Cattive abitudini dei genitori

Perché non fare i compiti al posto dei figli?


Un’indagine presentata durante il “Bett educational technology trade-show” svoltosi a Londra nel gennaio 2014 (evento dedicato all’insegnamento) ha riportato che:

1 genitore su 6 svolge regolarmente i compiti al posto del figlio e,

1 su 10 dichiara di averlo fatto per evitare i capricci.

Un dato sconcertante è che il 42% dei genitori  intervistati ha dichiarato di sentirsi soddisfatto quando il figlio prende una bel voto su un compito eseguito interamente da loro.

Lo studio riporta anche che 1 coppia su 20 discute regolarmente a casa sulla gestione dei compiti dei propri figli, ma dalla pratica clinica apprendiamo che la scuola rappresenta una delle preoccupazioni primarie e uno dei fattori che creano maggiore stress in famiglia, per via delle litigate tra genitore e figlio su tempi e modalità. I genitori reclamano sempre lo scarso impegno e valore attribuito alla scuola, la domanda che ci fanno sempre è: “come è possibile che non capiscano che lo fanno per loro?”,  “è per il loro bene, per il futuro!”. La coppia genitoriale litiga molto di frequente per “colpa” dei compiti del figlio; si accusano a vicenda di essere troppo lascivi, di non mettere troppe regole, che serve l’insegnante di ripetizioni, “è così per colpa tua”, “tu lo aiuti troppo”, “non devi fare i compiti a posto suo”, a cui segue la classica risposta … “e allora fallo te!”.

L’aspetto più rilevante qual è?

Quando i genitori fanno i compiti al posto dei figli, dovrebbero almeno pretendere che rimangano vicino a loro e che li guardino, nel tentativo di capire qualcosa; non giocare a videogiochi, chattare tranquillamente con gli amici, guardare la tv o ascoltare musica. Questo atteggiamento è totalmente diseducativo, non siete la servitù dei figli, ma i genitori! È normale che più del 70% dei genitori ha dichiarato che i loro figli erano felici di sedersi e guardarli fare i loro compiti.

Fare i compiti al posto dei figli significa rubargli uno spazio fondamentale di apprendimento e di autonomia. Il senso dei compiti a casa è quello di valutare la comprensione delle materie spigate a scuola, di fissare le argomentazioni spiegate, di confrontarsi anche con se stessi, di verificare le proprie capacità e i propri limiti. Serve per sperimentare un senso di autoefficacia, che è fondamentale per il rinforzare l’ autostima. È importante anche sperimentare la giusta frustrazione di non riuscire subito nelle cose, per imparare a tollerare questi stati. Soprattutto in questi casi l’adolescente deve ricorrere a strategie di risoluzione dei problemi (problem solving) che attivano e stimolano le abilità mentali. Non dimentichiamo che gli adolescenti di oggi hanno “Professor Internet“, che è onnipresente e onnisciente, da interpellare in ogni momento o, le chat con “gruppo scuola“, dove fanno le foto ai compiti e le fanno girare tra tutti i membri del gruppo.

I compiti hanno un valore fondamentale anche perché stimolano l’autodisciplina e la responsabilizzazione. È importante che gli adolescenti apprendano di accettare la fatica della ripetitività e sperimentino l’efficacia della costanza nello studio. Se non dovessero fare i compiti, è giusto che si assumano la responsabilità delle proprie azioni e le conseguenze, prendendo una nota o un brutto voto; in modo tale che imparino anche che nella vita esiste il concetto di riparazione per cui è possibile, appunto, riparare ai propri errori.

Genitori, non privateli di tutto questo, è giusto che sviluppino un senso di responsabilità tale da capire il significato dei compiti a casa, per poi riuscire a farli in completa autonomia. Se vi sostituite rinforzate solo la dipendenza che si manifesterà anche in altri contesti di vita. Allora non lamentatevi se delegano tutto a voi e non sanno fare le cose da soli; il senso della scuola e aiutare i ragazzi nel percorso della crescita a diventare autonomi e indipendenti. Che farete poi, vi prenderete pure una laurea?

Perché allora i genitori fanno i compiti ai figli?

A volte i genitori si inteneriscono perché vedono i figli in difficoltà o perché hanno troppi compiti e non sanno da dove iniziare. Intervenire in questa fase è un errore perché così non imparano ad organizzare il tempo e la gestione delle materie da studiare. Bisogna tenere bene a mente che quello che si apprende nelle fasi dello sviluppo diventa uno schema mentale che corrisponde ad un comportamento che verrà riproposto anche in epoche successive e in contesti differenti dalla scuola, come quello lavorativo. Se si crede di fargli del bene ci si deve rendere conto che in questo modo si sta facendo solo il contrario.

Un’altra motivazione è quella che, i genitori, sono contenti quando il figlio va bene a scuola e prende bei voti e preferiscono che prenda un voto più alto con il loro aiuto, che una sufficienza in autonomia. Il voto sembra quasi un parametro di giudizio personale. Attenzione, in questo modo si insegna che loro non sono in grado di riuscire a prendere voti alti da soli, che sono “sufficienti” o addirittura “insufficienti”, fattore che va ad intaccare negativamente l’autostima dell’adolescente.

Per uno sviluppo equilibrato dell’adolescente è fondamentale anche la relazione con il genitore, basata sul fare le cose insieme, magari senza stress e tensione, senza critiche e soprattutto senza aspettative.  Purtroppo  l’aspetto relazionale tra genitore e figlio, il fare insieme le cose, si è perso e si cerca sempre la strada più breve, la soluzione più rapida per risolvere il problema anche in termini egoistici. Fa comodo più al genitore che il figlio non abbia problemi a scuola!

Allora quando intervenire?

Il genitore è giusto che intervenga quando il figlio, dopo aver provato a risolvere il “problema” compiti  in maniera autonoma, chiede aiuto. Allora ci si può sedere con loro, vedere quello che hanno fatto, in modo tale da spiegargli dove hanno sbagliato, facendoli ragionare sull”errore, NON facendo gli esercizi a posto loro. Le cose si fissano nella memoria e quindi si apprendono dopo che si sono comprese.

Aiutare i figli in difficoltà va bene e ha una valenza educativa positiva, sostituirsi a loro NO, significa rubare un loro spazio di crescita e sperimentazione.

Genitori ricordatevi anche di valorizzare i successi e di non criticare gli errori.

di Maura Manca

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