giustizia

Genitori giustizieri dei figli o genitori violenti?


Ormai quasi quotidianamente si leggono notizie di genitori che picchiano i professori, maestre, che rendono giustizia in qualche modo ai figli. Ci sono numerosi casi in cui si scoprono delle atrocità subite dai figli, degli episodi di cui sono vittime innocenti, da giudiziari a personali, dei comportamenti quasi poco umani di persone disturbate nei loro confronti, come nel caso degli abusi sessuali. Altre volte si rimane inermi davanti ai figli morti investiti da pirati della strada, da persone che al volante non hanno rispetto neanche di se stessi e uccidono chiunque trovano davanti. In questi casi non si tollera e non si gestisce il dolore per quello che si subito, si cerca una giustizia attraverso le istituzioni che troppe volte non arriva.

L’aspetto che fa scattare la molla nella testa del genitore è l’ingiustizia subita da un figlio piccolo, comunque minorenne, in quel momento incapace di difendersi da quella persona o in quella situazione. Le emozioni che suscitano questi eventi di vita possono diventare ingestibili, possono non essere più controllabili ed esplodere come un vulcano. L’impotenza davanti all’ingiustizia, il non essere riuscito a proteggere un figlio, generano una colpa interna di aver fallito come padre o come madre. L’aver affidato un figlio ad un insegnante o ad un parente o istruttore sportivo e trovarselo abusato, maltrattato, violentato o ucciso, può far perdere il lume della ragione.

Mi soffermo spesso a leggere sui social network i commenti delle persone alle notizie di cronaca che riportano episodi di questo tipo. In genere per la gente è normale farsi giustizia da soli, le parole che leggo sono cariche di rabbia e di frustrazione, “fatto bene”, “è il minimo che doveva fare”, “poteva fargli di peggio”, incorniciati in una schiera di parolacce e di insulti. Questa forma di violenza è legittimata e approvata dalla maggior parte delle persone. Ma in tutto questo ci fosse una persona che si domanda cosa pensano i figli delle reazioni dei genitori, come reagiscono emotivamente davanti a tutta violenza nelle loro menti “causata” da loro.

Ci sono però tanti genitori che sono mossi prettamente da motivazioni personali, non di tutela, sono spinti da una incapacità di contestualizzare le situazioni, da una valutazione soggettiva del danno subito. Sono spinti da frasi del tipo “come si è permessa”, sono quei genitori che reagiscono anche forse quando non dovrebbero. Il figlio viene sospeso e vanno a scuola con il piede di guerra a creare una situazione confusionaria e conflittuale. “ora glielo faccio vedere io chi sono”, sono genitori per cui la violenza è legittimata, che insita nei loro tratti caratteriali, che non analizzano la situazione e riflettono sulle conseguenze delle loro azioni, ma sono spinti dall’orgoglio o da un personalissimo concetto di giustizia. Ho visto genitori andare a mettere le mani addosso a minori perché esausti dei loro comportamenti nei confronti del figlio, ho visto genitori secondo i quali i figli non dovrebbero essere puniti che se la prendono con la scuola qualsiasi cosa succeda. Gli insegnanti non sono più liberi di prendere decisioni in termini disciplinari perché si trovano ondate di genitori arrabbiati dentro la scuola. Sicuramente nella scuola ci sono troppi docenti che non dovrebbero insegnare e delle oscenità, come fare sesso con gli alunni, e scorrettezze infinite, però è anche giusto sottolineare che gli insegnati oggi non hanno più margine di niente, i genitori vivono nelle scuole, controllano tutto e pretendono venga applicato il loro metro di giudizio. Sono genitori violenti che trovano un capro espiatorio su cui indirizzare la propria rabbia repressa, che non hanno un filtro e una via di mezzo, che insegnano al figlio che il mondo o è bianco o è nero, senza vie di mezzo, che le situazioni si risolvono con le urla, con le aggressioni fisiche e non con il confronto civile o per vie legali lecite.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

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