dito puntato

Giustificare i figli su tutto non significa volergli bene


I figli non devono essere giustificati su tutto, non capiranno mai il senso del limite, i confini, la morale e le regole. Comprendere il perché delle loro azioni, cosa li ha spinti a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro è fondamentale nella relazione genitore-figlio.

Il bambino o l’adolescente ha bisogno di sentirsi riconosciuto nei suoi bisogni perché si sente riconosciuto come figlio.

Il riconoscimento permette di mettere le basi solide per una buona autostima e rinforza il sé, rendendolo quindi meno fragile e vulnerabile e di conseguenza meno condizionabile.

Comprendere però non significa giustificare i loro comportamenti, vuole dire ragionare con loro e insegnargli a riflettere sulle conseguenze delle loro azioni a più livelli, dal personale al relazionale.

Giustificare significa legittimare e rinforzare un comportamento anche patologico, comprendere significa sapergli dire no, che hanno sbagliato ma facendogli capire dove, come, quando e perché.

Esiste la riparazione ma prima ci si deve assumere la responsabilità delle proprie azioni.

Sanzionare il comportamento di un figlio vuole dire fargli assumere la responsabilità di ciò che ha fatto. E’ importante però sindacare sul comportamento, non sulla persona.

L’errore che si fa spesso è di dire “sei un disastro”, “sei un fallito”, “non sei il figlio che volevo”, questo atteggiamento li distrugge psicologicamente e li induce a non aprire le porte al ragionamento.

Si deve intaccare il comportamento, è sbagliato ciò che fanno, non sono sbagliati loro.

Il figlio impara le regole in casa, sono frutto dell’educazione e soprattutto dell’esempio e dell’aria che respirano. Le parole e le azioni di un genitore devono remare nella stessa direzione. Se gli si dice una cosa e poi si fa il contrario gli arriverà un messaggio ambivalente che genererà solo confusione. Non ci dobbiamo mai dimenticare che l’ambiente in cui si vive ha un’influenza maggioritaria sullo sviluppo psichico, l’apprendimento indiretto è molto più condizionante rispetto a quello diretto.

Per comprendere e ragionare sulle proprie azioni i figli hanno bisogno di un confronto con il genitore, dei no che gli permettono di riflettere su ciò che hanno fatto e di capire che nella vita ci sono delle cose che si possono fare e altre no, per il proprio bene e per quello degli altri.

Giustificarli su tutto non significa volergli bene.

E’ vero che apparentemente crea una condizione di calma apparente in casa, ma è una condizione aleatoria che dura finché non si dirà il primo no e si metteranno i primi paletti.

Se i figli si abituano ad essere giustificati su tutto non accetteranno i paletti.

Non significa poi aver creato un rapporto stabile con lui, forte e basato sul rispetto perché non è il figlio che detta le regole e comanda nella relazione con il genitore, ha bisogno di un comandante che sappia quando è giusto tirare la corda e quando è giusto mollarla.

Voler bene ad un figlio significa essere autorevoli e svolgere un ruolo genitoriale attivo.