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Il rientro: il dramma dei compiti (che non condivido) per genitori e figli


Questi sono i giorni in cui si intensificano le discussioni in famiglia tra genitori già in agitazione rientro e i figli adolescenti in fase “depressiva” pre-rientro. E’ quando si è alle strette che aumenta l’allerta interna e quindi la reattività, che favorisce il famoso “scattare” con più facilità e offusca il filtro dell’ obiettività.

In queste ore i ragazzi vogliono godersi gli ultimi attimi di libertà, perché la maggior parte di loro vive la scuola come una prigione. Da domani si ricomincia, sveglia presto, il solito tram tram quotidiano ecc….. Il rientro dalle vacanze invernali li preoccupa maggiormente perché gennaio si prospetta sempre come un mese strapieno di compiti in classe, verifiche ed interrogazioni. Tutti contenti nei mesi precedenti nel fare l’autogestione, le feste e quant’altro e ora ci si trova a recuperare e a finire di colmare le caselline di un registro con voti e giudizi.

Io personalmente non condivido i compiti per le vacanze, ci sono i giorni di scuola e ci sono già troppi compiti durante l’anno. Gli insegnanti si devono rendere conto che se soffocano i ragazzi e non gli danno il tempo di metabolizzare e di apprendere e quindi favoriscono lo studio a memoria che verrà dimenticato a breve.

I genitori si arrabbiamo perché i figli non hanno fatto i compiti e non si vogliono mettere a studiare, alcuni li assillano chiedendoglielo ogni 5 minuti, altri li puniscono, non li fanno uscire o mettono in atto la punizione peggiore: il sequestro dello smartphone.

E’ normale che i ragazzi non abbiano voglia di studiare durante le vacanze, non significa che sono degli irresponsabili scansafatiche, ma voi avreste voglia di lavorare durante le vostre ferie?

Bene lo studio per i ragazzi ha più o meno il significato del lavoro per noi adulti. Quindi, se si approcciano ai compiti delle vacanze sbuffando non sono poi così patologici.

Se invece si trovano all’ultimo ad affrontare i compiti e gli viene l’ansia di non riuscirci applicate la regola del panino che in questi casi funziona sempre.

Non sono d’accordo sui genitori che fanno i compiti al posto dei figli e sulle giustificazioni post rientro perché comunque sono loro che devono imparare a gestire il proprio tempo e i propri doveri. È vero che non li condivido, ma se la scuola italiana ha erroneamente questa impostazione ci si deve adattare e quindi “stare alle sue regole”, è un insegnamento importante che i ragazzi devono tenere a mente anche per il loro futuro.

Anche noi adulti ci troviamo a fare tante cose che magari non condividiamo ma abbiamo imparato a stare nelle regole e a fare il nostro dovere. Quindi se li giustificate rinforzate un comportamento di deresponsabilizzazione e non li aiutate ad imparare ad organizzarsi e districarsi tra le varie attività che contraddistinguono la loro vita.

Per tutto il resto siamo pronti a riprendere il solito stress quotidiano. Buon rientro a tutti!

 

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore AdoleScienza.it