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Perché il rientro alla routine quotidiana e il pensiero della scuola è così pesante per genitori e figli? I consigli per partire con il piede giusto


Dopo una vacanza, uno stacco dalla routine quotidiana, dai “doveri”, da ciò che siamo obbligati a fare, la ripartenza è sempre un momento di stress più o meno intenso.

Esiste una componente fisica e fisiologica per cui il corpo deve cambiare ritmi e riprendere quelli legati al lavoro e alle esigenze di tutti i giorni. Nello stesso momento cambia anche l’intensità con cui viviamo le cose e l’approccio che abbiamo nell’affrontare la giornata. Nella fase di ripartenza troppo spesso si parte con un’ansia anticipatoria completamente inutile, si pensa già al giorno del rientro, alla pesantezza del momento, al fatto che non ne abbiamo minimamente voglia e quindi, di conseguenza, diventa tutto ancora più pesante di quanto magari in realtà è.


E’ il nostro atteggiamento mentale che dobbiamo cambiare, perché siamo dei campioni a vedere prettamente gli aspetti negativi a discapito di quelli positivi. Non serve veramente a niente crearsi i problemi in anticipo, non cambia la situazione, se servisse a qualcosa lo capirei, ma rovinarsi anche giorni in cui si potrebbe stare bene effettivamente non ha senso.


Partirei quindi con il dare il giusto tempo e peso alle cose. Obiettivamente è molto più facile a dirsi che a farsi e se fosse così semplice non avremmo bisogno di psicologici, mental coach, coach life e chi più ne ha più ne metta che ci riempiono di consigli su come ripartire con il piede giusto, ma se i giornali e i blog riempiono le pagine di argomentazioni sul rientro, evidentemente non siamo poi così bravi.

Cosa scatta quindi nella nostra testa?

Abbiamo sperimentato la libertà, perché lavoro e scuola li viviamo come una costrizione, e dopo averla assaggiata mentalmente e fisicamente, il sol pensiero di incastrarsi nuovamente nel traffico, nelle discussioni quotidiane dal ritardo al disordine, passando per i compiti, diventa un pensiero claustrofobico, soffocante direi. Non ci mancava affatto la sensazione di essere sempre in ritardo su tutto e di avere sempre troppe cose da fare, come se il tempo non bastasse mai: tanto anche se avessimo una giornata di 48 ore, riusciremmo a riempire anche quella.

È un po’ come tornare a combattere la battaglia contro il tempo, rimettersi l’armatura che non avevamo veramente voglia di riprendere. E’ comunque una battaglia persa perché al tempo di noi non importa assolutamente niente, dobbiamo quindi trovare il nostro tempo e smetterla di fare battaglie perse, accettando la nostra vita e facendo cambiamenti dove serve farli, senza che rimangano come ogni anno i soliti buoni propositi illusori di qualche settimana che servono solo ad accumulare sensi di colpa nell’armadio.

E POI CI SONO I FIGLI, E LORO COME VIVONO LA RIPARTENZA? PERCHÉ PER I BAMBINI E GLI ADOLESCENTI IL RIENTRO A SCUOLA PUÒ ESSERE COSÌ PESANTE?

Anche i figli hanno assaggiato la libertà per tanti mesi, direi troppi, svincolati soprattutto da orari di entrata e di uscita, dall’ansia delle interrogazioni, dei compiti e dalle discussioni sulla scuola con i genitori. In tanti non hanno fatto i compiti delle vacanze e li faranno all’ultimo secondo, altri non li faranno affatto e altri ancora sono stati “diligenti”, hanno obbedito ai genitori e hanno studiato tutta l’estate. Dopo tutta questa libertà, ripensare di doversi incastrare nuovamente negli spazi chiusi, dentro una classe, in quelle sedie scomodissime a patire caldo e freddo in base alla stagione, a dover chiedere il permesso per tutto anche per andare in bagno, non che sia sbagliato, ma nella loro testa pesa il pensiero, visto che a casa tendenzialmente hanno troppe poche regole: dover far silenzio e obbedire a ciò che dice un professore, dopo mesi che si è fatto un po’ quello che si voleva, può essere un problema.

In più c’è il fatto che in genere, i figli, i bambini un po’ meno perché crollano prima, invertono il giorno con la notte e fargli risvegliare presto la mattina, perlopiù per andare a fare una cosa che non gli va di fare, è decisamente un trauma, perché se dovessero farsi gli affari loro, anche l’adolescente più svogliato sente addirittura la sveglia e si alza da solo, i famosi miracoli che i genitori non capiscono e che prendono semplicemente il nome di “interesse personale”.

Il genitore spera sempre che al figlio interessi la scuola e che sia una delle sue priorità ma credo che sia una battaglia persa da generazioni e generazioni. Pesa a livello mentale per grandi e anche per i piccoli riprendere le corse quotidiane per non fare tardi, il “muoviti”, “siamo in ritardo” perenne, come se la vita sfuggisse e fosse sempre una rincorsa.

Pesa l’atteggiamento mentale che abbiamo nell’affrontare le cose perché il figlio viene spodestato dal podio delle attenzioni e il primo posto viene ripreso di forza dai compiti e dallo studio. La scuola ha la capacità di riprendere in un battibaleno il suo ruolo principale.

Anche cambiare abbigliamento è un problema, soprattutto per gli adolescenti che sono in fase di conferme e di omologazione di massa, molti dovranno rimettere la divisa, altri un abbigliamento idoneo alle mura scolastiche. Sono tutte condizioni che al solo pensiero generano una sorta di soffocamento, di pesantezza e in tanti casi anche ansia che  può generare in alcune situazioni una vera e propria “sindrome da rientro”.

Quando la condizione mentale del rientro diventa troppo pesante da gestire e c’è quasi un rifiuto, si può manifestare anche con una costellazione di sintomi quali: pesantezza emotiva, stanchezza eccessiva anche immotivata, nervosismo, irritabilità ed irascibilità, difficoltà di addormentamento o risvegli notturni, comunque sonno disturbato, nausea, mancanza di appetito o al contrario spostamento delle tensioni sul cibo, dalle abbuffate all’inappetenza.

Il corpo sta mandando dei segnali di allarme molto chiari che generano una condizione psico-fisica di stress. Bisogna ascoltarli, rendersi conto che si sta dando un peso eccessivo al rientro alle attività quotidiane e cambiare rotta perché se si parte con il piede sbagliato diventa tutto più difficile e pesante.

DETTO QUESTO AFFRONTEREI IL PROBLEMA CHE LA SCUOLA E IL LAVORO NON SONO UNA PRIGIONE.

La paura è quella di non avere più tempo libero, spazi ricreativi e di relax, ma di dover “pensare nuovamente a tutto”. Se c’è questa paura significa che il tempo che ci siamo ritagliati durante l’anno per noi era veramente insufficiente e che dobbiamo essere più bravi e ricordarci che esistiamo anche noi, non solo il lavoro e i doveri quotidiani. A volte basta poco, anche pochi minuti, ma devono essere intensi, devono essere solo nostri, senza pensieri che schizzano impazziti nella testa, perché altrimenti, anche le pause, si trasformano in stress. Non dipende neanche dal posto in cui siamo, come credono in molti, dipende dal nostro atteggiamento mentale.

Staccare la spina significa buttare tutto fuori in quel momento, senza telefoni e pensieri, ma solo attivando la connessione wi-fi con noi stessi.

Per i bambini e gli adolescenti, invece, la paura più grande è quella di non avere più tempo per uscire come prima, per stare con gli amici o per i più piccoli semplicemente giocare. Molti bimbi mi dicono che hanno paura che il genitore non gli dedichi più del tempo, che non giochi più con loro, mentre altri hanno paura di perdere le amicizie nuove che hanno costruito durante l’estate. Il timore di non avere più tempo è legato al pensiero di essere nuovamente sommersi dai compiti e da tutte le mille attività extrascolastiche da cui sono oberati i figli.


Il compito del genitore è di insegnare anche a loro a dare il giusto peso ai loro impegni, di riportarli gradualmente alla “tabella di marcia”, inserendo pezzetto dopo pezzetto tutte le attività. Una ripartenza a bomba è veramente nociva per il corpo e per la mente e si ripercuote nell’assetto familiare.  


Il genitore deve far capire al figlio, cosa che avrà già fatto tendenzialmente invano gli anni precedenti, che la scuola diventa un limite alla possibilità di fare ciò che piace quando non si sta attenti alle lezioni in classe (significa fare la metà del lavoro in classe), quando si accumulano i compiti, si rimanda ciò che si deve fare e si trascinano per ore le materie da studiare. In questo modo è normale che non ci sia mai il tempo, che viene inevitabilmente bruciato da discussioni potenzialmente inutili e dalla ricerca della voglia perduta.

Se si infilano le scarpe della costanza e si parte con il piede giusto, si riuscirà a ritagliare il tempo anche per fare altro, per uscire e divertirsi: piccolo promemoria da mandare via WhatsApp ai figli, visto che ormai leggono solo il cellulare.

Quindi apriamo le porte alla positività e pensiamo che comunque siamo riusciti a goderci una vacanza, che si chiama vacanza perché ha un inizio e una fine, altrimenti diventerebbe routine anche quella, che abbiamo scaricato e ricaricato le pile per cui siamo pronti per ripartire. Cerchiamo gli aspetti belli, le risate con gli amici, le chiacchierate con i colleghi, l’attività sportiva (che sarebbe importante fare) e ai ragazzi ricordare che durante l’anno si fanno anche tante cose divertenti, le risate in classe, gli scherzi, gli innamoramenti ecc….

In sintesi, se vogliamo gestire le paure, non dobbiamo mai alimentarle, se pensiamo prima di partire che sarà difficile arriveremo già appesantiti e tesi e ci sembrerà più difficile di quello che realmente è.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

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L’articolo è tratto integralmente dal mio blog de L’Espresso AdolesScienza