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Prima media: il passaggio più delicato da affrontare. Ecco perché


I piccoli ex-bambini e quasi adolescenti con il passaggio dalla scuola elementare a quella media o meno conosciuta, secondaria di primo grado, rivivono le preoccupazioni e le paure che hanno già vissuto alle scuole elementari. Con la conclusione del ciclo si ritrovano a dover operare una scelta della scuola e quindi a perdere il loro gruppo di amici per conoscere compagni e professori nuovi. Devono lasciare gli insegnanti, il gruppo classe per una nuova struttura di scuola dove ci sono molti più docenti, molte più materie, si è in un certo senso meno intimi e più “un numero” rispetto alle scuole elementari.  Ci sono anche degli insegnanti che si vedono solo poche ore con cui difficilmente si instaura un legame affettivo.

La cosa più importante è di NON minimizzare le loro paure anche se sembrano infantili e a volte quasi assurde e, nello stesso tempo, NON bisogna enfatizzare questo momento e passaggio della loro vita dandogli eccessiva importanza, parlando solo del passaggio, caricandolo di aspettative ed emotività.

Il passaggio alla scuola media spesso coincide con l’ingresso alla fase adolescenziale, per cui sono molto contenti di andare in una scuola dove ci sono anche ragazzi più grandi e dove saranno più autonomi ma, nello stesso momento, sono carichi di incertezze e insicurezze. L’aspetto che li spaventa maggiormente è di non trovarsi bene con i nuovi compagni, sono molto spaventati anche dal dover affrontare un nuovo metodo didattico, la rotazione degli insegnanti, con un sistema di valutazione più rigido e severo. L’altra preoccupazione è quella della possibile bocciatura che alle scuole elementari è un pensiero abbastanza lontano.

NO ALL’ANSIA ANTICIPATORIA.

In questa fase i genitori NON DEVONO ASSOLUTAMENTE GENERARE UN CLIMA DI ANSIA come per esempio “ora dovrai studiare di più”, “ti dovrai mettere sotto”, “adesso sarà tutto diverso”, devono ascoltare queste paure e preoccupazioni che sono lecite e man mano spiegargli di non mettersi questi problemi prima che inizi la scuola perché avranno tutto il tempo di imparare le nuove materie, di adattarsi alla nuova organizzazione perché è una scuola adatta e strutturata per i bambini più grandi come loro ed i professori sono lì per spiegare, non per mettere i bastoni tra le ruote.

LA SCUOLA NON E’ UNA PRIGIONE MA UNA RISORSA.

Emerge anche la paura di dover studiare troppo, di non avere più il tempo per giocare come prima, alimentata a volte dai fratelli più grandi o dai genitori stessi che gli ricordano che ora si dovranno “mettere sotto”. Una delle paure più grandi dei ragazzi è quella di non avere più tempo per uscire come prima. Non è così se partono con il piede giusto e imparano i trucchetti che li aiuteranno nella gestione dei compiti e del tempo libero. E’ importante che un genitore faccia capire ad un figlio che la scuola non è una prigione e che la ripresa dello studio non rappresenta un limite.In questo caso basterà spiegare che dopo che hanno fatto i compiti e il loro dovere possono giocare quanto vogliono, che avranno il tempo per divertirsi, dovranno solo man mano imparare ad organizzarsi meglio con un numero maggiore di materie da studiare e di compiti da fare.

LAVORARE SUL METODO DI STUDIO FIN DA SUBITO.

Il genitore deve lavorare tanto sull’autonomia e sulla responsabilizzazione, dalla gestione del quotidiano fino ad arrivare all’organizzazione scolastica. Basta seguire delle regole per non privarsi degli aspetti ludici e di svago. Per esempio, non accumulare mai compiti e le materie da studiare perché con la costanza si riuscirà a ritagliare sempre il tempo anche per fare altro, per uscire e divertirsi. E poi  spiegare l’importanza di stare attenti in classe alle lezioni perché significa aver fatto la metà del lavoro. Se i figli hanno già imparato un metodo di studio e sono organizzati, non avranno nessun tipo di problema.

IL PESO DELLA SCELTA DELLA SCUOLA.

LA FASE DELLA SCELTA DELLA SCUOLA È MOLTO DELICATA, sentono il peso di questa decisione e in genere scelgono o vogliono andare nella scuola dove ci sono gli amichetti, dove vanno anche gli altri che conoscono, con cui si trovano bene. Mi è capitato di seguire diversi ragazzi che non accettavano o condividevano le decisioni dei genitori, vissute come imposizioni, creando dei piccoli conflitti familiari e frequenti litigi.  In questi casi è importante spiegargli che è normale avere queste paure, soprattutto dopo tanti anni di scuola insieme.Bisogna sottolineare che sono assolutamente compresi nelle loro perplessità anche se questo malumore non deve impedirgli di aprire le porte ad altri amici, che possono essere altrettanto simpatici o a nuove attività e situazioni che andranno a vivere, senza dover pensare al negativo perché anche se ci fosse qualcuno antipatico, ci sono sempre tanti altri compagni e che nella vita è normale che sia chi ci è più simpatico e chi più antipatico.

Inoltre, il fatto che con gli amici non si vedano più in classe, non significa che non possano rimanere uniti come prima e continuare a crescere insieme. Il genitore ha quindi il dovere di far vedere la scuola secondaria come un luogo di crescita, di passaggio importante per diventare grandi. In questi casi un po’ di umanità non guasta, fargli magari capire che anche voi avevate delle preoccupazioni o ansia durante questi passaggi li rassicura.

È una fase di crescita molto importante, in cui cercano di esprimere ciò che hanno dentro anche attraverso i vestiti e l’aspetto estetico. L’identificazione e integrazione con il gruppo è fondamentale e anche a volte l’omologazione con determinati riferimenti o modelli tipici di quella fascia di età va seguita per cui assecondateli entro i limiti della decenza. Devono scegliere, sono grandi ed è ora che si organizzino secondo ciò che gli piace, magari selezionando il materiale scolastico e tutto ciò che gli servirà durante l’anno.

Attenzione! In queste fasi di passaggio ai segnali del corpo

In queste fasi di passaggio possono manifestarsi dei segnali legati un po’ all’eccessiva preoccupazione che viene somatizzata e mostrata con tutta una serie di sensazioni o manifestazioni corporee:

–          maggiori richieste di conferme, numerose domande a volte anche ripetitive sulla scuola;

–          incubi, maggiori risvegli durante la notte o difficoltà di addormentamento soprattutto nei giorni precedenti l’inizio della scuola;

–          dolori alla testa, alla pancia, nausea o in alcuni casi anche vomito;

–          sensazione di eccessiva stanchezza, difficoltà a fare le cose, svogliatezza;

–          sensazione di vivere con un livello di allerta più alto, sobbalzare anche per piccole cose o fesserie, tachicardia anche senza motivo;

–          a volte, più raramente possono comparire anche tic nevosi o gesti ripetitivi.

Un’attenzione particolare se hanno avuto problemi relazionali o di bullismo alle scuole elementari

Un aspetto da sottolineare è che se ci sono stati problemi alle scuole primarie, per esempio relazionali con i compagni di classe o episodi di bullismo, il passaggio da una scuola all’altra viene vissuto come una liberazione perché non si avranno più rapporti con i vecchi compagni con cui non si andava d’accordo o con i bulli. Dall’altra però si vive la paura del nuovo, di trovarsi nuovamente in quella situazione, di non essere compreso e di avere ancora problemi. Il genitore deve assolutamente rassicurare il figlio, ridargli la positività di pensiero e dirgli di essere anche lui a partire con il piede giusto. È importante quindi cercare fin da subito di entrare a far parte del gruppo classe, senza isolarsi o mettersi da una parte, anche perché anche i nuovi compagni hanno la stessa curiosità di conoscere tutti i nuovi compagni. La preoccupazione di essere accettato dai nuovi compagni è normale che ci sia anche se non deve mai diventare una paura o una preoccupazione eccessiva perché è un problema assolutamente risolvibile rispettando i normalissimi tempi di accettazione ed inserimento all’interno di un gruppo.

IN CONCLUSIONE 

Come aiutarli? Bisogna essere disponibili al dialogo e far in modo che il figlio possa esprimere le sue insicurezze e preoccupazioni. Abituarlo a parlare di ciò che gli succede, facendogli capire che può contare sulla sua famiglia e che insieme è possibile trovare una soluzione, non lo farà sentire solo ad affrontare il problema scuola. Parlargli delle proprie paure e delle proprie esperienze lo farebbe sentire più accolto e compreso e infine non dimenticare di rassicurarlo sul fatto che il senso di disorientamento e ansia siano dei vissuti normali quando ci si trova di fronte a nuove situazioni e che la stessa paura la stanno vivendo sicuramente anche i suoi futuri compagni.

 

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore di AdoleScienza.it

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza