violenza figli vs genitori

Genitori vittime di figli violenti. Quando il bersaglio sono i genitori


Tra le varie espressioni con cui si possono manifestare i comportamenti violenti rivolti contro le persone in adolescenza, una forma piuttosto grave e nascosta, è quella intra-familiare. Questa forma di violenza si esprime all’interno delle mura domestiche ed è caratterizzata dal maltrattamento dei propri familiari, in genere i genitori, fino ai casi più gravi di vere e proprie aggressioni con intento omicida (Manca e Mascia, 2006).

Le forme più frequenti con cui si manifesta questo tipo di violenza sono quelle relative all’aggressione fisica e verbale incontrollata nei confronti del genitore. In genere, il bersaglio è un unico genitore, quello più debole, spesso la madre, che non sa come reagire e difendersi.

Capita che il genitore bersaglio venga sommerso di insulti di ogni tipo e di ogni genere, magari minacciato di un aggressione fisica diretta verso di lui o indiretta, in cui il figlio si fa del male o tenta di togliersi la vita per colpa sua (in maniera totalmente strumentale), in modo tale che si senta in colpa.

Durante queste crisi, infatti, i ragazzi rischiano anche di farsi male perché, se non sfogano sul genitore, danno pugni a tutto quello che capita o a se stessi, creandosi anche importanti ferite e contusioni.

Perché se ne parla poco?

Non è semplice trovare riscontri degli avvenimenti intra-familiari nella cronaca, in quanto, nella maggior parte dei casi, i familiari non denunciano l’accaduto, poiché, trattandosi di minori, vogliono  evitare ai propri figli di avere a che fare con la giustizia e, con enormi sensi di colpa per non averli saputi educare, lasciano correre gli episodi violenti. A volte sfociano in drammi e tragedie, come capita di leggere nei giornali, altre vanno in remissione o generano condizioni di grave burn-out familiare.

Negli anni dell’adolescenza può capitare che il ragazzo attraversi una profonda crisi o si slatentizzino (emergano in superficie) aspetti appunto latenti che prendono forma, materializzandosi in crisi di violenza piuttosto acute. Nel primo caso, il ragazzo arriva a rompere l’arredamento di casa, talvolta senza alcun segno premonitore, altre volte dopo una disputa con i genitori o una lite. Tendenzialmente l’adolescente in preda a queste crisi distrugge il mobilio o i suppellettili della propria camera, altre volte se la prende con quelli della famiglia o si rinchiude in una stanza e la mette a soqquadro. A volte se la prende con i luoghi della casa comuni, quando la sua rabbia raggiunge gli estremi e deve fare un gesto dimostrativo, fino ai casi più gravi dove ci sono le vere e proprie aggressioni nei confronti dei genitori.

Il genitore a confronto con il figlio

In questi casi i genitori spesso si rivolgono agli specialisti impauriti perché non sanno come intervenire, come fermare il figlio, temono per la propria incolumità e quella degli altri figli.

Capita tante volte che non intervengano per paura di peggiorare la situazione, per evitare di far arrabbiare maggiormente il figlio che, in quel momento, è totalmente fuori controllo. A volte quando si hanno queste crisi, i figli, non hanno il controllo di ciò che fanno e la loro reazione non è mai proporzionata all’evento scatenante. Anche questo aspetto sconcerta i genitori che non sanno più come gestire la situazione e sperimentano varie tecniche fai da te, dalla punizione autoritaria, alla minaccia, alla indifferenza per non dargliela vinta.

Mi domandano molto spesso se rivolgersi alle autorità, se chiamare le Forze dell’Ordine, se chiamare un’ambulanza, cosa fare perchè la paura cresce giorno dopo giorno insieme all’ingestibilità della situazione.

Un altro aspetto importante è dovuto al fatto che il figlio, dopo aver aggredito il genitore, non si sente in colpa perché pensa, ed è assolutamente convinto, di aver ragione. Durante l’aggressione, infatti, il figlio vuole spesso la ragione e che il genitore gli chieda scusa o ammetta i propri errori.

È difficile reperire informazioni su questi episodi: la famiglia tende a proteggere il figlio minorenne e ad evitare di mettere in cattiva luce lui e la famiglia stessa. Insomma, i panni sporchi si lavano erroneamente a casa propria perché, con l’aiuto di uno specialista, da questa situazione si può uscire!

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta 

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

Riferimenti Bibliografici

Manca M., Mascia I. (a cura di) (2006). Devianza e criminalità in adolescenza. Experta, Forlì.