padre-aerosol

La paternità ritrovata dopo la separazione


Si parla spesso in senso negativo di separazione e divorzio, perché accompagnati di frequente da profondo rancore, rabbia, delusioni, aspettative, comportamenti infantili da parte di adulti che di frequente si dimenticano di essere genitori.

Abbiamo scritto e riscritto trattati sui danni causati da una separazione mal gestita e soprattutto conflittuale sullo sviluppo dei figli, sia a breve che a lungo termine, su quanto specifici comportamenti possano condizionare le loro scelte, la loro autostima e il loro umore.

Le cronache dei giornali ci hanno tristemente abituato a racconti di ex mariti o ex fidanzati che non accettano la separazione, che non tollerano l’idea di essere lasciati e che preferiscono distruggere o anche addirittura uccidere, invece che rispettare la decisione di un’altra persona ed elaborare il distacco. Non è tutto negativo ciò che ruota intorno ad una separazione, ci sono degli aspetti che non arrivano alle cronache dei giornali che sono in un certo senso positivi.

Mi riferisco a tutti quei padri che hanno riscoperto il loro essere padre dopo la separazione o dopo una profonda crisi coniugale.

Sto parlando di quei papà che non facevano i papà e che rispecchiavano lo stereotipo dell’uomo lavoratore o in carriera che li portava a delegare a mogli o tate la cura quotidiana dei loro figli. Questo aspetto va sottolineato perché è fonte di stress e di conflitti in numerose famiglie e grava sulle spalle di tante donne che devono essere nel contempo donne, madri, lavoratrici e programmatrici della propria e della vita altrui, nonché della casa.

Non lo sottolineo per fare polemica, non è l’obiettivo di questo articolo e non mi soffermo ad analizzare i singoli casi o le singole specificità, ma quello che sto piacevolmente notando, soprattutto in questi ultimi anni, è che tanti papà si stanno facendo accompagnare e seguire da professionisti esperti durante le fasi della separazione e che nel loro percorso scoprono il bello di trascorrere del tempo con i figli, prendendosi cura di loro, non solo da un punto di vista economico e materiale.

Diventano così parte attiva della loro vita, provano a costruire un nuovo rapporto, imparano anche ad essere padri districandosi in tutte le attività legate al tran tran quotidiano, tra treccine, phon, giochini, disegni e pappe.

“È paradossale, ma stare lontano da casa tutti questi mesi e lavorare su me stesso, mi ha permesso di capire cosa veramente stavo perdendo. Ho riscoperto la bellezza di lavare mia figlia, di vestirla, di addormentarla, di svegliarla, prepararle la colazione e portarla a scuola, cosa che prima non facevo perché lo delegavo a mia moglie. Mi stavo perdendo tutto questo e non lo sapevo. La cosa che mi fa più male e bene nello stesso momento, è vedere mia figlia che si avvicina sempre più a me, che cerca di capire se ora si può davvero fidare e se non vado più via. Mi mette alla prova ed è giusto che sia così.

È doloroso rendersi conto che da dentro la relazione non vedevo tutto questo e rendersi conto di quanto avrebbe gravato su di lei senza minimamente volerlo. Sono però felice di vedere che ora è più serena, che mi posso divertire con lei, che possiamo avere un rapporto. Adesso mi racconta tutto, cosa che prima non faceva. È normale che quando i bambini sono abituati a dipendere dalla mamma perché ruota tutto intorno a lei, è difficile ripristinare il legame di fiducia: bisogna avere pazienza e costruire quel rapporto mattoncino dopo mattoncino senza mai forzare. Ovviamente serve la collaborazione anche del partner che deve diventare complice perché se avessi trovato una donna che mi avesse messo i bastoni tra le ruote sarebbe stato tutto decisamente più complicato”.

Sono le parole di un papà che nelle fasi di crisi e separazione si è reso conto di quanto la figlia volesse e cercasse prettamente la mamma e di come lui non avesse un ruolo effettivo ai sui occhi, di uno dei tanti papà che hanno saputo sfruttare al meglio una condizione di crisi partendo proprio dal significato etimologico della parola stessa.


Krísis significa scelta, decisione, che leggiamo troppo spesso con una accezione negativa, senza riflettere sul fatto che un momento di crisi deve essere inteso come fase di riflessione, di valutazione che può rappresentare quel presupposto necessario per una crescita personale e di coppia, per un miglioramento della condizione vissuta o in alcuni casi anche per una rinascita.


Per cui crisi non è distruzione, come purtroppo troppo spesso accade, ma costruzione, soprattutto quando ci sono i figli di mezzo.
Concludo con una domanda provocatoria: perché si devono aspettare i momenti di crisi per rendersi conto del valore di ciò che abbiamo e per fare un’analisi di noi stessi? Impariamo a metterci in discussione ogni giorno e vivremo tutti più sereni e meno repressi.

È vero che da un lato è sempre meglio tardi che mai, ma è anche vero che ci possiamo risparmiare tante inutili fatiche e pagare un prezzo più basso perché ogni scelta ha sempre delle conseguenze e si perde sempre qualcosa.

L’articolo è tratto integralmente dal mio blog dell’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/04/14/la-paternita-ritrovata-dopo-la-separazione/

di Maura Manca