Teenager boy enthusiastically plays the game console

Ragazzi “appiccicati” ai videogiochi. Un braccio di ferro tra genitori e figli


Sono tantissimi i bambini e i ragazzi che si appassionano ai videogiochi che restano incollati davanti agli schermi di pc, console, tablet e smartphone, fino ad arrivare a giocare anche diverse ore consecutive.

Le ore trascorse “appiccicati” ai giochi online, riprendendo le parole dei tantissimi genitori con cui mi confronto, sono oggetto di preoccupazione circa la salute dei figli e l’impatto negativo che possono avere anche sul rendimento scolastico.

Tante mamme e tanti papà, hanno paura che diventino dipendenti dai giochi, che possano condizionarli da un punto di vista emotivo e comportamentale. In effetti li vedono spesso nervosi, da un lato, è vero che fungono da scarico tensivo, ma dall’altro creano uno stato di attivazione del sistema nervoso che per chi gioca in modo prolungato senza sosta e ripetuto, può gravare da un punto di vista psicologico nonostante i ragazzi non ne abbiamo consapevolezza.

Nelle varie lotte quotidiane, i genitori cercano di imporre degli orari che spesso e volentieri non vengono rispettati, di definire un quantitativo di tempo massimo, di far capire che non devono togliere tempo allo studio, al sonno e alle attività ricreative.

La stanza di trasforma spesso in un ring dove le due fazioni opposte si scontrano e arrivano difficilmente a fare dei compromessi. Da un lato i figli non si accontentano e stanno ancora definendo il senso della misura e del limite, quindi è normale che tendano ad opporsi ai divieti e ai no, e facciano in un certo senso le piccole “vittime” delle imposizioni genitoriali. Dall’altro, il genitore è stanco, è tutto una corsa e una lotta e a volte è estenuante dover discutere quasi quotidianamente per le stesse cose.

Non possono ancora capire che ciò che gli viene detto è per il loro bene, non sarebbero adolescenti. A volte poi, ci scordiamo che in fin dei conti, anche se l’obbedienza e il senso del rispetto del ruolo genitoriale era maggiore, dentro di noi non eravamo sempre così d’accordo con le imposizioni genitoriali.

Purtroppo la soluzione non è così facile e il divieto fine a se stesso, senza regole comuni e contestualizzazioni, serve a poco.


Dobbiamo però partire da un presupposto di base molto importante: non è lo strumento in sé ad essere nocivo ma il suo utilizzo incondizionato e compulsivo. Infatti, giocare in maniera adeguata, scegliendo videogiochi adatti all’età, ha degli aspetti positivi e può anche aiutare a favorire lo sviluppo o il mantenimento di tutta una serie di abilità cognitive.


Inoltre, non è solo il numero di ore trascorse davanti alla console a rendere dipendenti, per questa ragione è importante comprendere il confine sottile che separa la passione per il gioco dalla dipendenza. Ci sono tantissimi ragazzi che trascorrono in rete tantissime ore e non sono dipendenti, non sono condizionati e condizionabili dai videogiochi. Quando c’è un’interferenza e quando impattano negativamente, sono presenti delle predisposizioni o delle vulnerabilità e fragilità dell’Io.

Quando si può parlare di dipendenza?…………………………………………………………..

Clicca sul link per continuare a leggere tutto l’articolo sul Magazine Family Health pubblicato il 3 giugno 2019:

http://magazine.familyhealth.it/2019/06/03/ragazzi-appiccicati-ai-videogiochi-un-braccio-ferro-genitori-figli/