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Ragazzi che si tolgono la vita, attraverso la scrittura si possono capire i loro disagi


Si tende sempre più a far veicolare le proprie attività attraverso uno smartphone, ad annullare la realtà fisica e puntare tutto su quella virtuale. I ragazzi si stanno abituando sempre più alla lettura nel formato digitale, alla scrittura attraverso il touch e ai comandi e messaggi vocali.

Recentemente ha fatto riflettere il caso di cronaca in cui un’adolescente prima di suicidarsi ha lasciato un messaggio vocale ai genitori con il pin affianco al telefono scritto su un foglio di carta in modo tale che potessero sbloccarlo, in effetti, poteva disabilitare il pin, lasciare il telefono senza codice eppure un pezzo di carta è rimasto con un segno indelebile.

La domanda che sorge spontanea è legata a ciò che accadrà un domani, se i ragazzi del futuro perderanno la capacità di scrittura o useranno altri canali comunicativi.

Una cosa è certa, la forma, il tratto, l’orientamento, le dimensioni, la scelta dello spazio, sono tutti elementi legati alla scrittura che possono essere degli importanti indicatori di disagio o di benessere ovviamente. Per questa ragione si dovrebbe dare più peso agli aspetti grafici, sono dei canali affidabili e di espressione delle parti più profonde di ogni persona e possono essere molto utili anche ai fini preventivi.

Secondo la grafologa Sara Cordella, uno dei professionisti italiani più accreditati in settore, “per i ragazzi la comunicazione più immediata avviene attraverso i social e il cellulare. Mandare messaggi, condividere stati, iscriversi a gruppi rappresenta la modalità quotidiana di relazionarsi perché permette una veloce diffusione con un minore sforzo. Eppure questo non esclude di dedicare una dimensione importante alla parte scritta di proprio pugno. Esiste ancora lo strumento del diario scolastico nel quale, oltre ai compiti, si trascrivono frasi, si disegnano cuori, si confidano segreti.

La scrittura a mano è un gesto intimo e potente grazie alla quale il ragazzo non ha bisogno di mediazioni di strumenti come il computer e, allo stesso tempo, immagina tutelata la sua sfera personale.

Quando scrivo un messaggio al telefono, quando condivido uno stato su Facebook, in quel momento lo sto facendo per comunicare con gli altri, so che sto inviando degli input verso l’esterno. Si scrive, invece, a mano per se stessi, riconoscendo la propria immagine che si riflette sulla carta. La MIA scrittura appartiene solo a me, il mio pensiero è talmente personale che lo posso creare a partire da un foglio bianco.
Non è un caso che tutti i documenti più importanti, tutti i contratti di qualsiasi natura, li stipuliamo con la nostra firma e niente ha superato questa modalità.

Le occasioni di gioia ma anche le occasioni tragiche. I suicidi, soprattutto di adolescenti, portano, accanto alle lacrime e al dolore, tutta una scia di perché, di domande senza risposta, di sensi di colpa in genitori, parenti, amici. Non è concepibile che un ragazzo giovane, in salute, decida di togliersi “improvvisamente” la vita. Eppure spesso i segnali ci sono tutti e a volte si concretizzano con un ultimo messaggio lasciato da chi ha fatto questa scelta dolorosa.
Le modalità in questo caso sono due: il messaggio pubblico o l’sms, o quello manoscritto.

PERCHÉ SI SCEGLIE L’UNO O L’ALTRO?

Non è una questione di “modernità” del mezzo ma di volontà di comunicare una scelta in maniera diversa.
Scrivere a mano è un gesto più protettivo e personale che vuole tutelare chi resta. E’ un lasciare qualcosa che fisicamente si può toccare e conservare che, in qualche modo ci sopravvive.
Il messaggio social, invece, ha spesso la funzione di un je accuse: vi comunico quello che non avete capito di me, a tutti, non solo a chi mi troverà.
E’ un mettere “fuori casa” un’azione e darne una diffusione più ampia ma più impersonale.

Il biglietto scritto a mano, invece, è una sorta di carezza da parte di chi ha scelto di andarsene ma in fondo resta nei ricordi tangibili di chi gli ha voluto bene.

IN RELAZIONE AI SEGNALI DI ALLARME NELLA GRAFIA

L’adolescenza è un periodo complesso e, spesso, indecifrabile per il genitore e per l’adolescente stesso. Atteggiamenti di rifiuto, di aggressività, di ribellione possono prestarsi a più letture che vanno dalla “normale” fase adolescenziale al disagio vero e proprio.


Diventa allora importante per un genitore cogliere i cambiamenti soprattutto nella loro repentinità e nel loro carattere introversivo: silenzi improvvisi e prolungati, necessità di chiudersi al riparo da occhi esterni, poca volontà di uscire con i coetanei.


Anche nella grafia si possono cogliere segnali di allarme che, ovviamente, vanno valutati da professionisti competenti. I segnali sono tanto più importanti e degni di attenzione tanto più sono repentini e distanti dal consueto modo di scrivere. Un rimpicciolimento della grafia indica un chiudersi in se stesso. Il rovesciamento della scrittura verso sinistra, un rifiuto per la realtà che, in quel momento, non si accetta. Allo stesso modo, la comparsa di “angoli” indica la necessità di preservarsi e di proteggersi. Sono quelli che si chiamano “segni del vissuto” e che danno la percezione dello stato d’animo del momento.

Mantenere sempre la soglia d’attenzione alta è fondamentale per il genitore e, in caso di dubbio, avere la prontezza di rivolgersi a persone che abbiano le competenze per dare la giusta lettura o per intervenire nella tutela dell’adolescente”.

L’articolo l’ho ripreso dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/12/02/ragazzi-che-si-tolgono-la-vita-attraverso-la-scrittura-si-possono-capire-i-loro-disagi/