bullismo scuola

Madre ricorre al Tar dopo bocciatura del figlio bullo. I figli vanno sempre difesi?


Il Tar di Torino ha confermato il provvedimento messo in atto da un istituto scolastico nei riguardi di uno studente che lo scorso anno aveva creato tra i compagni un clima di nervosismo e paura, passando da violenze di tipo verbale ad atti di vandalismo. Nonostante questo, i genitori del ragazzo, invece di intervenire e di mettersi in discussione per comprendere le motivazioni sottostanti la condotta del figlio, che riversava sulla scuola e sui compagni le sue prevaricazioni, hanno ben pensato di fare ricorso al Tar e mettere in discussione la bocciatura per il 5 in condotta.

Ho scritto questo articolo sul mio blog dell’Espresso.

Spesso noi esperti veniamo interrogati circa le motivazioni che spingono i ragazzi a comportarsi in un determinato modo e tante volte le risposte sono piuttosto evidenti e palesi a tutti. I figli non nascono maleducati, non esiste il gene della disobbedienza e della maleducazione, esiste un ambiente in cui cresce un figlio che può aver favorito lo sviluppo o rinforzato il temperamento di fondo.
Il genitore deve avere il ruolo di una guida autorevole e questo ruolo si conquista prima di tutto attraverso il buon esempio. Una delle fonti primarie di apprendimento è il comportamento delle figure di riferimento affettivo per il bambino, il loro atteggiamento e il loro modo di relazionarsi con gli altri e con il mondo che li circonda.

I FIGLI VANNO DIFESI FINCHÉ HANNO RAGIONE, QUANDO SBAGLIANO VANNO EDUCATI O RIEDUCATI.

Ci chiediamo perché un figlio non accetta le regole, le infrange, non sa convivere civilmente in un ambiente scolastico? Un genitore che non accetta la bocciatura del figlio per un 5 in condotta che non credo sia piovuta come un fulmine a ciel sereno, ma credo per esperienza clinica personale, sia semplicemente l’arrivo di un percorso ricco di note, richiami, convocazioni di genitori e sanzioni, sta facendo capire ad un figlio che non riconosce e rispetta le regole, che non si assume la sua responsabilità di genitore e la scarica sulla scuola “cattiva” che non comprende i problemi del figlio.

In questo modo cosa si pensa di insegnare ad un figlio?
Tu, figlio mio ti puoi pure comportare male che tanto ci pensa mamma a fare ricorso o a denunciare la scuola.
Prima di difendere un figlio a spada tratta e dargli il cattivo esempio, deresponsabilizzandolo e legittimando la sua condotta aggressiva, ci si deve fermare a riflettere per capire cosa lo porta a mettere in atto certi comportamenti e intervenire per cercare di rieducarlo, aiutandolo a riprendere la giusta direzione.

Quali sono i rischi di una iper-protezione genitoriale?

Molto spesso i genitori sono troppo protettivi nei confronti dei figli, arrivano prima, mettono spesso un paracadute, danno troppo velocemente una soluzione rapida e pronta.
PROTEGGERLI TROPPO SIGNIFCA CONDANNARLI, le esperienze forti della vita, i cosiddetti schiaffi in faccia, servono per svegliarsi, per sperimentare sulla propria pelle i limiti. L’esperienza aiuta a crescere e a diventare “grandi”, non nel senso fisico del termine, ma psichico, ossia maturi, quindi coscienziosi. Ciò che fa impressione è il grado di maturità di certi ragazzi che purtroppo rispecchia troppe volte quello dei genitori.
Nessuno mette in dubbio che la normalità sia quella di volerli proteggere e tutelare sempre, soprattutto di fronte ai pericoli e ai fallimenti e di facilitargli la vita, anche se tante volte si è mossi da un egoismo persale e si agisce per facilitare la propria vita, ma spesso si rischia di essere troppo presenti, di prendere anche il loro posto e di trasmettergli un messaggio non educativo.
Non bisogna, quindi, fare l’errore di difendere i figli a tutti i costi, colpevolizzando gli altri: è necessario assumersi la responsabilità da genitore e intervenire altrimenti non si fa altro che deresponsabilizzarli, sminuendo le loro condotte sbagliate che andranno solo a rinforzarsi, insieme alla loro onnipotenza, visto che si sentono spalleggiati anche da mamma e papà.
Il problema è evidente quando si approva tutto ciò che fa il figlio e si cede anche quando non si dovrebbe, perché in questo modo gli si sta insegnando che ha solo diritti e non doveri. I figli non devono essere giustificati su tutto, altrimenti non capiranno mai il senso del limite, i confini, la morale, le regole e la responsabilità.
Comprendere il perché delle loro azioni, cosa li ha spinti a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro è fondamentale nella relazione genitore-figlio.
Giustificare significa legittimare e rinforzare un comportamento anche patologico, comprendere significa sapergli dire no, che hanno sbagliato ma facendogli capire dove, come, quando e perché, riflettendo sulle conseguenze delle loro azioni a più livelli, dal personale al relazionale.
Ma se chi deve far da guida non sa che strada prendere e dà un esempio completamente sbagliato, è normale che un figlio si comporti così. D’altronde, anche loro sono vittime di un fallimento educativo.

 

di Maura Manca