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Genitori troppo protettivi. Quali conseguenze sui figli?


Molto spesso per i genitori risulta difficile accettare che il figlio stia crescendo e che di conseguenza viva autonomamente le prime esperienze fuori casa, sperimenti sé stesso e non confidi più al genitore tutto ciò che accade nella sua vita, lasciandolo spesso e volentieri, in varie occasioni, l’ultimo ad essere informato sulle cose. Spesso capita di sentirsi tagliati fuori dal figlio. Fino a poco tempo prima il pargolo metteva il genitore al centro dell’attenzione, lo riempiva di regali, di baci, di belle parole e ora gli amici, gli amori, gli youtubers o le fashion blogger, le chat con gli amici, la musica, prendono il sopravvento.

È indubbio che la normalità sia quella di voler proteggere e tutelare sempre i propri figli, soprattutto di fronte ai pericoli e ai fallimenti, ma spesso si rischia di essere troppo protettivi. Questo atteggiamento può ostacolare il processo di crescita del figlio, il quale, soprattutto durante l’adolescenza, farà di tutto per cercare di ottenere un suo spazio e la sua libertà decisionale reagendo anche con comportamenti aggressivi, con la messa in discussione dei modelli e delle modalità educative genitoriali, rischiando di creare un clima familiare conflittuale.

L’iperprotettività porta il genitore ad essere sempre un passo avanti al figlio, a provvedere ai suoi bisogni, senza dargli la possibilità di provarci da solo, a dargli una soluzione rapida e pronta, senza fargli attivare il cervello e pensare in autonomia, con il rischio di favorire una forte dipendenza, una scarsa autonomia, fiducia in se stessi e una incapacità di saper gestire i problemi della vita.

5 consigli per non essere genitori soffocanti e troppo protettivi

1.      EVITARE L’IPERCONTROLLO. Le situazioni di pericolo e di rischio in cui può trovarsi un ragazzo sono molteplici. Nell’era digitale anche il mondo tecnologico presenta numerosissime minacce, ma tenere i figli sotto una campana di vetro non è di certo la giusta soluzione. Il genitore deve assumere un ruolo di guida e non sostituirsi mai a lui, ma fornire al giovane inesperto tutte le indicazioni per poter affrontare in autonomia gli ostacoli che si presenteranno nel corso della sua vita. Di conseguenza, la separazione dalle figure genitoriali è un processo fondamentale per far sì che l’adolescente riesca ad individuarsi come adulto. In questo processo è necessario che il genitore comprenda che bisogna in tutti i modi favorirgli l’autonomia, lasciargli prendere le decisioni da solo, monitorandolo, SENZA CONTROLLARLO IN MANIERA SOFFOCANTE, poiché questo alimenterebbe soltanto vissuti di insicurezza e non gli permetterebbe di imparare a mettersi alla prova e a saper tollerare la frustrazione legata al fallimento.

2.      NON FARE I COMPITI AL POSTO SUO. Occuparsi in prima persona dello svolgimento dei compiti, risolvendo voi stessi i problemi di matematica o rispondendo alle domande che per lui sono inizialmente più complesse, anticipandolo, vorrebbe dire non permettergli di poter comprendere le sue modalità di apprendimento, ragionamento e le sue capacità di organizzazione. Fare i compiti a casa vuol dire verificare la comprensione delle materie spiegate a scuola, apprendere le nuove argomentazioni, confrontarsi con i propri limiti e le proprie capacità e soprattutto è un’occasione per valutare sé stessi in termini di efficacia personale. Inoltre non riuscire a svolgere un esercizio o non aver compreso un argomento può essere l’occasione per imparare a confrontarsi con i compagni di classe, a chiedere aiuto nei momenti di difficoltà permettendo così anche di investire sulle relazioni esterne.

3.      NON DIFENDERLO SEMPRE.  Sono molti i genitori che tendono ad essere gli avvocati difensori dei figli senza mai valutare le circostanze e contestualizzare l’accaduto o dei giustificatori patologici per cui la maggior parte delle azioni del figlio vengono giustificate, dando in tanti casi la colpa agli altri. Ma giustificare sempre e comunque il figlio è un errore al quanto diseducativo, così facendo infatti non capirà molto facilmente se ha sbagliato e soprattutto sarà probabile che ripeta sempre lo stesso errore. Un genitore deve agire con buon senso, deve cercare di concentrarsi sui vissuti del figlio per comprendere quale disagio stia provando supportandolo emotivamente ma al tempo stesso aiutarlo anche ad individuare i propri limiti, permettendogli così di crescere e acquisire consapevolezza di sé.

4.      LASCIATELO NEL SUO DISORDINE così che possa imparare a trovare il suo ordine. Lasciate che sia lui a gestire i suoi spazi, voi limitatevi a dare le indicazioni e le regole da seguire, ma non sostituitevi a lui sistemando la camera, rincorrendolo con i vestiti che lascia sparsi per casa, le scarpe ovunque o ricordandogli costantemente i suoi impegni, tipo agenda vocale. LA CAMERETTA È UN SUO SPAZIO, rappresenta il suo microcosmo e durante l’adolescenza il disordine rappresenta il caos interiore che vivono nel crescere così come le modalità con cui gestisce i suoi impegni sono importanti per comprendere come funziona e come è meglio per lui organizzare le varie attività, lasciatelo sperimentare ora così che da adulto abbia ben chiaro chi è e cosa è meglio per lui.

5.      INCORAGGIARLO AD ESSERE INDIPENDENTE. I ragazzi devo poter percepire la sensazione di sentirsi liberi di esprimersi, adeguati a prendere decisioni e percepirsi sicuri di poter affrontare anche eventi complessi. Il genitore in questo ha un’arma a suo vantaggio, l’esperienza, elemento fondamentale per potergli fornire le indicazioni per impedirgli di cadere, quali passi potrebbe fare per evitare di sbagliare ma prima fra tutti la capacità di poter accettare l’idea che il figlio possa fallire ma avere al tempo stesso la forza di potersi risollevare, sempre con voi accanto a sostenerlo. Essere indipendenti vuol dire essere sicuri di sé stessi, conoscere le proprie risorse ed i propri limiti e sapersi relazionare adeguatamente con gli altri senza subirne alcun giudizio.

 

Il compito dei genitori è quello di essere pronti a restare un passo indietro e guardare il figlio tentare, provare, sbagliare e riprovare, così che possa imparare anche che le soddisfazioni più grandi non si ottengono presto e subito ma con fatica, impegno e sacrificio e soprattutto permettergli di apprendere la capacità di saper gestire, anche emotivamente, qualsiasi rischio.

Redazione AdoleScienza.it

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