madre figlia

Il troppo amore per un figlio può portare ad ottenere l’effetto contrario, a non fare il suo bene, ma quello del genitore


Oggi un genitore è molto più presente nella vita di un figlio, anche troppo, nella gestione quotidiana, nella scansione della sua vita, nell’organizzazione. Si tende ad evitargli i problemi, si cerca di controllarlo e di essere presenti su tutto.

Gli ostacoli della vita e le difficoltà sono un’opportunità di crescita, non sono uno scoglio insormontabile.

Sono quella famosa esperienza di vita che i bambini e gli adolescenti devono fare sulle loro spalle. Per questa ragione a volte un genitore dovrebbe fare un bel passo indietro e lasciare i figli anche liberi di sbagliare, di esprimersi e quindi di vivere, senza dover per forza controllare tutto. Si sente un eccessivo senso di responsabilità, si vorrebbe proteggerli da tutto, rischiando di privarli di uno spazio di crescita, fondamentale per rinforzarli, per alimentare la stima di se stessi per sperimentare la sensazione di autoefficacia necessaria per imparare a relazionarsi con se stessi e con gli altri.

Si deve camminare con loro, non davanti a loro, rispettando anche i loro tempi, i loro spazi, non per forza dettando il ritmo della vita di un figlio, un andamento che sembra sempre una corsa, sempre di fretta, sempre in ritardo, senza sosta, senza respiro, togliendo il tempo tante volte agli aspetti emotivi e di condivisione con loro.

È importante giocare con loro, parlare anche di quelle che per un adulto sono “fesserie” e magari per un ragazzo sono aspetti fondamentali della sua vita: non è tempo perso, a volte chiedono solo uno sguardo, di essere visti, un po’ di tempo per loro, uno stare con loro. Troppe volte le parole che gli si rivolgono con più frequenza sono: “andiamo”, “muoviti”, “siamo in ritardo”, “i compiti” ecc… Non c’è tempo per curare la relazione, si curano troppo le prestazioni e i risultati. Ci si sente troppo valutati in base ai risultati che ottiene un figlio, se va tutto bene è come se ci si sentisse dei bravi genitori.

Se si tende a cercare di rimuovere tutte le forme di ostacolo, o meglio, che si identificano come ostacolo, li si sta privando di acquisire la capacità di imparare a gestire lo stress, di tollerare la frustrazione e di gestire i conflitti. Tanti problemi relazionali e di umore nascono proprio dalla incapacità di gestire le emozioni, ma per imparare a gestirle si deve, innanzitutto, imparare a riconoscerle e a comprenderle per poi controllarle.

Se gli si impedisce ai figli di stare in prima linea nella loro vita, non acquisiranno mai le competenze individuali, sociali e relazionali utili per gestire gli stati emotivi interni, le relazioni con i familiari e con gli altri in genere.

I problema è che in questo modo non si garantisce l’autonomia, ma la dipendenza dei figli dal genitore, bambini che quando crescono non hanno acquisito gli strumenti e le competenze per vivere senza subire gli eventi della vita.

Il troppo amore per un figlio può portare ad ottenere l’effetto contrario, a non fare il suo bene, ma quello del genitore.

di Maura Manca