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Genitori verso figli adolescenti. A volte lo scontro è utile per crescere


Genitori e figli, due mondi a volte opposti, altre in contrasto, che tendenzialmente hanno priorità e punti di vista differenti e finiscono il più delle volte per entrare in conflitto.

I figli crescono e non sono più docili come una volta, assumendo una posizione di critica e di contestazione nei confronti delle regole e dei genitori, i quali spesso non riescono ad accettare questo, si sentono in alcuni momenti spodestanti del loro ruolo e possono sperimentare difficoltà nel comprendere le nuove sfide lanciate dai figli.

Il conflitto viene spesso definito in termini negativi. I genitori vorrebbero che i figli arrivassero ad obbedire, senza troppa fatica e senza stare ogni volta a discutere.

In realtà, se non si superano certi limiti, rientra tutto nella norma: la ribellione fa parte del percorso di crescita dei figli e solitamente non si riferisce al rapporto specifico con mamma e papà, di cui i ragazzi hanno ancora bisogno, ma alla necessità di prendere le distanze e di avere maggiore autonomia.

“I ragazzi che riescono a usare i genitori per crescere vivono in un ambiente sano dove possono presentare il loro punto di vista, giustamente in antitesi con quello degli adulti. Non è importante chi prevale sull’altro, ma che ci sia lo spazio per entrambe le posizioni tanto da creare una distanza e un confronto, perché senza distanza non esiste confronto. Per confrontarsi, due persone devono vedersi diverse, riconoscendo più le differenze che le similitudini e creando lo spazio per un conflitto. […] L’alternativa è la compiacenza, in cui genitori e figli sacrificano parte della loro autenticità in preda più alla paura di separarsi che alla curiosità di conoscersi. […] La nostra curiosità nei loro confronti e la capacità di meravigliarci sono indici positivi di una relazione che sta funzionando; al contrario, il bisogno di controllo e l’ansia di separazione da loro sono indici di una fragilità che ci riguarda e che per primi dovremmo accettare”. Tratto dal libro Cyberbullismo. Come aiutare le vittime e i persecutori, di Federico Tonioni.

Non bisogna di base demonizzare il conflitto con i figli, per paura che possano allontanarsi o che prendano il sopravvento, ma comprendere che si tratti di un aspetto fisiologico legato alla loro crescita e che, se risolto in maniera positiva, può addirittura favorire un miglioramento della relazione.

Quando il conflitto può essere considerato positivo?

– Si riesce ad essere un esempio positivo per i figli, mostrando nelle discussioni educazione e rispetto.

– Non si verifica la situazione in cui c’è un vincitore e un vinto.

– Si è rispettosi della posizione dell’altro, anche se non si condivide.

– Non si arriva alle urla, alle minacce e ai ricatti, ma si cerca di comprendere i motivi che hanno portato ad un certo comportamento.

– Si comunica senza assumere un atteggiamento che va a colpevolizzare, svalutare, attaccare l’altro.

– Le critiche sono costruttive e non sono rivolte alla persona ma al suo comportamento specifico che si mette in discussione.

– Si mantiene il controllo e non si lascia spazio all’emotività distruttiva.

– Si riesce ad avvicinarsi all’altro per arrivare a un compromesso e ad una soluzione che sia accettabile per tutti.


L’aspetto importante, dunque, non è l’assenza del conflitto, ma è il modo in cui si esprime e il fatto che non si superino i limiti.

Le discussioni costruttive CONSENTONO AI GENITORI DI PRENDERE COSCIENZA DEL FATTO CHE IL FIGLIO STIA CRESCENDO, che inizi a pensare autonomamente e che sia alla ricerca di una propria identità.

Inoltre, il conflitto positivo PERMETTE DI INSEGNARE AI FIGLI CHE INCOMPRENSIONI ED EMOZIONI NEGATIVE ESISTONO, che ci sono punti di vista differenti, che si possono esternare per giungere a una conciliazione, senza necessariamente arrivare a comportamenti distruttivi.

Infine, una corretta gestione delle incomprensioni FAVORISCE NEI FIGLI COMPETENZE RELAZIONALI, DI RISOLUZIONE DEI PROBLEMI E DI RISPETTO DELL’ALTRO, che metteranno poi in atto nelle relazioni al di fuori della famiglia.

Redazione AdoleScienza.it