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La musica adolescente e ribelle poco compresa dagli adulti


Ai tempi miei era tutta un’altra musica……” questo è il commento che molti adulti fanno quando sentono la musica che ascoltano i figli e, più in generale, i ragazzi di oggi. Non so però quanti adulti che criticano quei “rumori” che tuonano nelle orecchie dei figli, tendenzialmente isolati con le cuffie o da un volume altissimo, si fermino ad ascoltare le parole delle canzoni per capire cosa possono rappresentare per loro.

Quanti genitori si sono mai domandati perché i figli “vanno in fissa” con una canzone e magari l’ascoltano migliaia di volte e poi la mettono nel dimenticatoio per aprire le porte ad un’altra canzone?

Quanti genitori hanno cercato di capire cosa i figli volessero comunicare attraverso le parole di alcune canzoni?

Spesso gli adolescenti mi fanno sentire le loro canzoni, si meravigliano che conosco la loro musica e come capiscono che sono aperta ad ascoltare quello che sentono, amano condividerla con me. Ho sentito rapper sconosciuti, musiche trovate sul web, canzoni scritte e magari incise direttamente da loro e posso affermare che sono tutte legate da un minimo comun denominatore: una voglia di urlare e sottolineare le problematiche sociali e le ingiustizie della nostra società, l’inutilità della classe politica, la scarsa qualità della formazione scolastica e la lontananza con il mondo degli adulti. Allora non è vero, come si legge su molti libri, giornali e riviste, che sono fuori dal mondo, che non gli importa niente se non dei social e di apparire sul web. Ho sentito delle canzoni attualissime, pertinenti e riflessioni dei ragazzi fatte ovviamente in base alla loro esperienza di vita. Sanno quello che non va nella società, conoscono i limiti e i pregi del nostro paese, si difendono scappando nei mondi musicali e virtuali, non hanno gli strumenti per affrontare tutto questo da soli e hanno il diritto di vivere la loro adolescenza.

In tutto questo panorama nel quale si identificano e riconoscono ci sono anche dei generi nati sulla scia del rispecchiamento della società in cui viviamo. Apparentemente cupi, discutibili e criticabili agli occhi di un adulto, ma che rappresentano uno spaccato della società che loro vedono e tirano fuori attraverso le canzoni. Popolarità, ricchezza, eccessi, potere, assenza di regole, tutto usato come oggetto, donne comprese, sulla scia di un prodotto americano, di quei ragazzi che ce l’hanno fatta, che non avevano niente e che attraverso la musica si sono arricchiti e sono diventati potenti, dai bassifondi alla fama. Messaggi sbagliati, da censurare, come gridano in molti, la musica è comunicazione ed espressione, condivisibile o meno. Da sempre sono stati raccontati eccessi e disvalori nei testi delle canzoni e anche letterari direi, e la domanda più opportuna è come mai i ragazzi si identificano e si rispecchiano in questi modelli. Da un lato l’effetto branco è indubbio che esista, dall’altro è semplicemente la rappresentazione musicale di quello che conoscono. Sono circondati dalla violenza e dai cattivi esempi, vivono fin da piccoli bombardati dall’effetto della popolarità, stanno appiccati agli schermi nel vedere tutti quei piccoli bambini, adolescenti e ragazzi che sono diventati idoli con il fare dei video. Gli stessi che si lamentano della dei testi di determinata musica magari sono gli stessi che fanno crescere i figli nei e con i social fin da piccoli, dove ciò che sentono e vedono è molto più cupo, grave e condizionante dei testi di determinate canzoni, che gli fanno passare ore a sentire youtuber altercare, che gli fanno sognare fama e popolarità social, che gli fanno usare i videogiochi quando sono vietati sotto una certa età dove possono incontrare e scontrarsi con contenuti molto più gravi, per non parlare della realtà che respirano. Qui non è un discorso di giusto e sbagliato, è un discorso che una canzone non può condizionare la mente se i figli sono stati educati, se hanno sviluppato una capacità di pensiero, di analisi, di riflessione e responsabilità. Non è allontanandoli dal problema che gli si insegna a risolvere il problema, è insegnandogli a vivere e a muoversi all’interno di una società che si muove in maniera caotica e confusionale. Se un ragazzo ha delle basi solide neanche un uragano potrà buttarlo giù. E’ l’interazione di tanti fattori che genera un problema, non un singolo elemento.

C’è un però…

In mezzo a tutto questo, ci sono ancora gli idoli, le mode, la musica pop che ascoltano tutti e l’omologazione tipica di questa età, ma c’è anche la musica eterna, quella dei “più grandi” che tutti gli adolescenti conoscono e al karaoke sono in grado di canticchiare anche con un po’ di vergogna.

Forse gli adulti prima di criticare o di vedere solo tatuaggi e sigarette, dovrebbero conoscere veramente gli adolescenti di oggi, il loro linguaggio, il loro mondo e il loro modo di esprimersi perché vi assicuro che non è così superficiale come sembra, è solamente diverso da quello degli adulti.

di Maura Manca, Psicoterapeuta