violenza assistita

Litigare davanti ai figli è reato e nuoce alla loro salute


Gli effetti negativi sullo sviluppo della violenza che i figli respirano dentro le mura domestiche sono eccessivamente sottovalutati. Non parliamo di violenza fisica o sessuale, parliamo di litigi violenti ai quali i figli sono spesso e volentieri costretti ad assistere come vittime passive.

Crescono troppo spesso in un clima di rabbia, odio, rivendicazioni, da cui non possono sottrarsi. Purtroppo, c’è da sempre la convinzione sbagliata che la violenza ferisca principalmente la persona cui è direttamente rivolta e non coloro che assistono e il dato più preoccupante in assoluto è che, troppo spesso, sono gli stessi genitori a sottovalutare le conseguenze dannose dei loro comportamenti sui figli.

Recentemente, la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 18833/18, si è pronunciata sul ricorso di una donna che era stata condannata insieme al convivente per maltrattamenti in famiglia ai danni dei due figli minori che hanno dovuto assistere, come spettatori passivi e forzati, a continui litigi, minacce, episodi di violenza fisica e psicologica tra i genitori, vivendo in un clima di alta conflittualità. Nel caso in cui i figli siano costretti ad assistere alle violenze fisiche e morali agite durante accesi e intensi scontri tra i genitori, può configurarsi a loro carico il reato di maltrattamenti in famiglia. Tale reato, quindi, si può configurare anche quando le violenze e i soprusi non siano mai stati rivolti direttamente ai figli, ma essi siano stati vittime di violenza assistita, considerando le gravi ripercussioni che ciò può avere sul loro sviluppo.


Non che prima non ci fosse la tutela dei minori da questo punto di vista, ma ora spero vivamente che sia l’inizio di un processo in cui non si sottovalutino più gli esiti a breve e a lungo termine da un punto di vista emotivo, sociale, relazionale, comportamentale e dell’umore.


Da un punto di vista psicologico cosa significa assistere alla violenza in famiglia? Quali sono le conseguenze emotive sui figli?

Quando bambini e adolescenti assistono a maltrattamenti e violenze tra i genitori, vivono una profonda paura, un terrore di perdere quelle che sono per loro le persone più importanti, come se ogni volta dovessero confrontarsi emotivamente con una potenziale morte. Si tratta di una condizione che genera sempre una profonda instabilità; anche quando, apparentemente, sembrano non manifestare problemi evidenti, a livello psicologico si sprigionano un dolore e una sofferenza che li segneranno per tutta la vita.

Troppe volte, pur di non creare ulteriori problemi o preoccupazioni al genitore, si comportano bene, recitano un ruolo preciso, si assumono il carico di proteggere gli adulti.

Un peso troppo grande, che li carica eccessivamente di paure, ansie e angosce.

Non hanno le capacità necessarie per gestire l’evento, si sentono impotenti e non riescono a comprendere quali sono le cause reali che hanno fatto scaturire il litigio, finendo per addossarsi le colpe delle liti tra i genitori, attribuendole ad una loro responsabilità o a un loro cattivo comportamento.


La violenza a cui assistono li distrugge da un punto di vista psichico, va ad intaccare la loro sicurezza personale, l’autostima e alimenta le loro paure, facendoli vivere costantemente in allarme: si tratta di bambini e adolescenti a forte rischio depressivo.


Hanno anche maggiori probabilità di sviluppare sintomi ansiosi, ritiro sociale, difficoltà nel sonno, aggressività e di litigare maggiormente con i propri compagni. Intacca, dunque, il sonno, la capacità di concentrazione e può interferire anche sul rendimento scolastico. Nei casi più gravi possono sviluppare un disturbo post traumatico da stress mentre, altre volte, nelle personalità più reattive e oppositive, possiamo assistere ad un apprendimento della violenza come modalità relazionale e ad una riproposizione di tale modello, verso se stessi o verso gli altri. Ovviamente non esiste una relazione causale diretta, ma è indubbio che sia un comportamento che crea degli esiti negativi e una condizione di stress psichico nociva per la salute e il benessere del bambino costretto a crescere in una condizione di instabilità.

Gli elementi che bisogna tenere in considerazione sono svariati: il temperamento del bambino, la ripetitività, la gravità, le risorse interne del figlio, la presenza di altri fattori o eventi di vita stressanti.

Un conflitto genitoriale che non viene risolto e non lascia spazio a parole e ad emozioni, inoltre, provoca una scossa nella sicurezza interna dei figli e genera ancora più instabilità e impotenza.

Secondo l’avvocato Franceschini Cristina, specializzata in diritto di famiglia e minori, si tratta di una sentenza molto importante, che fa rientrare la violenza assistita all’interno del maltrattamento in famiglia. Ovviamente non si fa riferimento a litigate occasionali, per cui sarà necessario provare la ripetitività e le modalità violente con cui si sono verificati litigi, conflitti e discussioni accese. Vengono, dunque, inclusi anche comportamenti di denigrazione continua dell’altro genitore, lo svilimento, le offese, le ingiurie commesse davanti ai minori e rispetto alle quali va anche provato il danno inferto ai figli. Tutto ciò mal si concilia in sede civile perché, in tal caso, quando si parla di conflittualità tra genitori, anche quando sia solo un genitore il vero “conflittuale”, che mette in atto condotte di maltrattamento fisico o psicologico verso l’altro, a cui il bambino assiste, la difficoltà principale consiste nel dover esibire delle prove, in quanto è molto difficile dimostrare le violenze psicologiche (per le quali si potrebbe ricorrere, ad esempio, alla registrazione).

Spesso tali violenze, e in generale la violenza assistita, portano ad un rifiuto dei figli di voler frequentare il genitore che ha messo in atto queste condotte; nonostante ciò dobbiamo anche fare i conti con la legge sull’affidamento condiviso che stabilisce visite, orari, frequentazioni di entrambi i genitori ecc., per cui spesso e volentieri non si tiene conto, in realtà, della violenza psicologica e dei danni che questa causa, dell’auto-estraniazione messa in atto dai bambini stessi che, in tali situazioni, tendono ad orientarsi maggiormente verso il coniuge vessato, vittima di violenze psicologiche che, normalmente, possono precedere quelle fisiche.

Questo tipo di violenze anche assistite, sempre secondo l’avvocato, dunque, in sede civile rischiano di non essere considerate nella loro reale importanza o di non essere ritenute e valutate come gravi per lo sviluppo psicofisico del bambino, ma in realtà causano traumi che se non riparati in maniera adeguata inficiano il suo benessere a lungo termine.

Che si tratti di violenze psicologiche o fisiche si dovrebbe sempre agire tutelando l’interesse del minore, e anche il genitore che le subisce in presenza dei figli dovrebbe reagire chiedendo le opportune tutele, ma spesso in sede civile si fa fatica ad ottenerle, perché a volte viene travisato il tutto e sembra che si voglia soltanto, senza motivazione valida, impedire la frequentazione dell’altro genitore, o perché i bambini sono piccoli e quindi non vengono sentiti o perché non si hanno sufficienti prove o ancora, anche quando ci sono delle registrazioni non vengono considerate, non nell’immediato almeno.

Articolo tratto integralmente dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/05/23/litigare-davanti-ai-figli-e-reato-e-nuoce-alla-loro-salute/

di Maura Manca