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Quando dire SI e quando dire NO! Il senso dei “paletti” che deve mettere un genitore


Attraverso l’educazione il genitore insegna al figlio quello che può ottenere, in che modo, i tempi, e che vanno rispettate le esigenze anche dell’altro. Il bambino non nasce con un bagaglio di regole già definito, le apprende in maniera diretta e in maniera indiretta (comportamento dei genitori) dalle figure di riferimento per lui. Quindi non abbiate aspettative che lui sappia regolarsi da solo, la regolazione delle emozioni e dei comportamenti, la comprensione di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, si apprende attraverso la relazione con l’ambiente e le sue regole.

Il genitore NON deve avere uno stile educativo autoritario, basato sulla punizione e sulla forza, perché è vero che apparentemente si ottengono i risultati subito, ma il bambino obbedisce solo per paura delle reazioni del genitore, delle ritorsioni, non perché ha capito e quindi poi non lo rifarà più. Non va dimenticato, però, che nel contempo, si generano pure conflitti, insicurezza e instabilità. Qualsiasi tipo di punizione fisica rappresenta un fallimento educativo per il genitore. Questo gli provocherà rabbia e frustrazione che scaricherà aumentando il livello di provocatorietà nei confronti dei genitori e/o anche con gli amici e nel contesto scolastico. Lo stile educativo più efficace, è indubbiamente quello autorevole, ossia basato sulla direttività e sicurezza delle comunicazioni genitoriali, sulla calma e comprensione e determinazione negli insegnamenti, senza minacce e ritorsioni. I genitori dovrebbero imparare anche a essere coerenti. Non si può dire un giorno SI e un giorno NO, in base al proprio umore, si rischia di destabilizzare il figlio e di confonderlo, generandogli instabilità a livello psichico.

Regole semplici per grandi risultati: la regola del panino

I NO E LE REGOLE SONO FONDAMENTALI NELLA CRESCITA

Nel contempo, al figlio non bisogna dire sempre SI e dargliele tutte vinte. I NO, le regole, sono fondamentali nella sua crescita, servono per aiutarlo a definire i confini psichici, per identificare i propri limiti e quindi a contenerlo nelle fasi dello sviluppo, evitando di farlo sentire onnipotente. La cosa difficile, ma fondamentale, è comprendere quando dire NO. Un NO a sproposito, non motivato, fa vivere al bambino una sensazione di rifiuto, di negazione della propria persona e una condizione di profonda ingiustizia. Per questa ragione, come per le punizioni, bisogna sempre contestualizzarle alla singola situazione, motivarle e dargli un senso che sia comprensibile al bambino. In questo modo il piccolo impara il perché quel comportamento non va messo in pratica e non lo rifarà. Quello che va evitato assolutamente, alla domanda del figlio: “Perché?”, dare la risposta: “Perché Si”. Se non comprende, lo riproporrà sicuramente, magari alimentato da una maggiore frustrazione e rabbia.

SPAZIO ALLE LOTTE PER I PROPRI DIRITTI

Un altro aspetto che non deve essere dimenticato è che è giusto che i figli a volte provino a lottare per i propri diritti, ad opporsi, nei limiti dell’educazione, alle ingiustizie e alle regole, attivando tutta una serie di strategie per ottenere un vantaggio, fa parte del normale processo di crescita. Non siate felici se il figlio obbedisce a tutti i vostri ordini e dice sempre si, questa modalità di relazionarsi con voi la riapplicherà anche nella sua sfera sociale e sentimentale e glielo avete insegnato voi.

Caro genitore ti scrivo

 I figli vanno ripresi quando serve, il genitore ha il dovere di contenere il figlio, ma si possono evitare benissimo le punizioni corporali o che vanno a intaccarlo da un punto di vista psicologico (tipo umiliazioni) perché siamo dotati di parola e i genitori hanno il dovere di educare non di dis-educare.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

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