Dialogo genitori - figli

“Ora lo faccio”, ma poi non lo fanno mai. Quanto fa arrabbiare un genitore?


“Sì, ora lo faccio!” ma non lo fanno mai. Credo che sia uno degli atteggiamenti dei figli che urti maggiormente un genitore.

Obiettivamente si tratta di una tipica frase adolescenziale detta per prendere tempo, per non dire espressamente che non si ha minimamente voglia di fare ciò che è stato richiesto dal genitore oppure utilizzata come strategia nella speranza che il padre o la madre cedano e alla fine lo facciano loro.

È una delle condizioni che, insieme al disordine, attiva maggiormente discussioni e litigate.

Da un lato, ci sono i genitori che non capiscono il perché i figli non debbano fare mai ciò che promettono, anche se si tratta del minimo indispensabile. “Ma cosa gli costa farlo!?”, “Perché mi dice sempre sì e poi non lo fa mai!?”, si chiedono spesso.

Insomma, un atteggiamento che infrange le aspettative del genitore che vorrebbe, invece, che il figlio in qualche modo faccesse capire di essere anche lui membro della famiglia e che non tutto gli è dovuto.

Dall’altro lato, ci sono i figli che si “stressano” per la pressione (a detta loro), esercitata dai genitori: la loro risposta più frequente è“L’avrei fatto!”; non si sa mai in che epoca e se realmente sarebbe successo, ma sono sempre pronti a cavarsela sostenendo che l’avrebbero fatto.

Alla fine, un po’ come tutti i problemi alla base delle discussioni e delle litigate in famiglia, soprattutto quando si è alle prese con figli adolescenti, si tratta di incomprensioni nella comunicazione tra genitore-figlio, di aspettative non corrisposte, di punti di vista differenti e di bisogni diversi.

È quell’eterno braccio di ferro, a volte indispensabile per la crescita di un figlio che tenta in qualche modo di individuarsi dai modelli e dalle figure genitoriali e di diventare, anche attraverso queste piccole ribellioni e messe in discussione, una persona separata e indipendente.

I ragazzi mettono se stessi prima di ogni cosa, il loro mondo, le loro priorità che non corrispondono quasi mai alla lista delle priorità di madri e padri.

Bisognerebbe accettare anche questi momenti di incontro-scontro, ovviamente senza far crescere un figlio come un principino che non può mai essere forzato, ma con un giusto equilibrio tra il vincere e perdere.

Ci si deve ricordare, infatti, che il rapporto genitore-figlio non deve essere una sorta di gara in cui uno vince e l’altro perde, si tratta piuttosto di una partita da giocare insieme, a volte con, a volte contro, ma sempre con la finalità di rendere i figli autonomi e di fare il loro bene, anche quando non lo capiranno.

di Maura Manca