le mani dalla nostra adolescenza

Giù le mani dalla nostra adolescenza


Siamo i tanto temuti adolescenti, quelli che fino al giorno prima erano bambini e che improvvisamente si svegliano che sono diventati grandi. Quello che molti genitori e insegnanti non capiscono di noi è, che ci dà fastidio essere chiamati bambini, perché ora non lo siamo più. A volte non è chiaro neanche a noi, ma è sicuro che ci rompe quando ci dicono quello che dobbiamo fare.

Ad un certo momento iniziamo a sentire una spinta dentro che ci porta a fare delle cose che prima non avremmo mai pensato di fare, cerchiamo di nascondere chi siamo diventati ai nostri genitori, che tanto non sono in grado di capire i nostri cambiamenti. Nello stesso momento, però, ci fa paura essere chiamati “grandi”, ci sembra una parola piena di responsabilità e di cose che non possiamo più fare. Grandi sono i nostri genitori che passano le giornate a lamentarsi, sembra che non gli vada mai bene niente e, quando un giorno sembra tutto ok, ecco che il giorno dopo non va più bene come ci comportiamo. Allora cerchiamo di nascondergli quello che facciamo, perché così non si accollano, perché tanto non dobbiamo fumare, non dobbiamo bere, non dobbiamo fare tardi, dobbiamo studiare, non dobbiamo rispondere male, insomma, il manuale di tutto quello che facciamo, ma che loro non sanno.

Però ci sono dei giorni in cui non ne abbiamo voglia di sentirci dire quello che dobbiamo fare, in cui vogliamo essere lasciati in pace, in cui viviamo come una critica tutto quello che ci elencano che non va di noi e, a volte, ci sembra che non siamo i figli che avrebbero voluto, con nostro enorme dispiacere perché, anche se non lo facciamo vedere, a noi ci importa e ci dispiace. E poi ce li troviamo attaccati al cellulare che cercano di fare gli investigatori informatici senza capire niente del nostro mondo digitale. Vorrebbero le password dei nostri profili e mettere il naso in tutto quello che facciamo, senza capire che, i profili, per noi, è come se fossero i nostri diari segreti che condividiamo con mezzo mondo, ma non con i “grandi”. Ma a loro non avrebbe dato fastidio se i genitori gli avessero ficcato il naso nelle cose segrete? Beh pensiamo proprio di si e quindi non capiamo perché debba essere lecito che loro vogliano controllarci tutto. Molte volte poi non capiamo il senso delle punizioni e magari ci costringono a non uscire o ci sequestrano lo smartphone, senza capire che un mese di gesso sarebbe decisamente meglio. Ormai senza WhatsApp, senza i social, siamo tagliati fuori, ma chi ci telefona o ci scrive gli sms a parte i genitori, lo psicologo e gli sfigati? Ma volete togliere la forza e la potenza di WhatsApp quando non abbiamo fatto i compiti e il compagno secchione ci fa la foto ai suoi e noi siamo diventati bravissimi in un attimo? Quando te ne freghi della grammatica italiana e scrivi in geroglifico o parli con le faccine e non hai paura di aver scritto male perché tanto c’è sempre chi scrive peggio di te? Però che rosicata quando guardiamo i profili degli altri che magari hanno più like o sono più popolari o quando ci taggano in foto assurde di cui non conosciamo neanche l’esistenza. E poi quando litighiamo basta bloccare il profilo dell’altro, bloccarlo dal cellulare e da WhatsApp, pensate a quanto ci fa sentire potenti. E’ proprio vero che basta poco che un “ciao” diventi un “addio”, un ti amo diventi un ti odio, che un ragazzo o una ragazza è tutto per noi, l’amore della nostra vita, la persona che ameremo per sempre, si perché in tutta questa incertezza, in tutto questo cambiare abbiamo bisogno di qualche sicurezza e di qualche certezza, anche se molte volte è solo un’illusione. Quando diciamo i famosi “per sempre”, per noi, hanno un significato profondo, anche se i nostri genitori ci sminuiscono perché siamo piccoli e ci dicono la famosa frase di cui ogni genitore è dotato: “un giorno, quando sarai grande, capirai…”. Non si rendono conto che questo atteggiamento ci svaluta e sminuisce quello che per noi è importante e quindi ci fa piuttosto arrabbiare, perché anche noi abbiamo un pensiero e crediamo in qualcosa che per noi è importante, anche se siamo adolescenti. E allora, se nessuno ci da retta perché siamo ancora piccoli, non deve essere strano se ci rifugiamo nelle amicizie che diventano tutto per noi, con cui condividiamo tutto e se poi, ci nascondiamo dentro un mondo virtuale in cui non ci sono problemi, in cui non dobbiamo pensare, in cui non ci sentiamo mai soli, perché troviamo sempre qualcuno con cui condividere quello che siamo, che certe volte nascondiamo a tutto il mondo, per paura di non essere accettati. Siamo quelli che non possono fare a meno dello smartphone, che vivono con lo smartphone, che studiano e fanno tutto con lo smartphone che, per paura di non ricordare qualcosa, fotografano tutto e che vivono per terra o coricati sul letto o sul divano perché noi siamo gli “sdraiati multitasking” .

di Maura Manca

 

 

 

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