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Ogni bambino è unico. Come farli esprimere sfruttando le loro potenzialità?


Le risorse e le capacità dei bambini sono molto più grandi di quanto loro e gli stessi genitori possano pensare: tutto sta nel saper nutrire queste potenzialità!

Erroneamente si pensa che il talento sia per pochi e che l’intelligenza sia immutabile “ce l’hai o non ce l’hai”. No, ogni bambino se stimolato adeguatamente può tirar fuori risorse inaspettate. Il segreto risiede nel cominciare quando i figli sono molto piccoli, nella fase in cui esplorano di più, sono curiosi e sono delle “spugne” in grado di apprendere qualunque cosa.

In età prescolare, infatti, nella cosiddetta fase dei “perché”, dove incuriositi cercano di capire il funzionamento di tutto ciò che gli ruota intorno, è un terreno fertilissimo per poter sostenere le loro capacità.

Stimolarli attraverso il gioco, la narrazione di storie e fiabe, attività creative ma soprattutto spronarli a fare esperienze dirette coinvolgendo tutti i loro sensi (osservare, toccare, sentire, odorare, assaporare) servirà ad aprire la loro mente e aiutarli a imparare divertendosi.

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Troppo spesso, però, durante la crescita questi aspetti rischiano di passare in secondo piano: infatti, nel nostro lavoro quotidiano nelle scuole con bambini e ragazzi, emerge quanto siano più focalizzati sulla valutazione e sul giudizio da parte degli adulti e sperimentino troppa ansia da prestazione legata al rendimento scolastico, ai voti e ai risultati sportivi: tutto questo rischia di inibirli e di non dargli l’opportunità di esprimersi.


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Le conseguenze negative delle classificazioni e dei confronti sono che i bambini limitano la propria intelligenza, diventano meno curiosi, fanno meno domande, si inebetiscono e allentano i contatti con la propria genialità interiore”. Tratto dal libro Libera il genio di tuo figlio! di Andrew Fuller, Erickson.

Attenzione, perché tirar fuori il “genio” che si trova in ognuno di loro non significa pressarli e bruciare le tappe di sviluppo, altrimenti il rischio è di rinforzare le loro insicurezze, la paura di fallire e di non essere all’altezza, soprattutto in una fase di crescita e di strutturazione della propria identità.

Come è possibile stimolarli senza pressioni?

Il detto “sbagliando si impara” deve essere una sorta di mantra alla base di ogni loro esperienza: sbagliare infatti non significa fallire. Inizialmente fare le cose male è un passaggio fondamentale per poter poi migliorare e realizzarle nel modo migliore; fare errori li aiuterà a mettersi in gioco, a tollerare le frustrazioni e a impegnarsi per raggiungere degli obiettivi.

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“Ricordate a vostro figlio che il suo cervello è come un muscolo e che può diventare più forte e intelligente con l’esercizio”. Tratto dal libro Libera il genio di tuo figlio! di Andrew Fuller, Erickson.

Aiutiamoli a pensare, a riflettere sulle cose in modo tale che gradualmente abbiano gli strumenti e la capacità critica di poter fare delle scelte.

Bisogna trasmettergli il messaggio che apprendere e imparare cose nuove può essere anche divertente e non legato unicamente a un voto, con il quale spesso si identificano “Ho preso 10 allora valgo tanto, ho preso 4 quindi significa che non valgo niente”.

Inoltre dare l’opportunità ai figli di fare varie esperienze è il regalo più grande che gli possiate fare, accompagnandoli nel percorso di crescita, senza però mai sostituirvi a loro.

“Il vostro ruolo di genitori non consiste nel risolvere i problemi dei vostri figli, ma nel sottoporre loro problemi e fornire loro l’opportunità di fare esperienze nuove in un contesto di amore, sostegno e incoraggiamento. Se lasciate che i vostri figli si scontrino con i problemi e provino ad affrontarli, lo sviluppo del loro cervello ne sarà favorito. Siate pronti a sostenerli, incoraggiarli, tirarli su di morale, ma non sostituiteli nella soluzione di ogni difficoltà. A lungo termine, non è di alcun aiuto coccolarli, assecondarli in ogni loro capriccio, permettere loro di evitare ciò che li rende ansiosi o risolvere i loro problemi”. Tratto dal libro Libera il genio di tuo figlio! di Andrew Fuller, Erickson.

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di Redazione AdoleScienza.it