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Reati digitali in adolescenza. I genitori condannati per le colpe dei figli, perché?


I cellulari di troppi adolescenti sono spesso invasi di materiale intimo, hot, di corpi nudi e in attività sessuali, sono bombe ad orologeria pronte a scoppiare in ogni momento, perché in rete bastano una manciata di secondi, che l’effetto può essere dilagante e inarrestabile. Il problema è che troppo spesso, dai ragazzi e anche dagli stessi genitori, vengono sottovalutate le conseguenze e viene erroneamente scambiato tutto per comportamenti tipici adolescenziali, quando invece, si tratta di veri e propri reati. 

I genitori di alcuni ragazzi l’hanno sperimentano direttamente sulla loro pelle, in quanto si sono trovati incastrati in un iter giudiziario e sono stati condannati a pagare gli errori dei loro figli. La vicenda risale al 2013, quando 11 minorenni vennero denunciati per la diffusione di materiale pedopornografico, avendo fatto circolare foto intime di una coetanea di soli 14 anni sui social network e nelle chat. Nonostante fossero stati prosciolti in udienza preliminare, la sentenza emessa dal giudice del tribunale di Sulmona, non lascia margini d’interpretazioni e sia i ragazzi che i loro genitori sono chiamati a risarcire la vittima in sede civile, stabilendo la somma di oltre 100mila euro.

Questa condanna definitiva è esemplare in quanto ha come scopo quello di sanzionare e far comprendere ai ragazzi e alle loro famiglie la gravità degli atti compiuti.

A partire da questa decisione del Tribunale, tanti genitori si sentiranno coinvolti, maggiormente responsabili e, si spera, spronati ad aumentare il controllo sui propri figli soprattutto quando si tratta della rete e dell’utilizzo dello smartphone.

Alcuni gridano all’esagerazione, non vedono il problema così grave, forse perché non ne capiscono le potenziali proprorzioni, gravità e esiti sulla salute fisica e mentale.


Il problema è che molte volte i ragazzi non sono educati al rispetto e al senso dell’altro fin da quando sono piccoli e, nel momento in cui si trovano davanti ad uno schermo, si sentono leoni perché non guardano negli occhi l’altro. Il genitore stesso é il primo ad infrangere le regole e a far usare i social network, Youtube e Whatsapp ai figli prima dei 13 anni di età, autorizzandolo a navigare  in rete, troppe volte senza patente, dimenticandosi di rispondere dei loro comportamenti anche perché, telefoni e rete telefonica sono intestate a loro.


Infatti, secondo l’art. 2048 del codice civile, i genitori sono obbligati sia a vigilare sulla condotta dei propri figli (Culpa in vigilando), sia a trasmettere un’educazione appropriata (Culpa in educando). Nel caso in questione, è stata riscontrata dal giudice una “carenza educativa” di questi ragazzi che non hanno dimostrato di avere una capacità critica e di discernimento adeguata che, rispetto all’età, avrebbero già dovuto acquisire.

Dunque, nel momento in cui vengono meno tali obblighi, i genitori sono direttamente responsabili per la condotta illecita messa in atto dal figlio, non da un punto di vista penale, ma da un punto di vista civile, pagando il danno.

Troppi genitori sottovalutano l’importanza di dover essere una guida per i figli e supervisionare le loro attività online, mentre è importante capire che si tratta di una responsabilità considerando che, delle azioni dei ragazzi, sia in rete che nella vita reale, ne possono rispondere loro in prima persona.

Questa sentenza rappresenta un tassello importante che deve far capire che non si deve essere più essere tolleranti, che non si può più nascondere la testa sotto la sabbia, ponendo l’accento su quanto sia basilare e fondamentale il ruolo e la responsabilità della famiglia, sia in termini educativi che di vigilanza, se si vuole contrastare la diffusione di materiale intimo e privato nelle chat e in rete. Le accuse dovrebbero essere estese anche a tutti i ragazzi e famiglie che alimentano questi fenomeni attraverso i commenti negativi e la condivisione perché risultano complici e colpevoli quanto chi diffonde queste immagini o video.

Redazione AdoleScienza.it