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La scuola non va in vacanza. Perché non si dovrebbero fare i compiti durante le vacanze?


La parola VACANZA deriva dal latino vacantia neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare che significa essere vuoto ed essere libero.

Se si cerca la parola su Google e si leggono alcune definizioni prese a titolo esemplificativo, si può capire che il termine vacanza mette tutti d’accordo:

1. Sospensione temporanea del lavoro o dello studio, per riposarsi o per celebrare una ricorrenza; periodo di stacco dalle proprie ordinarie occupazioni (garzantilinguistica.it).

2. Intervallo di riposo, di uno o più giorni, che nella ricorrenza di una festività o per altra circostanza viene concesso agli studenti e agli impiegati, mentre le scuole e gli uffici rimangono chiusi (treccani.it).

La parola riposo compare in tutte le definizioni, eppure per i nostri studenti non è così.

Allora è il caso di domandarsi perché si chiamano vacanze invernali, pasquali, estive, se i ragazzi sono riempiti di compiti da svolgere in un periodo in cui dovrebbero recuperare le forze?

Sarebbe più appropriato chiamarlo periodo di sospensione dalle attività svolte all’interno della scuola, non da quelle scolastiche! I ragazzi spesso devono affrontare verifiche ed interrogazioni il giorno in cui rientrano dalle vacanze, si trovano nella settimana di rientro a dover sostener anche due o tre compiti in classe nell’arco della stessa giornata perché con tutte queste vacanze e ponti i professori sono indietro con programmi e con i voti nel registro.

I compiti poi generano un problema non da poco all’interno delle famiglie perché i genitori spesso vorrebbero che i figli studiassero e si applicassero anche durante i giorni in cui dovrebbero riposarsi, recuperare le energie e spezzare il ritmo per cercare di evitare di subire lo stress della scuola.

“Hai fatto i compiti?” Questa è la domanda più gettonata dai genitori e più odiata dai figli.

Il metodo più efficace per aggirare l’ostacolo stress da compiti delle vacanze è indubbiamente farli tutti e subito, un po’ come quando siamo costretti a bere una medicina che non ci piace, è meglio buttarla giù in un solo sorso, sul momento è molto amara, però poi passa molto velocemente.


In questo modo si è mentalmente più liberi, non si ha il retropensiero che comunque manca qualcosa da fare, e i genitori possono lamentarsi per il disordine e l’orario di rientro, rispettivamente al II e III posto del podio delle lamentele genitoriali.


La buona scuola continua a non essere così buona, perché sovraccaricare di compiti questi ragazzi significa farli studiare in maniera superficiale e veloce, non dargli il tempo di apprendere e soprattutto di metabolizzare ciò che studiano.

Una scuola basata sui voti, sulla quantità e NON sulla qualità e poi ci domandiamo perché i ragazzi sono ignoranti e hanno spesso problemi in ambito universitario.

di Maura Manca

Articolo tratto integralmente dal mio blog de L’Espresso AdoleScienza. Clicca per leggere l’articolo su L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/03/26/la-buona-scuola-non-va-in-vacanza-anche-quando-dovrebbe/