genitori che giustificano

Genitori iperprotettivi uguale bambini e adolescenti più vulnerabili. Come comportarsi?


Proteggere i propri figli è un comportamento naturale e istintivo per i genitori, che cercano di aiutarli ad affrontare le difficoltà che incontrano nel loro percorso di crescita. Sebbene l’intento sia quello di limitare sofferenze e delusioni, si rischia nel tempo, soprattutto se i comportamenti di iperprotezione vengono messi in atto in modo costante, di danneggiarli.


Se i genitori non concedono loro la giusta libertà e sono costantemente impegnati a proteggerli, i bambini non avranno la possibilità di esplorare il mondo, sperimentare, mettersi alla prova nell’affrontare gli ostacoli, conoscere e utilizzare le loro risorse. Tutte competenze fondamentali che favoriscono, negli adolescenti prima e negli adulti poi, la capacità di gestire le proprie emozioni e le proprie relazioni.


Genitori elicottero o genitori spazzaneve: quali conseguenze per i figli?

In inglese è stata coniata l’espressione “genitori elicottero” per indicare quei genitori che sono sempre vicini ai loro figli e li aiutano a superare ogni ostacolo che incontrano. Sono stati anche definiti “genitori spazzaneve”, ossia iperprotettivi, ansiosi, pronti a difendere sempre i figli e ad intervenire spianando loro la strada. 

L’iperprotettività porta il genitore ad essere sempre un passo avanti al figlio, a provvedere ai suoi bisogni senza dargli la possibilità di provare da solo, a fornire una soluzione senza permettergli di pensare liberamente, con il rischio di favorire nel tempo lo sviluppo di dipendenza, scarsa autonomia e fiducia in se stessi, incapacità a gestire adeguatamente i problemi e, in alcuni casi, ansia e disturbi depressivi (Stafford et al., 2015).

È giusto e naturale che i genitori aiutino i figli quando devono affrontare delle difficoltà, ma non devono sostituirsi a loro quando si tratta di risolvere piccoli problemi della vita quotidiana. Un bambino che non ha la possibilità di sbagliare, con maggiore probabilità svilupperà in adolescenza e poi in età adulta una serie di paure o insicurezze, poiché non ha imparato a conoscere e utilizzare le proprie risorse

Quando i bambini sperimentano delle difficoltà, può accadere che il genitore tenda ad intervenire, dare il loro aiuto anche quando non richiesto, sostituendosi a loro in quelle attività in cui fanno più fatica (ad esempio nei compiti), provando essi stessi ansia per le attività scolastiche e sociali dei figli. Tale atteggiamento, però, comunica a bambini e ragazzi il messaggio che non sono in grado di fare da soli, non sono capaci, non possono riuscire ad affrontare autonomamente gli eventuali ostacoli e superarli (Asbrand et al., 2017).

Ogni bambino e adolescente ha il diritto di sperimentare, sbagliare, provare tristezza. Il fallimento, l’errore e l’ostacolo non devono essere eliminati, in quanto rappresentano anch’essi momenti di vita indispensabili per la crescita. Che si tratti di un brutto voto, di compiti a casa, di delusioni o di un rimprovero ricevuto, i genitori non dovrebbero mai sostituirsi ai figli e reagire al loro posto, ma fornire gli strumenti per comprendere quanto accaduto e affrontare la situazione.

Cosa fare per trovare un giusto equilibrio?

1. Accettate il fatto che siano diversi da voi. È normale per i genitori fantasticare su come sarà il proprio figlio da grande o quali scelte possa compiere, ma per crescere sarà necessario per lui intraprendere la sua strada senza ricevere continuamente consigli e soluzioni dall’esterno. Nonostante l’impulso di controllo in alcuni momenti possa essere piuttosto elevato, sarà fondamentale permettergli di scegliere, scoprire i suoi gusti e le sue passioni.

2. Non difendeteli sempre.  Spesso i genitori tendono a trasformarsi in avvocati difensori dei figli, senza valutare le circostanze e contestualizzare l’accaduto, giustificando ogni azione e magari dando la colpa agli altri. Giustificarli sempre e comunque, però, non permette loro di comprendere se hanno sbagliato e potrebbe portarli a ripetere gli stessi errori in futuro. È importante cercare di comprendere sempre i vissuti dei figli per sostenerli e aiutarli poi ad individuare anche i propri limiti, permettendo loro di crescere e acquisire consapevolezza di sé.

3. Non sostituitevi a loro. Non significa che i bambini vanno lasciati a se stessi, ma la cosa migliore è fornire un aiuto quando è necessario o viene direttamente richiesto, senza fare le cose al posto loro. Se, ad esempio, hanno delle difficoltà con i compiti, non fornite le risposte e non fateli voi per loro, ma rivedete insieme ciò che hanno fatto e su cui hanno dei dubbi, in modo da riflettere sugli eventuali errori commessi. O ancora, quando il bambino ha delle paure non date delle soluzioni immediate, ma aiutatelo ad affrontare ciò che lo spaventa, riconoscendo le sue emozioni e le sue capacità di far fronte alla situazione.

4. Evitate l’eccesso di controllo. La paura che possano farsi male o che possano incontrare una delusione, può far scivolare nella trappola di monitorare continuamente ogni passo che i bambini compiono. Impedire loro di cadere, arrabbiarsi o essere tristi non è però positivo, in quanto di fronte ai primi ostacoli non sapranno come reagire o superare il fallimento. Quando hanno delle difficoltà non mettetevi al loro posto, lasciate che si mettano alla prova, cerchino una loro soluzione e facciano anche degli errori. Potranno sempre contare sul vostro aiuto e sulla vostra presenza per comprendere quanto accaduto e trovare strategie alternative se necessario. È importante favorire la loro autonomia e lasciarli liberi di sperimentare, senza attutire tutti i colpi al loro posto.

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Asbrand J.,Hudson J., Schmitz J., Tuschen-Caffier B. (2017). Maternal parenting and child behavior: An obeservational study of childhood social anxiety disorder. Cognitive Therapy and Research, doi: 10.1007/s10608-016-9828-3

Nardone G. (2017). Genitori iperprotettivi: troppo aiuto = danno. Psicologia Contemporanea, 260: 56-57.

Stafford M., Kuh D. L., Gale C. R., Mishra G., Richards M. (2015). Parent-child relationship and offspring’s positive mental wellbeing from adolescence to early older age. Journal of Positive Psychology, 11: 326-337.

 

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