scuola ok

Nuove famiglie, nuovi problemi da gestire per la scuola


In questi ultimi anni la scuola si trova ad affrontare una serie di nuove problematiche. Gli insegnanti si rendono sempre più conto che le classi sono abitate, di norma, da alunni che percepiscono essere sempre più diversi nei processi di apprendimento, negli stili di pensiero, nelle dinamiche di relazione e di attaccamento, nei vissuti famigliari, sociali e culturali (Ianes, 2013). Sono diventati ormai analizzatori abbastanza consueti della situazione personale degli alunni. La scuola, infatti, soprattutto nella fase dello sviluppo, riveste un ruolo fondamentale nella vita dei bambini che vi passano la maggior parte delle ore della giornata. Gli inseganti diventano per loro dei punti di riferimento importanti.

Per questa ragione il modello educativo adottato in ambito scolastico è una questione piuttosto delicata e trasversale che riguarda la cooperazione di più figure professionali. È infatti sempre più presente all’interno della scuola anche la figura dello psicologo. Non è più possibile applicare un modello didattico unico, ma serve utilizzare una prospettiva che sia indubbiamente più flessibile e aperta ai cambiamenti socio-culturali dal massiccio inserimento di bambini stranieri, al numero sempre più elevato di bambini che vivono in famiglie monoparentali, con genitori separati e coppie omosessuali. Non so se la scuola è pronta ad affrontare tutto questo perché serve anche buon senso, apertura e soprattutto elasticità mentale da parte di chi insegna a dei bambini in piena fase di apprendimento, per non commettere errori di comunicazione e condizionamenti. Non tutti i bambini hanno la stessa esperienza di vita e tanti di loro si trovano in tenera età a dover gestire problematiche familiari importanti che influiscono sul loro umore e interferiscono sull’apprendimento, andando ad intaccare le funzioni cognitive relative alla attenzione, concentrazione, memoria e su quelle comportamentali come l’irrequietezza, l’irritabilità e l’iperattività.

Sono sempre più i bambini che hanno i genitori separati o divorziati, che vivono in un nucleo monoparentale, che hanno dovuto affrontare precocemente il lutto di uno dei due genitori, oppure che hanno due famiglie, le famose faglie allargate. C’è chi vive i nonni e c’è chi è cresciuto dalle tate.

Per questa ragione gli insegnanti devono tenere conto di queste problematiche che possono anche interferire in negativo sul rendimento scolastico e rallentare il processo di apprendimento. Il bambino si trova a gestire conflitti emotivi profondi per cui può non riuscire ad incentrare pienamente le sue attenzioni sulla scuola. Questo può portare anche a problematiche da un punto di vista relazionale perché il bambino può andare incontro ad una chiusura e quindi ad una sorta di isolamento ed insicurezza, perdere fiducia nei rapporti e nei legami sentimentali. Ci sono però anche situazioni in cui il bambino scarica la propria rabbia sui compagni e la indirizza anche verso gli insegnati. Capita anche che diventino più nervosi e prepotenti, anche nei confronti di compagni più deboli. Soprattutto durante la preparazione delle recite, delle feste del papà e della mamma, i bambini rischiano di sentirsi “diversi”. Una particolare attenzione va rivolta anche agli argomenti trattati o ai “temini” dati del tipo: “parlami del tuo papà o della tua mamma” o scrivigli una letterina. I bambini non vanno MAI forzati, costretti a prendere posizioni che non devono prendere, vanno lasciati liberi di esprimersi. Non si deve assolutamente far passare il concetto di famiglia “normale” come quella costituita da un padre ed una madre che vivono sotto lo stesso tetto perché i bambini non hanno “colpa” delle scelte dei genitori e non si devono sentire anormali. Se nei disegni non riportano tutti e due i genitori, vanno lasciati liberi di esprimersi, mai costretti a fare quello che l’insegnante ritenete giusto, perché a volte subiscono e vivono delle situazioni estremamente conflittuali, e non bisogna creargli situazioni che alimentano ulteriormente il conflitto.

Bisognerebbe fare la festa di chi si occupa realmente del bambino, di chi ha un vero legame con lui e una valenza affettiva, non obbligatoriamente quella del papà o della mamma.

In questi casi gli inseganti devono stare attenti a come intervenire. I bambini non vanno puniti senza tenere conto della situazione che stanno vivendo o che hanno vissuto, per evitare ulteriori frustrazioni e traumi. L’insegante dovrebbe parlare con le persone che accudiscono il bambino per comprendere meglio la situazione. È vero che il processo educativo è più lungo e faticoso se si tiene conto delle problematiche individuali dei piccoli, ma è vero anche che oggi non si può prescindere dal farlo per essere più efficaci e per svolgere al meglio il ruolo di educatore.

Anche la scuola non deve abbandonare i bambini!

Anche la scuola deve tutelare i bambini!

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

Riferimenti Bibliografici

Ianes D. (2013). Bisogni educativi speciali ed inclusione. Erickson, Trento, IV ristampa ottobre 2013.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *