madre figlio

Non dimentichiamoci di dirgli che siamo orgogliosi di loro


Dott.ssa sa, sono molto orgogliosa di mio figlio”. “Glielo ha mai detto?” Le domando io, “perché per un figlio è importante sapere che un genitore è orgoglioso di lui. È inutile che lo dice agli altri, lo dovrebbe dire a lui, perché è lui che ne ha bisogno, non gli altri”.

L’errore che spesso commettono in buona fede troppi genitori, è parlare bene dei propri figli, decantare le loro doti e qualità agli altri, facendo vedere alle altre persone l’orgoglio che si nutre nei loro confronti. Si tende a farlo con gli altri e a non rivolgere queste frasi di elogio e di supporto direttamente a loro, dando troppo spesso per scontato che loro lo sappiano, che lo capiscano, che sia implicito, dimenticandosi che non è così, anzi funziona al contrario.

Un figlio ha bisogno di sapere che il genitore è orgoglioso di lui, non lo deve immaginare, lo deve sapere, ha bisogno di essere riconosciuto da una madre e da un padre, di sapere cosa pensano realmente di lui. È una delle frasi che i bambini e gli adolescenti mi ripetono più spesso, pensano che il genitori non li stimino, credono di non fare e di non essere mai abbastanza, soprattutto quando vedono che magari si spendono parole positive per i figli degli altri o per i propri amici.

Scatta la gelosia, la frustrazione, la competizione, come spesso accade anche dentro casa quando si tende a fare i paragoni dal “guarda tuo fratello o tua sorella”, al “gli altri cosa hanno fatto o quanto hanno preso”. Ci si deve fermare sulle prestazioni e sulle emozioni del figlio e imparare a lodarlo quando serve, altrimenti gli arriverà il messaggio che quando c’è da criticare, sgridare o riprendere, i genitori sono sempre pronti e quando c’è da dirgli anche un semplice “bravo” e “sono orgoglioso di te”, sembra scatti la paura ed il timore.

Quanti adulti sono cresciuti con la ricerca dell’approvazione da parte dei propri genitori, quante madri e quanti padri avrebbero voluto quel riconoscimento e approvazione da parte loro? Anche per questo non ci si deve mai dimenticare di equilibrare anche le parole in uscita, controbilanciandole agli aspetti negativi.

Non si deve aver paura di perdere un ruolo davanti ai loro occhi, non si deve aver paura che un figlio si accontenti. Erroneamente si crede troppe volte che la motivazione parta dall’insuccesso, dalla frustrazione, è quello che troppe volte ci hanno fatto credere, mentre la vera motivazione parte dal successo perché il riconoscimento da parte di un genitore funge da rinforzo positivo e da stimolo per impegnarsi ed andare avanti e va ad alimentare l’autostima di un figlio e a mettere delle basi solide per strutturare un adeguato valore personale e un’idonea auto-efficacia.

Non arriviamo a trovarci nella condizione di farci rinfacciare che si sarebbero aspettati qualcosa di più da noi, non custodiamo silenziosamente l’orgoglio nei loro confronti per poi un giorno dovergli dire “le cose che non ti ho detto”.

di Maura Manca