genitori in difficoltà

Figli difficili, genitori in difficoltà


Figli difficili, problematici, che non corrispondono alle aspettative genitoriali, che danno problemi a scuola, che non rispettano le regole, con i quali si deve spesso alzare la voce, che diventano man mano il centro della attenzione genitoriale, quasi un pensiero fisso, un problema che assume ogni giorno dimensioni più grandi, a cui non ci si approccia più con obiettività e che rischia solo di schiacciare. Si chiama stress genitoriale e può indurre una sindrome da burn-out genitoriale.

La sindrome da burn-out rappresenta la risposta individuale ad una situazione percepita come stressante, nella quale la persona non dispone di risorse e di strategie comportamentali o cognitive adeguate a fronteggiarla. Queste manifestazioni possono insorgere all’interno del sistema familiare soprattutto nel passaggio dalla pre-adolescenza e adolescenza fino alla piena adolescenza. I genitori si trovano ad affrontare una situazione davanti alla quale non sanno più come comportarsi, cercano risposte e soluzioni a loro problemi su internet, interpellando vari professionisti, mettono in pratica tecniche permissive e punitive, leggono libri e riviste, cercano in tutti i modi di risolvere il problema con vari tentativi che risultano quasi sempre vani ed inefficaci. L’aspetto che genera una forte condizione di stress è legato ai cambiamenti troppo repentini e veloci, il genitore non è preparato ad elaborare emotivamente quello che sta vivendo perché a volte si trova ad affrontare una sorta di lutto del figlio idealizzato. Ovviamente, non si tratta di litigate transitorie e sporadiche, ma di comportamenti pressoché quotidiani, ripetitivi e rilevanti. Si arriva ad aver paura di poter ricevere in qualsiasi momento una brutta notizia, una telefonata dalla scuola, da un genitore, dalla polizia, sempre dovuta ad un problema causato dal figlio.

Il genitore può arrivare a vivere uno stato permanente di allarme che comporta una eccessiva attivazione fisiologica, come se vivesse in una continua  condizione di pericolo che può comportare ansia, agitazione interna, disturbi del sonno ed altri sintomi somatici. Spesso perde le speranze, viene intaccato il tono dell’umore e si possono manifestare difficoltà nel provare o nell’esprimere emozioni. Ci sono alterazioni anche a livello fisiologico, si somatizza lo stress sul corpo, si diventa più irascibili, soprattutto nei confronti del figlio, il livello di tolleranza nei suoi confronti è pari a zero, si pensa sempre male e non si crede più in lui e in quello che racconta. Ovviamente questa situazione genera un circolo vizioso: il figlio si sente sotto pressione da parte del genitore il quale non accetta più i suoi comportamenti. La pressione genitoriale induce nel figlio uno stato di maggiore oppositività nei suoi confronti e quindi una maggiore ribellione alle sue regole.

 

Ecco i principali campanelli d’allarme a cui un genitore deve fare attenzione:

 

1- Rimpiangere i momenti in cui erano piccoli, gestibili e sotto controllo

2- Non sapere più come intervenire o avere paura di parlare

3- Sentirsi spettatori inermi davanti ad atteggiamenti e comportamenti disapprovati

4- Ricerca di risposte su internet, app, consulenze, libri e articoli

5- Incremento delle litigate e discussioni familiari (figlio e partner)

6- Avere la sensazione di non avere più la gestione delle cose e di aver fallito come genitore

7- Sentirsi teso, ansioso, nervoso tensione e avere difficoltà a dormire

8- Avere paura che possa succedere qualcosa in qualsiasi momento

9- Scarso coinvolgimento nelle attività sociali, ludiche e scarsa concentrazione in quelle lavorative

10- Problemi nella coppia: accuse, scaricarsi le colpe, nervosismo.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

 

 

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