festa della mamma

Sarei un genitore orgoglioso se…


Spesso, soprattutto al termine dell’anno scolastico, mi trovo ad ascoltare commenti o domande circa i voti riportati in pagella dai nostri figli.

I genitori di coloro che hanno collezionato “tutti dieci” gongolano, ovviamente. Gli altri mostrano discrezione, forse legata ad un imbarazzo di fondo o ad una consapevole convinzione circa la discutibilità di un numero.

Desideriamo che i nostri figli emergano, facciano la differenza, rappresentando egregiamente il risultato del nostro pregevole lavoro.

Non mi sono mai piaciuti i numeri, preferisco le parole, strumenti necessari per spiegare, condividere, articolare e chiarire un pensiero.

Al di là del mio punto di vista, mi riterrei un genitore orgoglioso non per un dieci, sebbene faccia piacere certo, bensì per la capacità di mio figlio di far da solo, organizzarsi, essere responsabile, rispettoso delle regole del buon vivere sociale, di saper organizzare in autonomia il proprio tempo.

Sarei orgoglioso di osservarlo riflettere, avere una propria idea, condividerla e difenderla.

Sarei un genitore orgoglioso se mio figlio imparasse a conoscere e riconoscere le emozioni, aghi della bussola del nostro orientamento interiore.

Il resto è ovvia e ammirevole conseguenza.

Ma i figli non si partoriscono già cresciuti, dobbiamo contribuire noi genitori alla loro formazione, un ambiente in grado di poter instillare in loro sani valori e principi, non ostacolando nel contempo la loro autenticità e specificità.

Come si fa?

Raccontatevi, raccontate, ascoltate, condividete, educate con l’esempio, l’accoglienza, la dolcezza, l’autorevolezza, strumento che ci permette di rimanere saldi sul terreno di principi che vogliamo trasmettere con responsabilità, senza però negare confronti sempre costruttivi, non perdendo di vista la coerenza e la determinazione.

Per ben educare bisogna prima amare e amare vuol dire desiderare il ben-essere dell’altro, senza aspettarsi nulla in cambio.

Cogliete i voti come spunti di riflessione, opportunità per rinforzare il positivo e lavorare per migliorare.

Un buon voto non sempre dichiara il ben-essere.

di Marcella Ciapetti, Pedagogista

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