preadolescenza

“Non lo capisco più!”. Genitori alle prese con le sfide della preadolescenza


La preadolescenza (dai 9-10 ai 12-13 anni) rappresenta un momento delicato dello sviluppo, una fase del ciclo vitale in cui l’identità personale è chiamata ad affrontare importanti trasformazioni sul piano dell’immagine del sé, del rapporto con i genitori, del rapporto con gli altri, dell’identità di genere in connessione alla maturazione sessuale.

Nella ricerca di emozioni e sensazioni nuove, i ragazzi possono sperimentare sentimenti e vissuti contrastanti: impulsività (che li spinge a raggiungere la massima gratificazione nel tempo più breve possibile), insicurezza, desiderio di trasgredire le regole per affermare la propria autonomia e indipendenza dai genitori, emulazione dei coetanei.

I ragazzi possono assumere una posizione di critica e contestazione delle regole e del ruolo genitoriale e i genitori possono sperimentare, a loro volta, difficoltà nel comprendere i nuovi comportamenti e le nuove sfide lanciate dai propri figli, fatica nel gestire il conflitto che da essi inevitabilmente sembra scaturire, tanto da avere la sensazione di non riconoscerli, di non riuscire più a comunicare con loro, di essere costantemente “messi alla prova”.

I genitori possono vedere i propri figli come costantemente arrabbiati, infelici, non motivati, facilmente irritabili. Tali atteggiamenti, però, possono rappresentare ed esprimere una grande varietà di stati d’animo e vissuti. I ragazzi possono, effettivamente, sfidare i propri genitori e gli adulti di riferimento per verificare quanto essi si dimostrano in grado di accettarli e reggere le loro nuove e diversificate esigenze. Il ruolo dei genitori viene, così, costantemente sollecitato, tra la necessità di mantenere fermezza e chiarezza e il bisogno di elasticità.

Come reagire, dunque, all’ambivalenza e come gestire la frustrazione che si sperimenta?

È fondamentale analizzare e comprendere più profondamente quei comportamenti che si ha la sensazione di dover fronteggiare, tollerandone l’ambivalenza, oscillando in modo flessibile tra desideri di indipendenza e bisogni di rassicurazione espressi dai ragazzi. È importante osservare comportamenti e reazioni dei ragazzi mettendosi in discussione, riflettendo sulla relazione e sulle comunicazioni che si condividono, valutandone non solo le conseguenze ma anche gli antecedenti, le motivazioni, le situazioni che le hanno determinate.

Osservare i comportamenti specifici e quotidiani dei ragazzi, senza generalizzare sulla loro condotta, può aiutare a focalizzarsi sui piccoli cambiamenti e sulle piccole trasformazioni che ogni giorno si verificano, attribuendo loro un significato e una specifica funzione evolutiva. Non focalizzarsi, dunque, sui ragazzi cercando di cambiarli o di impedirne le sfide e la ricerca di autonomia, quanto piuttosto sulle specifiche situazioni di difficoltà e fatica, riflettendo anche sulle proprie reazioni e sui propri atteggiamenti.

Sebbene sia difficile adattarsi ai cambiamenti che sembrano verificarsi in modo così rapido, è necessario non dare per scontato che un nuovo comportamento si riveli di certo negativo. È un’importante fase del percorso evolutivo, nuova e sconosciuta anche per i ragazzi: solo sperimentandosi e sentendosi sostenuti potranno assumere in modo consapevole la loro nuova identità.

 

Redazione AdoleScienza.it

 

Riferimenti Bibliografici

Crocetti G., Agosta R. (2007). Preadolescenza. Il bambino caduto dalle fiabe. Ed. Pendragon. Bologna.

 Family Education. When your child becomes a preteen. Post published on: http://life.familyeducation.com/tween/teen/51062.html

 

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