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Quando i figli iniziano l’anno con il piede sbagliato cosa si può fare?


Spesso non è facile per i genitori gestire le delusioni e i fallimenti scolastici dei propri pargoletti. Come reagire quindi di fronte a un’insufficienza?

Troppo spesso i genitori si focalizzano unicamente sulle prestazioni dei figli, in casa non si parla d’altro, e inevitabilmente i ragazzi si sentono sotto pressione e hanno paura di deludere le aspettative genitoriali. Si perde così il ruolo educativo dei voti, delle sconfitte e di quanto a scuola sia anche importante l’acquisizione delle competenze umane.

Cosa fare?

  • Non prendetela sul personale. Il fallimento di un figlio è spesso visto come una svalutazione della figura genitoriale, come un fallimento personale, mentre magari i loro successi possono essere strumentalizzati per confrontarsi e competere con gli altri. I figli hanno bisogno di essere visti e riconosciuti per quello che sono e non utilizzati come dei trofei da mostrare.
  • Capite insieme a lui cosa non ha funzionato. Cercate di comprendere insieme a vostro figlio le possibili difficoltà incontrate e le motivazioni alla base dell’insufficienza, in modo tale da correggere il tiro per le successive interrogazioni e verifiche: è bene sempre ascoltare cosa ha da dire vostro figlio, prima di attaccarlo. Se fosse necessario, contemplare l’ipotesi di fare alcune ore di ripetizioni, qualora ci fossero delle lacune profonde da colmare e non sia solo mancanza di volontà.
  • Date il giusto peso. Non bisogna banalizzare, ma nemmeno drammatizzare: ascoltate vostro figlio, utilizzate un atteggiamento accogliente e soprattutto aiutatelo a rialzarsi quando inciampa. E’ importante che riesca ad esprimersi, a tirare fuori le emozioni, anche quelle negative, per metabolizzare al meglio le esperienze che vive. Rinforzatelo sempre sul suo valore e fategli capire che credete in lui e nelle sue risorse a prescindere dai risultati che porta.

Ecco alcuni consigli in base all’età:

Scuola primaria

Cercate una collaborazione con gli insegnanti. È importante prima di tutto avere un dialogo con gli insegnanti, in modo tale da creare un’alleanza con loro e e una rete intorno al bambino, così da riuscire ad esserci nel momento in cui può incontrare una difficoltà o un problema.

Capite se c’è una problematica sottostante. Non sempre il problema si riduce ad un voto negativo, per cui è fondamentale osservare se ci sono altri segnali che possono far pensare ad una difficoltà o ad un disagio che  può avere il bambino da un punto di vista personale o dell’apprendimento per intervenire nel migliore dei modi.

Chi sbaglia non è sbagliato. Quando i bambini cominciano la scuola primaria, possono esserci pressioni affinché ci siano risultati positivi e un buon apprendimento: bisogna fare attenzione a non anticipare i figli, sostituendosi a loro nel momento di difficoltà, facendo capire loro che dall’errore si cresce e dandogli la libertà di sbagliare.

Passiamo alla scuola media

Il passaggio alle scuole medie è sempre un momento delicato e importante: i ragazzi devono lasciare gli insegnanti, il gruppo classe per un nuovo ciclo di studi dove ci sono molti più docenti e molte più materie. Coincide inoltre spesso con l’ingresso alla fase adolescenziale dove si iniziano a prendere le distanze dagli adulti, ad entrare maggiormente in conflitto, mentre il gruppo dei coetanei assume sempre più una certa importanza.

Figli adolescenti che prendono le distanze. Come mantenere una buona connessione con loro?

Adulti consistenti e non punitivi. Se si assume, di fronte ad un brutto voto, un atteggiamento rigido, con punizioni, ricatti e continui scontri, non si ottiene nulla, anzi questo va ad alimentare la conflittualità tra genitori e figli. Meglio prendere in mano la situazione e capire insieme cosa non è andato, perché più ci si focalizza solo sul risultato, più i ragazzi tendono ad entrare in contrapposizione con i genitori, ribellarsi e andare ad attaccare proprio la scuola e il rendimento.

Accompagnateli verso una maggiore autonomia nello studio. Bisogna evitare di sostituirsi ai figli ed essere sempre presenti durante tutte le fasi dello studio: è bene lavorare tanto sull’autonomia e sulla responsabilizzazione. Se il ragazzo ha problemi di apprendimento, meglio affrontare il problema ricorrendo ad un sostegno e a ripetizioni il pomeriggio con una persona che non sia il genitore stesso.

Evitate confronti e paragoni con i compagni o i fratelli. Non dovete mai fare confronti con gli altri compagni, svalutarli e mortificarli, anche quando vi fanno arrabbiare: prendere un voto basso è già una grande delusione per loro, anche se apparentemente non lo mostrano e si nascondono dietro un finto menefreghismo. Ripetergli “Sei sempre il solito scansafatiche”, “Guarda tuo fratello come studia!” non farà altro che rinforzare un’immagine negativa di sé, creando un blocco sempre più massiccio.

Scuole superiori

Più il figlio cresce e più il genitore, seppur presente, deve accettare che non potrà avere lo stesso ruolo che aveva alla scuola primaria e alle scuole medie.

Fate attenzione ad eventuali segnali di allarme. Non sempre dietro a delle insufficienze si nasconde scarsa volontà o interesse: a volte possono essere delle richieste di aiuto indirette, ricerca di attenzione o la manifestazione di disagi o disturbi psichici che in questa fase possono emergere in maniera ancora più evidente e andare a compromettere il rendimento scolastico.

Esserci senza opprimerli. Il brutto voto a volte può essere anche una provocazione, un modo per affermare la propria identità e distanziarsi dai genitori. Cercate di trovare la giusta distanza: bisogna rispettare la loro crescita e renderli responsabili, ma essere sempre aperti alla comunicazione, così che i figli potranno fare le loro esperienze ma essere certi, in caso di bisogno o problema, di poter contare su di voi.

Non trasmettetegli ancora più ansia. Soprattutto quando i ragazzi sono alle scuole superiori, i genitori tendono a fargli pressione sul fatto che i voti sono importanti e che andranno ad influire sull’esame di maturità. È importante non farli focalizzare sui voti, sulla paura di fallire, di deludervi e di compromettere il loro futuro, ma al contrario concentrarsi sull’obiettivo di dare il meglio, con la consapevolezza di avere il vostro appoggio, anche quando non riescono o sono in difficoltà.

Ricordate ai vostri figli che si trovano ancora nella fase iniziale dell’anno, nulla è irrecuperabile e c’è tutto il tempo per studiare e rimediare al brutto voto preso.

Rinforzate sempre i piccoli miglioramenti e gli sforzi fatti, riconoscendo il loro impegno e il loro valore. A volte basta un “Bravo, ce l’hai fatta” per dare la carica e permettergli di credere di più nelle proprie capacità. Non dimenticate poi di chiedergli come si sentono, come stanno, in modo tale da trasmettergli il messaggio che è importante per voi il loro benessere, a prescindere dalla scuola.


In ogni caso è fondamentale che bambini e ragazzi non studino solo per prendere un bel voto: i voti corrispondono ad una valutazione delle prestazioni, possono riflettere l’andamento degli apprendimenti, danno indicazioni su conoscenze e motivazioni ma non dovrebbero mai corrispondere ad una valutazione della persona.


Redazione AdoleScienza.it