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Non si deve mai smettere di giocare con i figli, neanche quando diventano grandi


Con il trascorrere degli anni, man mano che i figli crescono, si smette di giocare con loro, di ridere e di divertirsi insieme a loro.

Ci si dimentica dell’importanza del gioco nella crescita, come se fosse una “cosa da bambini” e si tende a dare spazio a cose più “importanti”. Quando sono piccoli, divertirsi insieme ai figli, almeno per la maggior parte dei genitori, è una condizione normale ed automatica, ma dovrebbe esserlo anche quando crescono e diventano adolescenti.

E invece che succede nella maggior parte delle famiglie?

Cambiano le priorità e i doveri prendono il sopravvento, si parla di scuola, compiti, del loro modo di rapportarsi ai genitori, del fatto che non rispettano casa e le regole. È vero che non sono più bambini e che sono grandi e quindi dovrebbero avere anche dei doveri, ma è vero che la capacità di giocare e di mettersi in gioco deve essere trasmessa ai figli.

Nella crescita c’è bisogno anche di questi momenti, del ridere, del fare qualcosa insieme, che non siano attività inerenti solo i doveri scolastici e familiari.

Molti genitori sembra si dimentichino come si fa, altri hanno paura di perdere il ruolo genitoriale, ma non è così, un genitore che ha la capacità di giocare, di mettersi in gioco, di farsi prendere in giro e di essere autorevole quando serve, è un genitore che verrà rispettato e riconosciuto maggiormente nel suo ruolo perché viene visto più vicino.

Quello che i ragazzi mi raccontano è proprio l’assenza di complicità con gli adulti, il fatto che il rapporto sia sempre pesante e che le poche volte in cui si gioca, si scherza e si ride siano molto belle, “Non so cosa gli sia preso oggi, abbiamo riso e abbiamo giocato”, mi disse una ragazza di 16 anni quasi con stupore e meraviglia.

Da un lato è vero che l’adolescenza è una fase della crescita in cui il ragazzo mette in discussione i genitori, li rifiuta, pretende i propri spazi, si chiude in se stesso, ha altre priorità come gli amici e gli innamoramenti di turno e sembra infastidito dalla presenza dei genitori, ma ci siamo mai chiesti perché?

Gli adulti spesso rimangono ancorati ad un’idea di figlio che non è. I figli, però, sentono di non corrispondere alle aspettative genitoriali e si ribellano a questo atteggiamento, vorrebbero che anche i genitori fossero più morbidi e complici con loro, soprattutto in determinate occasioni.

Vorrebbero essere riconosciuti, compresi ed accettati per quello che sono, nei loro pregi e nei loro difetti.

In fin dei conti anche ad un genitore fa bene riprendere un rapporto con un figlio, condividere con loro dei momenti divertenti, perché significa conoscerlo, sapere come ragiona, cosa pensa, cosa gli piace, come si approccia alla vita, significa ricreare un dialogo basato anche su altro che non sia solo ed esclusivamente “hai fatto i compiti?”, “a che ora torni?”, “hai riordinato la tua stanza?” ecc…


C’è bisogno di un equilibrio tra complicità e autorevolezza affinché i figli non vedano il genitore come un nemico e lo facciano entrare almeno in parte della loro vita.


Questo vuol dire accorgersi dei problemi eventuali, arrivare prima che accadano le cose, fare prevenzione e sfatare il mito che i genitori sono gli ultimi a sapere le cose.

di Maura Manca, Psicoterapeuta