student problem concept and stress

Ragazzi alle prese con il nuovo esame orale: cosa li spaventa di più? Ecco alcuni pratici consigli


L’esame di maturità equivale spesso a livelli di ansia e panico più o meno gestibili nel corso delle diverse prove. Superato lo scoglio e le paure relative alle prove scritte, arriva un l’ultimo step che, per tantissimi ragazzi, rappresenta anche la prova più temuta.

Diverse sono le paure che affollano la mente: paura di non farcela, che possa accadere qualcosa di imprevisto, di avere vuoti di memoria, di non riuscire ad esporre gli argomenti richiesti, di deludere le aspettative dei genitori e di non riuscire ad ottenere i risultati sperati.

Uno dei pensieri più ricorrenti è quello di trovarsi di fronte a compagni di classe, genitori e insegnanti e fare una brutta figura, si ha paura di essere derisi, giudicati o criticati.

E’ fondamentale distruggere tutti questi pensieri negativi per evitare che vadano ad incidere negativamente sul vissuto con cui si affronta la prova.

Il nuovo orale: cosa spaventa di più i ragazzi?

Tra i tanti cambiamenti che hanno riguardato quest’anno l’esame di maturità anche la prova orale ha creato, negli studenti e spesso anche nei genitori, non poche preoccupazioni.

L’esame orale è strutturato in quattro parti: una discussione multidisciplinare a partire dallo spunto trovato nella busta, estratta dal candidato, la presentazione delle esperienze di alternanza scuola lavoro, la parte di Cittadinanza e Costituzione e la correzione delle prove scritte.

Non c’è più la tesina, dunque, e il colloquio partirà proprio dall’estrazione di una busta, fra le tre predisposte dalla commissione.

Fino all’anno scorso gli studenti potevano iniziare il colloquio con l’esposizione di una tesina da loro preparata. La tesina era rassicurante, rappresentava un modo per rompere il ghiaccio e iniziare a parlare di qualcosa su cui ci si sentiva più preparati, era vista come una guida che dava una sorta di direzione per procedere al meglio e con maggiore sicurezza nell’esposizione orale.

Non avere la traccia, ma scegliere una busta, mette ansia e preoccupazione nei ragazzi, perché può potenzialmente capitare qualunque cosa.

Non dobbiamo, però, considerare solo l’aspetto potenzialmente “negativo”: scegliere la busta significa anche avere il tempo a disposizione per parlare di tutto ciò che si è studiato e che si è capito. Significa poter fare collegamenti, poter raggirare l’ostacolo e portare l’acqua al proprio mulino se serve.

Anche questa condizione deve essere vista come un’opportunità per poter dire ciò che si è studiato. Essere maturi, in fin dei conti, è saper dare il giusto peso alle cose, saper pensare ed esprimersi in maniera autonoma.


È importante poi non avere paura della paura: in genere questa emozione viene vista come qualcosa di limitante, da combattere e, nel cercare di farlo, si sprecano spesso inutili energie.


La paura durante gli esami, invece, è una buona compagna perché aiuta a rivedere il proprio operato, appunto per timore di sbagliare. La paura aiuta a stare più attenti a quello che si sta esponendo: certo non deve prendere il sopravvento ma non la dobbiamo neanche combattere. Bisogna accettarla e sfruttarla: in questo modo siamo certi che ne usciremo vincenti.

Come aiutare i figli ad affrontare la paura dell’orale?

Ascoltateli, tranquillizzateli e contenete le loro ansie. La mente deve essere il più possibile libera, altrimenti si troverà a gestire troppe variabili emotive e perderà da un punto di vista cognitivo. Capacità attentive, di concentrazione e di recupero della memoria, vengono meno se l’ansia è eccessiva, se l’allerta diventa allarme. Lo stress non è sempre negativo, esiste uno stress “buono” che può aiutarci a mantenere la lucidità, restando attivi e reattivi: la condizione ideale per affrontare un esame.

– Non demonizzate la paura! La paura di sbagliare è fondamentale, ci rende più attenti, più responsabili, ci fa valutare meglio ciò che diciamo, ma non deve superare il limite e diventare angoscia e panico. Il rischio fa parte della vita. I ragazzi devono imparare a rischiare e a valutare l’esito delle proprie azioni, assumendosi anche la responsabilità di sbagliare.

– Aiutateli a resistere alla stanchezza e alla fatica. È normale che i ragazzi si sentano affaticati, anche perché hanno già affrontato prove e cambiamenti importanti e l’ansia dell’orale può generare ulteriore stress. Ricordate loro che hanno già affrontato altre prove: quante volte pensavano di non farcela, di non superare un test o un’interrogazione e, invece, ci sono riusciti? L’importante è, ancora una volta, stringere i denti e avere chiaro il proprio obiettivo.

Come affrontare un imprevisto? Per i ragazzi uno degli incubi maggiori è quello di arrivare all’esame con vuoti di memoria e non riuscire a recuperare quello che si è studiato in questi mesi. Subentra la preoccupazione di non farcela, di non saper rispondere alle domande e questi pensieri catastrofici non fanno altro che offuscare i pensieri, abbassare la concentrazione e vanificare gli sforzi fatti fino ad ora.

Di fronte ad un piccolo vuoto di memoria, si deve cercare un aggancio per recuperare una parola, un’immagine, un suono: è inutile cercare di ricordare tutto a memoria, perché il cervello va sotto stress e aumenta ancora di più il rischio di andare in tilt.


Se si presenta una difficoltà, la si affronta nel momento in cui si ha davanti, non si può pensare anticipatamente a questa eventualità perché tale atteggiamento non farà altro che aumentare livelli inutili di ansia, andando solo a peggiorare la situazione.


E se l’orale non va al meglio? Accogliete i vostri figli, al loro rientro, con serenità e tranquillità. Probabilmente saranno delusi e amareggiati, avranno bisogno di rassicurazioni; evitate confronti e paragoni con altri compagni o amici, ricordate loro che si tratta di un esame e che, per quanto importante, questo è solo uno dei gradini che devono salire, ci saranno altre occasioni per mettersi in gioco. La cosa importante è essersi impegnati e aver dato il meglio di sé: in ogni caso, è una vittoria!

di Maura Manca