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Problematiche alimentari legate alla separazione genitoriale


Un aspetto su cui stanno lavorando clinici e ricercatori è la relazione tra la separazione genitoriale e le problematiche nella sfera alimentare. Secondo numerosi autori c’è una stretta associazione. I ragazzi molto spesso spostano sul corpo le sofferenze interne e tutto quello che non riescono ad elaborare, regolare e gestire internamente. Attraverso il controllo del peso gli adolescenti riescono a controllare il proprio stato d’animo, le proprie sofferenze, i propri dolori e la perdita del nucleo familiare. Rappresenta anche un controllo degli impulsi, una sorta di regolazione delle emozioni negative. Il corpo arriva ad assumere una valenza importante, talvolta centrale, nella vita di quel bambino-adolescente. Questo comporta però che il ragazzo non sarà mai soddisfatto, deve e vuole rincorrere e raggiungere il “corpo ideale” che, ovviamente, non raggiungerà mai, in quanto ideale, fino ad arrivare ad ammalarsi. Ho in mente un’adolescente di 15 anni ammalata di Anoressia Nervosa che ho seguito in psicoterapia. Mi raccontava che quando era più piccola i genitori litigavano sempre, a casa c’era un ambiente insopportabile e lei era arrivata a sperare che si separassero. Tutte le volte che li sentiva litigare lei stava male, le si stringeva lo stomaco, scappava, si chiudeva in camera alla ricerca di supporto e sostegno in rete. In quegli anni ha iniziato a somatizzare tutto lo stress con forti mal di testa e vomiti. Cercava l’approvazione dei genitori, ma erano troppo impegnati a discutere tra loro, tanto lei era brava e non creava problemi. I genitori man mano che cresceva si sfogavano con lei: “e tuo padre fa così e tua madre fa colà”. Il suo corpo diventava man mano quello di una donna e prendeva sempre più spazio nella sua mente. Sono arrivati i piercing, le modificazioni corporee e ha iniziato a fare sempre più sport e mangiare sempre di meno, man mano che dimagriva, si sentiva sempre più sicura e più forte e la sua autostima cresceva in proporzione al dimagrimento. I genitori non si accorgevano di cosa stava succedendo sotto i loro occhi. Ha trovato supporto online, in una comunità in cui le davano anche consigli su come riuscire a nascondere il suo dimagrimento.

Quello che dico sempre ai genitori è di non sottovalutare MAI i segnali del corpo. Il rapporto con il cibo molto spesso richiama il rapporto con la figura di accudimento. È la prima relazione che si instaura con il genitore e, quando ci sono problemi nella sfera alimentare (esclusi determinati tipi di allergie o altri tipi di patologie organiche), molto spesso c’è un problema con la madre o comunque il figlio sta comunicando il proprio disagio interno. Chiedo sempre ai genitori di domandarsi perché il figlio rifiuta il cibo, ossia quell’alimento che lo fa sopravvivere, chiedo loro di interrogarsi sul perché un bimbo o un adolescente deve attaccare o distruggere il proprio corpo o deve abbuffarsi fino a stare male. Quando un figlio sta male o manifesta una problematica alimentare spesso richiede maggior attenzioni da parte dei genitori, con la speranza che si prendano maggiormente cura di lui. Tali disturbi nel corso dello sviluppo sono dannosi anche da un punto di vista di integrazione sociale e relazionale. I bambini o gli adolescenti cercano di evitare di andare a mangiare dagli amichetti o, durante il periodo adolescenziale, di andare a mangiare fuori, perché si rendono conto di avere un problema. Questo rapporto distorto con il cibo, può portare ad un isolamento sociale e a sperimentare profonde insicurezze interne che generano un abbassamento dell’autostima che, nell’età dello sviluppo, rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di vissuti ansioso-depressivi. Tra le problematiche alimentari che si presentano in relazione alla separazione, vi sono anche le abbuffate o le problematiche legate ad un’alimentazione incontrollata. In queste situazioni, il cibo può diventare un alleato, perché aiuta a riempire i vuoti affettivi, altrimenti incolmabili, senza dover così affrontare direttamente i dubbi, i problemi e le insicurezze. In genere, l’attenzione è rivolta nei confronti di cibi altamente appetibili e ricchi di zuccheri, grassi e sale, che creano una sensazione di ricompensa e di appagamento psichico. I più piccoli si cibano di merendine, patatine e cibi confezionati, ricchi di conservanti. Ovviamente questo innesca anche nel bambino una sorta di circolo vizioso per cui sente il bisogno di mangiare spesso, anche quando è sazio. Il problema del sovrappeso e dell’obesità infantile è estremamente diffuso e particolarmente preoccupante ed allarmante, soprattutto nei più piccoli. In Italia il 22,2% dei bambini è in sovrappeso mentre il 10,6% è in condizioni di obesità. L’incremento dell’obesità è collegato a numerosi fattori: la relativa abbondanza di cibo, l’alimentazione ricca di grassi e zuccheri e uno stile di vita più sedentario. Troppi bambini, infatti, non svolgono nessun tipo di attività sportiva. A volte anche perché i genitori non sono in grado di gestirsi tra le mille attività quotidiane e, con la scusa dell’attività motoria svolta durante l’orario scolastico, decidono di fargli saltare l’attività sportiva. Gli adulti molto spesso fanno anche l’errore di accontentare troppo i figli nei loro desideri alimentari, perché si sentono in colpa per la situazione che gli stanno facendo vivere e si nascondono dietro la convinzione che una merendina in più riesca a compensare le loro carenze affettive. Un altro fattore che spiega la presenza dell’obesità infantile è che molti genitori hanno una distorsione a livello mentale su quello che deve essere il peso normale o ottimale del bambino. Alcuni studi scientifici dimostrano che i genitori valutano, quello che per i pediatri è considerato sovrappeso, come peso giusto per il proprio figlio. Oltretutto, gli adulti hanno spesso delle convinzioni completamente sbagliate sui cibi sani o meno e hanno un concetto molto soggettivo del mangiar bene.

Il modo migliore per rendere minimi sui figli gli effetti negativi di una separazione, è che entrambi i genitori riescano comunque a garantire loro una relazione stretta e sicura e che imparino ad ascoltare i bisogni del figlio.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

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