zaino scuola

Ma davvero alle scuole medie non possono tornare a casa da soli? Quando cresceranno?


I genitori di alcune scuole medie d’Italia si sono trovati davanti un nuovo problema da risolvere: parenti o adulti di riferimento regolarmente autorizzati, sono obbligati ad accompagnare e ad andare a riprendere i ragazzi a scuola, al di sotto dei 14 anni d’età, come forma di tutela nei casi in cui dovesse succedergli qualcosa una volta usciti dalle mura scolastiche senza la presenza dei genitori. Una doccia fredda che sta scatenando non poche polemiche. Il tutto nasce da un precedente, non si tratta della follia momentanea di alcuni Dirigenti Scolastici, il provvedimento si riallaccia ad una sentenza della Cassazione che risale al 2016 che ha condannato una scuola, in quanto ritenuta parzialmente responsabile della morte di un suo alunno, che aveva perso la vita 15 anni prima, investito da un autobus. Nonostante l’incidente sia accaduto fuori dal perimetro scolastico, secondo la Corte di Cassazione, non esclude la responsabilità della scuola. Questo ha portato i dirigenti scolastici a mettere le mani avanti. Un incastro all’italiana dove la scuola si sente sulle spalle una grossa responsabilità e teme denunce e azioni legali, mentre il genitore, dall’altra parte, rischia la denuncia per abbandono di minore.

Ho scritto questo articolo nel mio blog dell’Espresso dove ho analizzato tutti i contro perché ci sono delle ripercussioni importanti sul piano psicologico.

Ma siamo davvero sicuri di avere intrapreso la giusta strada?

Io personalmente NON SONO MINIMAMENTE D’ACCORDO, prima di tutto mi sembra l’ennesima assurdità burocratica che rischia di mettere in croce ulteriormente le famiglie italiane che hanno già numerosi problemi da gestire nel quotidiano, tra impegni lavorativi e tutte le attività legate all’amministrazione giornaliera dei figli. Rischia di andare a gravare sull’assetto familiare e di creargli, oltre che dei problemi extra, anche delle spese extra, per esempio di tate, oppure costringerli a richiedere permessi di lavoro, anche quando non sono strettamente necessari o chiedere favori ai propri genitori o agli altri genitori.

COSÌ NON LI RESPONSABILIZZIAMO

Oltretutto, stiamo parlando di ragazzi di scuole secondarie, già sufficientemente grandi anche da un punto di vista cognitivo ed emotivo, che si trovano in una fase di transizione, in un’età fondamentale di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, in cui devono sperimentare concretamente le proprie capacità senza il diretto intervento del genitore e iniziare a vivere la separazione, anche fisica, dalle figure genitoriali, per poi individuarsi prima come adolescenti e poi come giovani adulti. Rientrare a casa da soli, ha un significato ben più rilevante di quanto si possa pensare, sperimentano se stessi e la propria autoefficacia, valutano le proprie competenze e si sentono anche in un certo senso più grandi, soprattutto per i più piccoli, già dagli 11 anni sono fondamentalmente capaci di tutto questo e di essere autonomi, salvo che il genitore non gli abbia completamente ebetizzati. Mi immagino poi quanto i figli adolescenti gradiscano che i genitori li prendano davanti ai loro compagni, è la fase in cui quasi ci si vergogna di farsi vedere con i propri genitori perché ci si deve far vedere grandi, me li vedo già sufficientemente disturbati che salgono in macchina con il muso lungo con lancio di zaino annesso.

Inoltre, se noi continuiamo a trasmettergli messaggi, di ipercontrollo e di paura, non di protezione, gli stiamo mandando un insegnamento completamente sbagliato legato all’assoluta incapacità dei minori di valutare i pericoli e di valutare autonomamente le situazioni che li circondano. In questo modo gli neghiamo e gli impediamo di fare esperienza formativa, quindi di crescere. Se non li rendiamo autonomi quando arriveranno a 14 anni e si troveranno di punto e in bianco ad affrontare gli eventi della vita da soli come pensiamo che siano in grado di districarsi autonomamente, di riconoscere i pericoli e di superare le difficoltà? Non ci lamentiamo poi se vengono adescati e se non sono in grado di gestire le relazioni reali e digitali. Non credo che ci si renda realmente conto dei danni che si stanno facendo ai ragazzi soffocandoli con le paure e l’eccessivo controllo, crescendoli sempre più inibiti e inetti nel gestire la vita da soli.

SE GLI TOGLIAMO UNO DEI POCHI MOMENTI DI SOCIALIZZAZIONE SARANNO SEMPRE PIÙ SOLI

Inoltre, andare sempre a prendere i figli all’uscita di scuola, gli fa perdere anche un aspetto fondamentale della socializzazione, quello del gruppo, del senso dello stare con gli altri, della condivisione e della convivialità successiva alla scuola, dove i ragazzi si confrontano tra di loro. Tante volte sono proprio questi i momenti più importanti in cui gli adolescenti socializzano, interagiscono con i compagni, rientrano insieme a casa, si fermano a mangiare un boccone e sono aspetti fondamentali per la loro crescita, perché toglierglieli, soprattutto in una fase storica in cui sono già fortemente chiusi in se stessi, dove le relazioni sono per lo più basate sulla troppa tecnologia e su legami virtuali? In una condizione di individualismo estremo, non possiamo eliminare i momenti di aggregazione come quello all’uscita della scuola.

Non ci dobbiamo quindi lamentare se quando diventano “grandi” non riescono ad andare via di casa, non sono autonomi, delegano la gestione pratica della propria vita al genitore e non sanno fronteggiare da soli il lavoro, la società e le sue problematiche.

L’errore risiede nel fatto che prima, quando sono troppo piccoli, vengono resi eccessivamente adultizzati e poi, quando sono grandi, attraverso l’iperprotettività e l’ipercontrollo, vengono castrati e resi estremamente dipendenti. Ci si lamenta che socializzano poco, che vivono le proprie relazioni dentro uno smartphone ma la verità è che al genitore fa comodo sapere di avere il figlio nella stanza accanto, si sente più tranquillo perché lo tiene sotto controllo e quindi può vivere senza ansie e preoccupazioni quasi paranoidee di un mondo violento e cattivo e attaccare l’abuso di tecnologia del figlio.

Non dobbiamo dunque stupirci, se negli ultimi anni stiamo assistendo soprattutto tra gli adolescenti, all’incremento di disagi emotivi, disagi psichici e soprattutto a quelli legati all’ansia e ai vissuti depressivi. Attenzione quindi a non confondere la protezione con l’iperprotezione, perché tutto questo grava enormemente sullo sviluppo e sulla crescita dei nostri ragazzi!

In questa vicenda, però, si devono analizzare anche tutte le implicazioni legali. Secondo l’avvocato penalista Daniele Bocciolininel nostro ordinamento non si rinvengono principi generali sul punto. In assenza, non esiste pertanto alcun divieto per l’istituto scolastico di far uscire il minore in modo autonomo; né tantomeno esiste un obbligo giuridico per i genitori (o gli esercenti la responsabilità genitoriale) di accompagnare a casa il minore.
Sotto il profilo civilistico, l’obbligo di vigilanza della scuola sui minori inizia nel momento in cui li accoglie e permane per tutta la durata del servizio scolastico, fino al subentro reale o potenziale dei genitori. L’obbligo di sorveglianza della scuola cessa, quindi, con il trasferimento dello stesso ad altro soggetto legittimato ad assumerlo.
Sotto il profilo penalistico, il dirigente scolastico, gli insegnanti e i genitori (o esercenti la responsabilità genitoriale) possono rispondere del reato di cui all’art. 591 c.p. che punisce con la pena da 6 mesi a 5 anni chiunque “abbandona una persona minore degli anni 14 ovvero una persona incapace di provvedere a se stessa e della quale abbia la custodia o debba avere cura”. Per configurare il reato non è certamente sufficiente il fatto che l’istituto consenta al minore di allontanarsi da scuola autonomamente né che i genitori non lo attendano all’uscita.
Occorre, invece, che il minore sia volontariamente posto, da chi dovrebbe averne cura, in una situazione di pericolo per se stesso con conseguente possibilità di pregiudizio per la sua incolumità, considerati tutti gli elementi del caso concreto.
Per risolvere questo tipo di situazioni, il tema entrata/uscita dalla scuola è solitamente disciplinato, più o meno nel dettaglio, dal singolo regolamento interno adottato dall’istituto. Per ragioni di buon senso oltre che per la sicurezza dell’alunno, l’uscita autonoma al termine delle lezioni sarà consentita solamente dopo una valutazione dei fattori di rischio potenzialmente prevedibili, ovvero l’età, il livello di maturazione raggiunto dai minori frequentanti e le condizioni ambientali in cui la scuola è inserita e gli alunni vivono, sempre in situazione di normalità (i cosiddetti fattori individuali e ambientali). Sono esclusi dalla valutazione, infatti, tutti i fenomeni eccezionali, inconsueti e comunque non ricadenti in situazioni note e riconducibili alla normale capacità previsionale degli operatori scolastici. Il singolo regolamento potrà stabilire in quali casi invece non è possibile consentire l’uscita autonoma del minore (si pensi ai casi in cui l’alunno abita molto lontano o ai portatori di handicap). I genitori stessi potranno poi compilare una richiesta, su modulo apposito fornito dalla scuola, in cui dichiareranno che il proprio figlio, nell’ottica di una progressiva acquisizione di autonomia e di responsabilità, può uscire da scuola da solo, a piedi, al termine dell’orario delle lezioni”.