niente. Il figlio percepisce il genitore come debole e non lo rispetta, nello stesso momento, però, non ne deve avere paura perché altrimenti si rischia solo di farli chiudere ancora di più nel silenzio e nel loro mondo, rischiando di perderli e di non riuscire più a riprenderli.

4) Anche se questo aspetto non piace tanto ai genitori, GLI ADULTI SI DEVONO RICORDARE DI DOVER DARE SEMPRE IL BUON ESEMPIO. Se si dice una determinata cosa al figlio, sarebbe bene che anche il genitore la rispettasse. Se si vuole che il figlio non fumi, andrebbe evitato anche da parte del genitore, perché non si è credibili con una sigaretta in bocca. Ancor di più vale per i genitori che si fanno le canne con i figli o che bevono con figli (ovviamente non un goccio di vino o di birra). Non è assolutamente ammissibile che ci sia una collusione di questo tipo. L’apprendimento indiretto, quello che viene dall’ambiente in cui si vive, quello legato al comportamento dei genitori, è il più importante, il più efficace e il più condizionante.

5) E’ INUTILE DIVENTARE SEGUGI OPPRIMENTI. Se si diventa troppo pressanti e quasi accecati dai comportamenti del figlio si rischia di perdere il contatto con lui, di fargli vivere una sensazione di essere riconosciuto solo per quello che fa e non per quello che è, di non essere accettato e di essere il figlio che loro non volevano. Questa sensazione gli crea una condizione di disagio interno ancora più marcata, li porterà ad opporsi perché la vivono come un’ingiustizia e ad incrementare i loro comportamenti. Fumeranno di più, devieranno di più, per rabbia e per ribellione. Non si può parlare solo dei comportamenti sbagliati con loro, non si può indirizzare ogni tipo di conversazione sugli stessi argomenti perché non ascolteranno più e si sentiranno soffocati. Per essere efficaci si deve modulare e entrare nel momento in cui sono ricettivi.

6) NON ATTACCARE IL FIGLIO DA UN PUNTO DI VISTA PERSONALE. Non vanno bene frasi come “sei una delusione“, “così mi fai del male“, si va solo a ledere la sua autostima, lo si va ad intaccare da un punto di vista psicologico e non si aiuta a renderlo più consapevole. Affinché diventi più consapevole bisogna che comprenda le motivazioni per cui non dovrebbe comportarsi in un determinato modo, con esempi pratici, non con paragoni tipo “il figlio di …. non si comporta come te“, “lui riesce a fare tutto e tu invece no“: hanno bisogno di capire la ragione del vostro dissenso e che state sanzionando il loro comportamento, non loro, non si devono sentire un peso e sbagliati, devono capire che è sbagliato ciò che fanno.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it