shutterstock_123266287

Genitori violenti. I figli non sono un oggetto su cui scaricare le proprie frustrazioni


Non esiste condotta sbagliata di un figlio che possa giustificare punizioni corporali e torture, non solo fisiche, anche psicologiche, inflitte da un padre, da una madre, da un nonno/a o da una tata. Non c’è peggior tradimento di quello di un genitore, di chi ti dovrebbe amare e, invece, è causa del tuo male. Sono innumerevoli i bambini vittime di violenze psicologiche, fisiche e sessuali da parte dei genitori. Nei mesi scorsi una terribile escalation di neonati uccisi dai genitori ha ricoperto le pagine dei giornali, scatenando l’indignazione del popolo dei social network. Come se ci si potesse stancare di un figlio, come se fosse un bambolotto che possa essere scartato, malmenato o ucciso qualora non obbedisca come un robottino e non risponda alle esigenze dei genitori. Queste persone non si rendono conto che un figlio è un investimento e una responsabilità che dura una vita, che non lo ha chiesto lui di nasce e che è suo dovere prendersene cura. Non si fanno i figli perché si devono fare, si mettono al mondo quando si ha la consapevolezza di capire l’importanza del generare una vita che ha bisogno di tutto il supporto e sostegno per crescere bene. Non è genitore chi mette al mondo un figlio, è genitore chi si comporta da genitore. È come se assistessimo al dilagare di troppe problematiche psicologiche e psicopatologiche che gravano troppo spesso sui minori, costretti a pagare un conto che non hanno mai chiesto.

Ancora violenze gratuite: un figlio torturato e una uccisa

Solo oggi leggiamo un ennesimo caso di cronaca riguardante un bambino di 5 anni trovato con undici bruciature sul corpo e con ventisei ecchimosi dovute ad altre violenze. La madre, per ben undici volte, gli ha appoggiato il ferro da stiro sul corpicino e gli ha inflitto altrettante bruciature, perché, da quanto emerge dalle prime ricostruzioni, giocando, era tornato a casa con uno strappo nei pantaloni. Sono bruciature, quelle inferte dalla madre sul corpo del figlio, che bruceranno ancora per tanti anni nella psiche del bambino, che adesso è stato allontanato, vive in una comunità e ne stanno valutando l’adottabilità.
Sempre oggi, un padre ha ucciso la figlia di 16 mesi lanciandola dal balcone del secondo piano. Sembra che tra il marito e la moglie ci fossero dei problemi e che si stessero separando. In caso, sarebbe l’ennesima vittima usata per far del male all’altro genitore, strumentalizzata per non “darla vinta” all’altro, uccisa per un pensiero distorto che recita: “non la vivo io, non lo fai neanche tu!”. In queste azioni violente, i figli non esistono, esistono solo le proprie esigenze e i propri problemi. Per il bene del proprio figlio, un genitore, deve anche capire quando deve fare un passo indietro, e quando lo deve fare in avanti, ma non può usarlo, strumentalizzarlo e annientarlo, fino ad ucciderlo.

Non si educa con le punizioni corporali

Ci sono genitori che credono di agire nel giusto facendo del male ai figli e che sostengono che possono tranquillamente andare avanti così come hanno fatto loro. Ci sono genitori che pensano di educare con la paura e con le minacce, senza comprendere il dolore che generano e i segni che lasciano. È vero che si può andare avanti lo stesso, ma a che prezzo, ce lo siamo mai domandati? Ci sono genitori che credono che i figli siano oggetti di loro proprietà di cui possono fare ciò che vogliono, anche scaricare il proprio dolore non elaborato e i propri stati emotivi.
Essere genitori efficaci significa essere genitori competenti, che insegnano le proprie competenze, non essere genitori potenti che fanno vedere chi è più forte con la forza fisica.
Per essere un riferimento bisogna che il figlio riconosca il ruolo genitoriale, non che abbia paura di lui. La paura non porterà un figlio ad obbedire sempre, porterà in adolescenza alla remissione o al contrario, all’opposizione, al subire o all’attaccare l’altro semplicemente per la paura di essere attaccati. Un figlio che ha paura del genitore si nasconderà e gli nasconderà ciò che fa e che ha fatto, mentre un figlio che sa di poter contare su un genitore competente cercherà un confronto senza paura.

Come sono cambiati i metodi punitivi moderni?

Oggi abbiamo strumenti diversi, la ricerca è andata molto avanti, abbiamo la possibilità di comprendere gli esiti a breve e a lungo termine di determinate condotte, perché non voler applicare ciò che abbiamo a disposizione? In passato erano molto più frequenti le punizioni corporali, anche a scuola, ma gli studi sistematici su bambini, adolescenti e adulti hanno in un certo senso inciso sull’utilizzo di condotte punitive in età moderna. Attenzione, non si deve scadere neanche nell’eccessivo permissivismo e nella collusione totale con loro perché neanche quello significa volere il loro bene.

METTERE LE REGOLE NON SIGNIGNIFICA ESSERE GENITORI SEVERI

Mettere le regole ai figli, NON significa essere genitori severi, significa essere educatori, coloro che insegnano. I no motivati, contestualizzati, non fini a se stessi, aiutano a crescere e a sviluppare un senso del limite, un confine che oggi troppi minori non hanno. La coerenza è l’arma più efficace che un genitore possa avere. Ai figli serve una guida stabile, non un’altalena, serve chi sa dire di sì e di no, chi sa ascoltare e soprattutto vedere ed intervenire quando serve. Fargli fare esperienze significa insegnargli a vivere, fargli imparare come funziona la vita e dargli la certezza che voi genitori, siete lì, pronti ad intervenire.

Ciò che reca un danno non è un evento occasionale, è la ripetitività del gesto e l’intenzionalità.

Ci vogliono anni di lavoro psicoterapeutico per elaborare ciò che si è vissuto, per riprendersi la vita e ripristinare un equilibrio per arrivare ad un ben-essere. È vero che ci adattiamo a tutto, anche alle condizioni più estreme e stressanti, ma non dobbiamo dimenticarci che tutto questo ha un costo molto alto per il nostro organismo e che prima o poi ci servirà il conto. Il fatto che finora ce l’abbiamo in qualche modo fatta, non significa che ce la faremo sempre. Facciamo troppo leva sul passato puntando poco sul futuro e ci accontentiamo, come se il nostro benessere non dipendesse da noi. Ho seguito centinaia di adolescenti e giovani adulti maltrattati e anche numerosi adulti che hanno ricondotto tanti problemi del presente al passato e all’infanzia. Non trascuriamo gli esiti di specifiche condotte e non facciamoci ingannare dalle apparenze e dalla mente che, tante volte, mente.

di Maura Manca

Tratto integralmente dall’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/07/15/genitori-violenti-i-figli-non-sono-un-oggetto-su-cui-scaricare-le-proprie-frustrazioni/