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Gruppi della morte e del suicidio, dove nasce il Blue Whale Game ed esiste veramente?


Oggi la domanda più gettonata è “ma il Blue Whale Game esiste davvero o è una bufala?”. Se la risposta fosse nel mezzo, rispondo in maniera provocatoria? Significa che per rispondere in maniera efficace ed appropriata dobbiamo analizzare il problema a 360°. Che in rete ci siano gruppi in cui si scambiano e condividono esperienze legate alla morte, alla voglia di morire, ai tentativi di suicidio è un dato di fatto. Li chiamano “gruppi della morte”, gruppi del suicidio, ci sono anche tanti e numerosi gruppi di adolescenti e ragazzi che inneggiano all’autolesionismo e al farsi del male come unica soluzione per alleviare il dolore e le sofferenze della vita (vedi anche il mio libro L’autolesionismo nell’era digitale edito da Alpes).

In questi gruppi ci sono persone che si iscrivono per avere delle risposte, per dare un senso a ciò che provano, per trovare conforto, perché vogliono morire e hanno bisogno di consensi, approvazione e rinforzo. Ci sono gruppi dove parlare di togliersi la vita è la normalità e la quotidianità. Ci sono anche gruppi che inneggiano all’occulto, al satanismo, a tutta la parte più oscura e orrorifica. In questi gruppi è già da tanto tempo che aleggiava l’alone del mistero di questo fatidico Blue Whale Game, gli adolescenti già da tanto tempo conoscono questo gioco perché nel web le notizie si diffondono in fretta, di ragazzi che non stanno bene, che cercano questi gruppi è altrettanto pieno, che lo fanno per curiosità, per emulazione, per adrenalina o perché l’idea della morte è la loro compagna di vita e il pensiero di morire è un sollievo, non un’angoscia.

Cosa accade nei gruppi della morte?

In questi gruppi, e non solo, è possibile trovare anche persone che hanno la mente deviata, che hanno come scopo quello di rinforzare queste idee e pensieri dei ragazzi, che li manipolano, che cercano di entrare nella loro mente, di conquistarli e poi di iniziare una danza per condurli a fare il ballo che decidono loro. Quando c’è una predisposizione non è difficile riuscirci, come pilotare le sofferenze e le carenze dei ragazzi verso le mete che decidono loro. Si tratta di ADESCAMENTO, parliamo di persone che nascoste dietro uno schermo, studiano le mosse dei ragazzi, creano delle esche, usano frasi ad effetto, utilizzano la parola gioco che è moralmente accettata e non innalza le difese psichiche e li prende nel lato tipico adolescenziale della sfida, del mettersi alla prova, della sensation seeking e dell’aver bisogno di confrontarsi con le proprie paure, anche quelle più profonde e di dimostrare, a volte, anche il proprio coraggio per acquistare un ruolo attivo nella vita e più fiducia in se stessi.
Ci sono gruppi, spazi del web, dove è possibile trovarsi faccia a faccia con persone che alimentano le idee di suicidio, che istigano in qualche modo a farlo, senza dissuadere i ragazzi e fargli capire che c’è una soluzione a tutto questo. Istigare una persona al farsi del male non è così difficile, va toccata nei suoi punti deboli, soprattutto se sono adolescenti, carichi di dubbi, conflitti, insicurezze e vulnerabilità. Questo non sta a significare che tutti gli adolescenti sono potenzialmente a rischio suicidario o a rischio adescamento.
Per fare questo si deve coprire il tutto di suggestione e mistero, rendere i ragazzi parte di qualcosa, magari di qualcosa di più grande di loro, di sensibilizzarli al tema, alla morte, al suicidio, anche con video, musiche e immagini, quasi per “normalizzare” il suicidio. Questo meccanismo è il medesimo che utilizzano i pedofili, l’unica differenza che lo fanno con uno scopo sessuale, di abuso e violenza.
Basta toccargli il sonno per abbassare i livelli di vigilanza e coscienza, in modo tale che le difese e la capacità di valutazione critica possano precipitare, basta fargli prendere fiducia, facendogli superare delle prove, anche piccole attraverso le quali si acquista una sicurezza in se stessi prova dopo prova, che il gioco è fatto.

OVVIAMENTE, QUESTO NON È UN GIOCO COME POTETE BEN CAPIRE, È ADESCAMENTO, MANIPOLAZIONE E NEI CASI PIÙ GRAVI ISTIGAZIONE AL SUICIDIO.

Non è un problema legato al Blue Whale Game, il grooming, anche senza che sia a sfondo sessuale, è veramente una trappola infernale di cui il web è disseminato, a cui abboccano tantissimi adolescenti e bambini. Se vogliamo tornare al Blue Whale, Budeikin, colui che è stato identificato come l’ideatore del “gioco”, era già noto alle autorità da diverso tempo per via di ipotesi di reato legate all’istigazione al suicidio all’interno di questi gruppi della morte. Significa che sembra che lui avesse un ruolo attivo nell’indurre l’idea di farla finita nella testa dei ragazzi. Di Blue Whale i ragazzi ne parlavano come una sorta di storia per aumentare la suggestione intorno a queste figure, per accrescere il mistero, il macabro e l’oscuro, perché la manipolazione è tipica di ciò che è il “male”. Significa che da tutto questo può aver preso origine il gioco, come no, fatto sta che questi spazi del web esistono e che li frequentano troppi adolescenti, che per emulazione tante volte fanno quello che fanno gli altri, si rinforzano a vicenda, si tagliano, si fanno del male e rischia di crearsi una sorta di effetto Werther. Quando si parla di suicidio bisogna farlo in maniera appropriata e veramente delicata per evitare quello che sta succedendo in questo momento: confusione. Non si capisce più cosa sia vero o meno, non si riesce ad identificare la reale proporzione che non corrisponde minimamente all’allarmismo creato dai media. Il fenomeno va ricollocato e ridimensionato e va preso seriamente in considerazione il problema dello scambio di immagini e informazioni legate al suicidio nel web.

Perché gli adolescenti sono attratti dai giochi della morte e dal rischio? Cosa scatta nella loro testa?

La situazione in Italia

In Italia si sta attualmente indagando su una 50ina di segnalazioni, in Russia è importante sottolineare che è la nazione con un tasso altissimo di suicidi in adolescenza e che il numero in questi anni non è cambiato.
Questa bomba mediatica ha creato un forte effetto contagio per cui tanti ragazzi, pur di acquisire un ruolo, un po’ di importanza o attenzione dicono di essere entrati in contatto con il gioco, si fanno del male, cercano disperatamente il Blue Whale in rete e di entrare in contatto con questi fatidici “curatori”. Oggi erroneamente ogni forma di autolesionismo è scambiata per Blue Whale, ogni forma di tentativo di suicidio adolescenziale è ascrivibile al gioco. Nei telefoni dei ragazzi rimbalzano messaggi relativi alla partecipazione al gioco, bufale, virus, messaggi veri? Ormai si è creato un pandemonio che porta solo a fare una grande confusione in merito ad un problema piuttosto serio. Basta vedere i video o le immagini dei ragazzi che pubblicano in cui spiegano come sono “usciti” dal Blue Whale o come sono entrati in contatto, che ci si accorge che hanno raggiunto un enorme numero di visualizzazioni ed una viralità troppo ricercata da questi ragazzi, per cui sfruttano anche la scia del Blue Whale per mandare in giro false informazioni, tant’è che molti ragazzi sono indagati per procurato allarme. In adolescenza non dobbiamo mai scordarci l’effetto del “mostrare agli altri” quanto sia un motore trainante per loro. Significa che di tutti questi casi, di tutti questi adolescenti che uno dietro l’altro sembra abbiamo o stiano partecipando al gioco, forse non sono proprio tutti legati a questo fatidico gioco e si devono notevolmente ridimensionare.

LA DISINFORMAZIONE PORTA A CONFUSIONE E QUINDI A NON CAPIRE PIÙ SE E DOVE INIZIA L’UNO E FINISCE L’ALTRO.

Dall’altra parte ha creato paura e terrore in tanti bambini e adolescenti e ansie e allarme nei genitori che si svegliano ora e si accorgono di quanto il web sia pericoloso e pulluli di rischi per i loro figli. Oggi, gli si dice di non accettare l’amicizia dagli sconosciuti, oggi, gli si dice di non accettare di partecipare a nessun gioco e di segnalare subito qualora ricevano messaggi strani o richieste particolari. Sono stati anni senza raccomandazioni, allo sbaraglio in rete, in mano ai groomer e alle persone mentalmente perverse e deviate e oggi scatta l’allarmismo. Genitori che non si accorgono quando il figlio sta male, quando parla di suicidio, quando pensa di farla finita, quando ha la morte dentro, oggi invece tutti in prima linea a combattere il Blue Whale.

Altri stanno esorcizzando, ricollocando e superando un po’ l’uragano Blue Whale anche con sarcasmo. Oggi sentivo alcuni ragazzi che auguravano alla odiatissima professoressa di essere contattata dai curatori del gioco, così era il modo giusto di farla fuori.

Una cosa è certa, quando si parla di autolesionismo, di morte e di suicidio non si tratta mai di un gioco, non va mai preso niente sottogamba, soprattutto in una età così labile e fragile da un punto di vista emotivo come quella adolescenziale.

L’altro aspetto che a me veramente preoccupa è la presenza di tutti questi gruppi legati al suicidio, al satanismo e all’oscuro che attraggono in trappola troppi ragazzi.

Il lato oscuro del web esiste e oggi c’è il Blue Whale e domani chissà cosa ci sarà, se non vogliamo capire che bisogna monitorare questi spazi e attività non solo quando ci scappa il morto, perché per troppi di loro questo è il pane quotidiano.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza