pokemon-go-2

Pokemon Go, il nuovo gioco virale sta contagiando tutti! Ma quali sono i rischi?


Pokemon Go, la nuova applicazione per smartphone, desiderata con trepidazione e lanciata prima negli Stati Uniti, Nuova Zelanda e Australia, sta facendo impazzire tutti. Ha già raggiunto il boom dei download e anche in Italia può essere scaricata sul cellulare in questi giorni.

Il gioco dei Pokemon, nato circa 20 anni fa, è tornato di moda e in poco tempo è diventato un fenomeno virale capace di coinvolgere, non solo bambini e ragazzi ma anche adulti, tutti a caccia di queste creature immaginarie in luoghi reali.

Pokemon Go si serve della realtà aumentata: i giocatori, attraverso la connessione ad Internet, il GPS e la fotocamera, possono andare in giro per la città a scovare, attraverso lo smartphone, i Pokemon che si trovano nelle loro vicinanze. Questi, infatti, compaiono sullo schermo del telefono, dove c’è la riproduzione virtuale del luogo in cui si sta camminando: basta vagare per strada con l’app accesa per “incontrare” i Pokemon, dal giardino di casa, ai monumenti, ovunque si vada. L’obiettivo è quello di catturarli, allenarli, scambiarli con altre persone e farli combattere.

La moda di andare in giro con Pokemon Go è diventata talmente tanto estesa da attivare, per motivi di sicurezza, il divieto di gioco in molti luoghi pubblici, come ad esempio la metropolitana di New York.

Un fenomeno alquanto sconcertante in cui l’app, se non utilizzata con attenzione, può esporre, soprattutto i più giovani, ad alcuni rischi che è importante conoscere.

1. Il gioco utilizza la geolocalizzazione tramite il GPS, uno strumento che non tutela la privacy e che anzi può creare terreno fertile per adescatori pedofili e adulti malintenzionati. Una caratteristica del gioco è, infatti, quella di creare delle squadre con altri sconosciuti che utilizzano l’app. Come per le altre attività online, il monitoraggio da parte dei genitori è fondamentale: non tutti quelli che scaricano l’applicazione, possono avere gli stessi buoni propositi di gioco.

2. La realtà aumentata e la sovrapposizione tra reale e virtuale creano una sorta di stimolazione che può favorire la dipendenza dal gioco, con il rischio di perdersi per ore alla continua ricerca di Pokemon. È importante dare dei limiti di utilizzo e di tempo, cercando di capire quando è il gioco che prende il sopravvento su di noi, quando non riusciamo a mettere un punto.

3. Nel momento in cui posso compiere qualsiasi tipo di azione con lo smartphone si mantiene per un numero eccessivo di ore la continuità in una realtà digitale; in più queste nuove tecnologie sono in grado di coinvolgere tutti i sensi, amplificando maggiormente lo stimolo. L’altissima definizione degli schermi permette di avere un’immagine talmente tanto realistica che la riproduce quasi come la visione di un occhio umano. Questo aspetto potrebbe comportare una sorta di confusione maggiore nel distinguere il reale dal digitale. Tutti questi aspetti legati alle nuove tecnologie, se non contenuti e contestualizzati possono avere conseguenze negative a livello individuale e relazionale.

4. L’app porta a muoversi dappertutto, nelle zone della città, con lo sguardo sempre rivolto allo schermo dello smartphone, con la possibilità di incorrere in incidenti stradali o di ritrovarsi in luoghi isolati, mettendo a repentaglio la propria sicurezza. Pur di arrivare alla “conquista” del maggior numero di Pokemon possibili le persone stanno iniziando a prendere iniziative senza ragionare sui rischi effettivi e sul senso di quello che fanno. Ci sono già i primi contusi, i primi incidenti e se si continua così ci scapperà pure il morto.

 

Dov’ è il problema? Quali sono i rischi?

 

Un gioco NON può invadere la vita delle persone e condizionare i pensieri e le attività. Significa essere vulnerabili a livello psicologico, significa essere condizionabili e rischiare di perdere il confine tra il reale e il virtuale.

NON è una condanna o una critica al gioco, anzi, il gioco è fondamentale nella crescita e nella vita. Se si sfruttano gli aspetti positivi alimenta le strategie di risoluzione dei problemi, la velocità di pensiero nel dover prendere delle decisioni e fare delle scelte, senza dimenticare gli aspetti relazionali. Con i Pokemon tanti genitori giocano con i figli, altri creano gruppi e squadre favorendo la condivisione e la cooperazione.

NON si deve esagerare, il gioco non è realtà, non può mettere a rischio la propria salute, non essere messo in primo piano rispetto ad attività lavorative, al sonno o alle relazioni familiari e amicali.

Non può diventare un pensiero fisso, deve rimanere, divertimento, scarico.

Non è la quantità del tempo trascorso è l’intrusività nella psiche che crea i problemi.

 

“E’ solo un gioco!” Il ruolo degli adulti

 

Si tratta di un gioco accessibile a tutti, senza limiti di età, per cui bisogna conoscerlo nei dettagli ed evitare che possa essere utilizzato dai più piccoli, in maniera autonoma. Il problema è che sembra che gli adulti siano più accaniti dei figli nella ricerca patologica di questi Pokemon, dando un esempio negativo. Tanti ragazzi ci hanno contattato chiedendoci se fosse normale che i genitori stessero in giro per casa e per vie e strade a cercare Pokemon lamentandosi poi del loro stare sempre “attaccati” allo smartphone.

Con queste app, gli adulti devono sempre tenere gli occhi aperti e monitorare le attività online dei propri figli per tutelare la loro privacy e prediligere giochi fatti in sicurezza, in luoghi protetti e all’interno del solo gruppo di amici. Attenzione quindi nel pensare “è solo un gioco”!

Per il resto, buona caccia e ogni tanto alzate gli occhi e guardate dove mettete i piedi!

 

 

 

 di Maura Manca, Psicoterapeuta, Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza e

Redazione AdoleScienza.it

 

 

L’immagine riportata all’interno dello smartphone è tratta dal sito www.pokemon.com.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *