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Genitori alle prese con la maturità dei figli. Come comportarsi per gestire le loro paure?


L’esame di maturità è una tappa importante per i ragazzi, viene investita spesso di ansie e paure, non tanto per l’esame in sé, ma per tutto quello che rappresenta a livello simbolico, un momento di passaggio cruciale che si carica emotivamente di tanti significati: crescere, essere catapultati nel “mondo dei grandi”, scegliere finalmente la propria strada, sentirsi però ancora immaturi davanti a queste decisioni.


L’esame quindi diventa uno scoglio enorme da superare, racchiude tutte le paure legate alla fine di un percorso di studi durato tantissimi anni e l’apertura di un ciclo che li rende obbligatoriamente più grandi. Paura di non farcela, di non essere in grado di affrontare quello che c’è dopo l’esame, di aver fatto la scelta sbagliata, di deludere se stessi e i genitori.


Per questa ragione adolescenti sotto esame, significa famiglie sotto esame. Ragazzi che regrediscono davanti all’esame di maturità, piccoli adulti fino al giorno prima che tornano bambini davanti alla paura di affrontarsi e di fare i conti con se stessi. Genitori chiamati in causa nell’aiutarli e nel sostenerli da un punto di vista psicologico. Ci vuole tanta pazienza per gestire le crisi dei figli, soprattutto i giorni prima dell’esame. A volte non si sa veramente come comportarsi, se si parla in un modo si sbaglia, se non si parla, si sta troppo zitti e se si parla, si dicono troppe parole. Sono in tilt, sono in ansia, sono preoccupati e proprio in questi momenti bisogna mantenere la calma e avere tanta pazienza. Quando sono in agitazione interna e non sanno neanche loro di cosa hanno bisogno, diventa normale che scarichino fuori le loro incertezze e ansie e le proiettino tutte nell’ambiente familiare e sui genitori. Fateli sfogare, abbiate pazienza, hanno bisogno anche di questo, di sapere che i genitori ci sono e che li accettano anche con le loro ansie e altalene dell’umore. Questo li calma e li tranquillizza molto, anche perché tante volte non vogliono risposte, vogliono solo sfogarsi e tirare fuori ciò che hanno dentro senza le soluzioni immediate tipiche del genitore. L’ascolto è l’elemento fondamentale in questi casi e l’arma più efficace, hanno bisogno di qualcuno che comprenda e contenga le loro ansie senza dargli una risposta per tutto.

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La paura è normale ed è giusto che ci sia, è un’emozione importante che li aiuta a rendersi conto di ciò che stanno facendo. Una paura contestualizzata a ciò che stanno vivendo, che denota l’importanza del momento, aiuta ad attivare il sistema di allerta e permette di rimanere maggiormente concentrati e focalizzati sull’obiettivo per tirare fuori il massimo dell’energia e poter ottenere i risultati migliori.

Se la paura prende il sopravvento diventa allarme e quando la mente e il corpo vanno in allarme vanno in tilt e rischiano i blocchi, le amnesie e il panico. Per questo un genitore deve aiutare il figlio a stare calmo e a non farsi invadere dai dubbi e dalle paure che rischiano solo di inficiare la sua prova. Il genitore deve essere uno scarico, non un carico e quindi non deve far vedere al figlio quando è preoccupato, le sue paure, o pressarlo per lo studio, per il voto, per l’esito e per ciò che sarà.

AIUTARE I FIGLI NELLA PREPARAZIONE ALLA MATURITÀ IN 7 SEMPLICI MOSSE

1. GLI OSTACOLI MENTALI SONO IL PEGGIOR NEMICO. Per molti ragazzi la maturità appare come un ostacolo insormontabile perché si ha paura di cosa possa succedere qualora non si riesca a superarlo ancor prima di averci provato. Si teme che ci si dimentichi tutto ciò che si è studiato, che non si riesca a rispondere alle domande o a superare le prove scritte. La risposta che deve dare un genitore è supportiva, i figli hanno bisogno di sapere che ce la possono fare, hanno paura di non riuscirci e hanno bisogno di sostegno morale e di incoraggiamento, non di ulteriori preoccupazioni o paure. Bisogna dirgli che gli ostacoli spaventano se si vedono come ostacoli e se non si provano a superare; non si devono sprecare energie a dire che non si riuscirà a superare l’ostacolo, bisogna utilizzarle per saltarlo e per andare oltre. Bisogna quindi recuperare tutte le forze e indirizzarle verso l’unico obiettivo del superare l’esame.

2. RIPRENDERE L’OBIETTIVITÀ SENZA FARSI ACCECARE DALLE PAURE. Se sono arrivati fino a lì, significa che hanno superato prove ben più faticose e dure. Quanti compiti in classe e interrogazioni sono stati fatti fin lì? Bene, allora si deve far leva sulla consapevolezza di avere gli strumenti per superare anche queste prove che riguardano ciò che è stato già fatto durante l’anno. Ciò che è davvero importante è giocare un ruolo sempre attivo senza subire mai la situazione, non farsi schiacciare dall’esame, da ciò che si deve fare o che non si è fatto, ma prendere la situazione in mano e affrontarla, è l’unico modo per uscirne vincenti. Si devono mettere da parte sensi di colpa e rimorsi per quello che non si è fatto per evitare di farsi condizionare da fattori esterni, altrimenti il cervello si sovraccaricherà di problemi inutili e sarà meno efficace e più lento nell’apprendimento.

3. NON C’È TEMPO PER DARE SPAZIO ALLA STANCHEZZA E ALLA FATICA. È normale sentirsi affaticati, la paura e le preoccupazioni creano un carico maggiore e affaticano il corpo e la mente, dando una sensazione di “non farcela”, di “mollare” e di maggior fatica e stress. Quando è così, non deve vincere lo stress perché porterebbe solo ad avere reazioni che non si dovrebbero avere, a non dormire e a non mangiare rischiando di togliere ulteriori forze che invece, in questo momento, sono indispensabili. Si deve riprendere la ragione e mettersi l’obiettivo davanti, manca poco e quindi si è perfettamente in grado di arrivare al momento dell’esame concentrati, ci sarà tutta l’estate per staccare e riposarsi dopo le fatiche. Manca poco, forza e coraggio!

4. NO AL PESSIMISMO. Se si parte sconfitti in partenza, si incrementano le probabilità che le cose vadano male. In un certo senso ci si appesantisce da soli! Ripetersi frasi negative e pessimiste del tipo “Non ce la farò mai”, “Farò sicuramente scena muta” e immaginare disastri imminenti e figuracce epocali durante l’esame, non fanno altro che generare uno stato inutile di allarme che alimenterà lo stress e non permetterà di essere realmente concentrati sullo studio e durante le singole prove. Per non amplificare lo stato di ansia, si deve quindi mettere un freno e possibilmente uno stop a questi pensieri controproducenti e trasformarli in pensieri più positivi, guardando con obiettività a ciò che si sta affrontando e dando il giusto peso all’esame. Si deve evitare di farsi travolgere dall’idea di non riuscire a ripassare tutto o che si prenderà un voto basso o comunque non il voto desiderato. La fatidica frase “non ce la faccio!” deve essere sostituita con “ce la posso fare!”. La nostra testa ha bisogno di sapere che ne uscirà vincente. Ci si deve ricordare una cosa fondamentale: sbagliare non significa essere delle persone sbagliate e il voto non è un giudizio sulla persona ma sulla performance.

5. ORGANIZZARE IL TEMPO RIMASTO CON INTELLIGENZA. Organizzare con intelligenza significa riconoscere i propri limiti e le proprie difficoltà e non lasciarsi all’ultimo, quando si è più stanchi e affaticati, le materie più pesanti e complesse perché risulteranno ancora più difficili, rischiando di genere un maggiore tasso di stress psico-fisico. Si deve dare spazio a strategie e trucchetti per studiare al meglio. Il genitore può aiutare un figlio in questa organizzazione senza pressarlo e senza soprattutto imporgli il suo metodo di studio. In questa fase, a volte, i figli perdono un attimo la bussola, il genitore deve aiutarli a riprendere l’orientamento, con obiettivi realistici e magari una scaletta che segua uno schema logico. Loro tendono a porsi degli obiettivi che poi non sono in grado di mantenere creandogli ancora più ansia e stress. Vorrebbero fare più di quello che possono fare perché non fanno i conti con la stanchezza e con la testa che quando è affaticata è più lenta.

6. EVITATE DI IMPORRE IL VOSTRO METODO E DI FARLI SENTIRE IN COLPA. Perché sia un aiuto efficace, il genitore si deve settare sul figlio e sulle sue esigenze, rispettando i suoi tempi e i suoi spazi, evitando i dissensi se non studia quando e quanto dovrebbe secondo il metodo dei genitori, risparmiandosi frasi infelici che generano solo più ansia del tipo “stai studiando?”, “guarda che manca poco!”, “se non ti metti sotto non ce la fai!”. Lo sanno perfettamente che manca poco, non si possono dimenticare che devono affrontare un esame di maturità per cui non scaricate le vostre ansie su di loro, ma rispettate la loro organizzazione, i loro spazi e aiutateli quando ve lo chiedono, anche se non condividete come lo fanno. Evitate anche paragoni con gli altri amici o vicini di casa, facendo leva su quanto stiano studiando rispetto a loro o sul fatto che non escano e stiano chiusi in casa. Ognuno ha i suoi tempi e i suoi spazi e un genitore deve concentrarsi solo su quelli di suo figlio. Per smorzare la tensione concedetevi anche il tempo di qualche battutina e di scherzare insieme. Hanno bisogno di un po’ di scarico ogni tanto e se è il genitore che gli dà il via, non si sentiranno in colpa. Rispettate anche le pause tra una materia e l’altra, servono per ricaricare le pile. Eccedere significa non apprendere.

7. NON DIMENTICARE DI CURARE LE ESIGENZE DEL CORPO. I genitori si devono anche assicurare che mangino a sufficienza e che dormano un tot di ore a notte, altrimenti rischiano un crollo non solo fisico ma anche emotivo. Si deve assolutamente evitare l’abuso di bevande contenenti caffeina, come gli energy drink, perché sono sostanze eccitanti che possono rendere ancora più nervosi e meno concentrati. Si ha sul momento la sensazione di essere più lucidi mentre poi si crea solo un maggior livello di stress al corpo che grava anche sulla mente. Sarebbe anche indicato riuscire a scaricare le tensioni accumulate attraverso un pochino di attività sportiva o comunque ricreativa.

Un genitore non deve essere né arbitro che giudice, né allenatore che instrada e dice cosa si deve fare. Un genitore durante l’esame di maturità del figlio, si deve ricordare di quando era ragazzo lui, dell’importanza di quel momento e deve stare al suo fianco, comprendendolo, sostenendolo e rinforzandolo e ricordandogli che deve dare il massimo. Questo sarà già sufficiente.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza