figlio rabbioso

Figli padroni e manipolatori: cosa deve fare il genitore quando si ribaltano i ruoli?


A volte capita che la conflittualità tra le due generazioni diventi esagerata, rasenti il limite della tollerabilità, della violenza fisica e verbale, in cui la vittima è il genitore che viene gestito e prevaricato dalla personalità patologica del figlio che non gli riconosce più un ruolo, sempre che lo abbia mai fatto.

Il figlio in questi casi vede solo se stesso e le sue esigenze e individua il genitore come una persona da usare per ciò che gli serve, a cui non deve rendicontare niente e riconoscere nulla, bensì pretendere.

È vero che la crescita e soprattutto l’adolescenza con figli con un temperamento reattivo, un comportamento oppositivo e provocatorio, dà luogo ad un braccio di ferro molto duro ed estenuante, soprattutto per il genitore e che spesso finisce in un ribaltamento dei ruoli in cui il figlio è come se comandasse, dettasse legge ed in un certo senso diventasse PADRONE.

Spesso i genitori mi raccontano che vengono insultati, offesi, presi a urla, che sono impossibilitati ad andargli contro o a dirgli un semplice NO che vengono attaccati verbalmente e nei casi più gravi anche fisicamente, il cui bersaglio è in genere la madre perché più debole fisicamente.

Spesso si tratta di madri che si sentono sole nell’accudimento-lotta con il figlio, che non percepiscono la presenza del marito o compagno che sono di frequente distaccati e scettici e che quando intervengono spesso lo fanno in maniera altrettanto dura e violenta.

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L’IDENTIKIT DEL FIGLIO MANIPOLATORE

Parliamo generalmente di ragazzi che sono molto irascibili ed irritabili e che tendenzialmente pretendono che venga fatto ciò che chiedono senza ovviamente avere dei doveri, come se in un certo senso gli fosse tutto dovuto e che ogni pretesa è lecita.

Ovviamente sono stati anche educati ad una assenza di senso di responsabilità, ad avere tutto e magari subito, con assenza di troppi NO.

Non è un ragazzo che predilige il dialogo con genitori e la comunicazione è basata sul “mi devi dare”, “dammi”, “fammi”. C’è una profonda svalutazione nei confronti dei genitori, soprattutto la madre che gestisce maggiormente la quotidianità dei figli, a cui muove frequenti critiche ed insulti, soprattutto quando prova a mettergli dei paletti.

L’avversione non è solo nei confronti dei genitori, ma delle regole e di ciò che rappresenta istituzione in generale, insegnanti compresi. Spesso, infatti, viene richiamato a scuola o vengono convocati i genitori per problemi comportamentali legati alla disciplina.

Sono spesso dei manipolatori che tentano di raggirare il genitore per ottenere i propri scopi, per umiliarlo, per ribaltare i ruoli e fargli capire che ha torto e che lui ha ragione mossi da un profondo egoismo e dall’obiettivo unico di ottenere un vantaggio personale. Spesso il genitore piange, non è quello che voleva, non è la vita che si immaginava e il figlio non prova nessun senso di colpa perché non si vuole minimamente mettere in discussione.

Sono ragazzi che quindi dicono bugie, che usano le situazioni a loro favore, che manipolano e strumentalizzano tutto ciò che possono e colpevolizzano sempre il genitore di essere la causa di ogni suo problema.

Sono impulsivi spesso tentano di costringere il genitore a comportarsi come decidono loro, non gli permettendogli di parlare e ribattere.

COSA DEVE FARE UN GENITORE?

Il genitore deve cercare di non farsi sopraffare ma neanche di dare inizio ad un escalation di violenza. Deve togliersi da quella situazione spiacevole e cercare di far arrivare al figlio il messaggio che è disposto a parlare con lui sono in altre condizioni psico-fisiche facendogli arrivare il dissenso.

Anche se avete paura delle sue reazioni o dei suoi comportamenti, che vi possa far del male e perdere il controllo, cercate di non far vedere che avere timore e comunque l’ansia per le sue reazioni perché gli rinforzerete il suo ruolo. Deve capire che i suoi atteggiamenti non sortiscono effetto, anche se obiettivamente non è per niente facile in tante situazioni in cui i figli perdono il lume della ragione.

A questi ragazzi è inutile dirgli cosa devono fare o non fare perché per la vena oppositiva, appunto, faranno il contrario di ciò che gli si dice e quindi le vostre parole risulteranno vane.

Probabilmente si rivolgeranno a voi solo quando avranno un problema serio o comunque reale necessità. In quei momenti sono più disponibili a farvi entrare perché appunto la richiesta di aiuto è partita da loro e hanno bisogno di voi. Non approcciate quindi con il fatidico “te l’avevo detto”, innalzerete immediatamente i toni e lui si chiuderebbe istantaneamente. Evitate le critiche e la paternale sulla negatività e pesantezza dei suoi comportamenti. Tradotto, bisognerebbe cercare di fargli usare le parole, se siete troppo diretti ed incisivi si chiuderanno e non favorite il dialogo.

Ovviamente sarebbe importante farsi seguire da uno specialista per capire la gravità della situazione soprattutto per gli esiti futuri.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore di AdoleScienza.it