terremoto

Scosse continue e bombardamento mediatico, la psiche si sente sotto assedio


Il terremoto è un evento naturale veramente pesante da vivere, da gestire e soprattutto, per chi lo sperimenta in maniera diretta, da elaborare. Lascia i segni, a volte più superficiali, altri più profondi.

Perché la psiche si sente sotto assedio?

E’ un terremoto infinito, ha abbracciato una fetta importante dell’Italia, quando sembra che sia finita, che il peggio sia passato, che la scossa grossa l’abbia fatta, ecco che tutte le certezze svaniscono e si rinizia da capo. La terra trema, è tutto instabile, ogni volta si riparte, non ci si può abituare al terremoto, si può imparare a viverlo in maniera meno invasiva da un punto di vista psicologico, a gestire le emozioni e la paura, ma non ci si può abituare ad un qualcosa che non si può controllare, di cui non si capisce l’entità, che non si sa da dove viene e non si sa dove va, quanto durerà e, soprattutto, se tornerà.

Il fatto che siano mesi che siamo sotto assedio, che non ci sia un momento di tranquillità, che si susseguano centinaia di scosse di assestamento, grava sulla psiche, non solo dei bambini, anche di noi adulti.

Si innalza il livello di allerta, si fa molta più attenzione ai movimenti, agli scricchiolii, a tutti quei rumori a cui forse prima di questo attacco da parte della natura, non facevamo neanche caso. La psiche si stanca, perché queste condizioni generano uno stato interno di stress, una condizione che va ad intaccare la tranquillità personale, si vive sempre sul chi va là, il sonno si fa un pochino più leggero perché bisogna stare attenti ai segnali, perché il terremoto non si può controllare, non si può prevedere, non si può gestire, si subisce e basta e poi entra dentro casa, il nostro luogo di sicurezza, privato, quello dove ci rifugiamo quando abbiamo paura e dove ci sentiamo protetti. Invade negli spazi più privati, coglie impreparati, sotto la doccia, mentre si dorme, in bagno, nella piena quotidianità, mentre si mangia o si cucina.
È una delle situazioni più brutte che si possa vivere, è una condizione di profonda instabilità. Quando la terra trema si può solo sperare e cercare un riparo. Ci si sente estremamente fragili, vulnerabili e tocca la psiche nel profondo.
INSIEME ALLA TERRA TREMANO LE NOSTRE CERTEZZE, quando si muove la terra dove noi camminiamo, ci poggiamo, ci muoviamo, come possiamo poi stare tranquilli e muoverci con sicurezza?

L’assedio mediatico invade le menti

E poi non finisce qui l’assedio della natura. I social network sono diventati la prima fonte di informazione, post su post sul terremoto, emozioni contrastanti, i pensieri delle persone, immagini dal vivo, condivisione generale, tutto racchiuso dentro una app del telefono. Si apre la pagina del proprio profilo e la parola terremoto scorre sotto i nostri occhi decine e decine di volte. Piano, piano, lento, lento, invade la nostra psiche.

Si apre un qualsiasi giornale online e non possono non saltare agli occhi le mega scritte allarmistiche del terremoto, perché se il titolo non è drammatico, non fa notizia, ma noi abbiamo i filtri per gestire tutto questo? Per capire la reale entità di quello che sta succedendo? Drammi familiari, storie di vita spezzate, crolli e devastazioni. Esperti che si susseguono e consigli su consigli. La prevenzione è fondamentale, ma tutto questo viene da noi percepito come un continuo pericolo, come un non poter stare tranquilli.

Tv e telegiornali dedicano quasi tutti i servizi al terremoto e davanti ai nostri occhi si stampano quelle immagini di ciò che accade intorno a noi e di quanto siamo fragili. Quando lo senti, lo vivi in prima persona sei coinvolto direttamente, ti tocca tutto quello che senti perché poteva capitare pure a te.

I bambini e gli adolescenti come reagiscono?

Loro sono più a rischio. I bambini NON devono essere sottoposti a questo bombardamento mediatico, non sono in grado di filtrare, non sono in grado di capire la reale entità delle cose, ci deve essere sempre un adulto con loro che spiega, che fa da filtro di ciò che accade, altrimenti rischiano di sentirsi invasi da ciò che vedono e percepiscono. Si spaventano, ma ciò che li condiziona maggiormente da un punto di vista psicologico, è la REAZIONE DEI GENITORI. È vero che è molto, molto difficile, rimanere calmi in determinati momenti, ma se il figlio percepisce il terrore del genitore e vede reazioni sproporzionate, si allarma più per quell’atteggiamento e comportamento, piuttosto che per la situazione reale.

Come reagiscono i bambini alle immagini dei terremoti e dei disastri? Come parlare con loro?

I bambini e gli adolescenti, soprattutto i più piccoli, però, sono molto più spaventati e preoccupati dai fatti reali come il terremoto, da ciò che accade realmente intorno a loro, da ciò che vedono in maniera ripetuta in televisione, rispetto magari a immagini horror o di paura che sono lontane da loro, che non percepiscono come reali, perché ciò che accade fisicamente gli può portare via tutti i loro legami. La paura della perdita, di non avere più gli affetti o che gli possa accadere qualcosa, genera uno stato di profondo disagio psichico.

Quando la terra trema, cosa si muove dentro la testa dei bambini?

CON I BAMBINI NON BISOGNA DARE NIENTE PER SCONTATO.

È una responsabilità enorme quella genitoriale, è un ruolo fondamentale nella crescita del figlio, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Gli adolescenti, invece, anche se sembra che non siano coinvolti direttamente, non si facciano condizionare da ciò che accade, non è sempre così. Tanti di loro manifestano in maniera differente, meno evidente ciò che provano. Loro sono più sotto assedio degli altri, chiedono di meno, filtrano di meno, eppure sui social vivono un bombardamento di immagini senza filtro, che scorrono inesorabili davanti ai loro occhi. A volte non sono immediate le reazioni della psiche, tante volte si vedono anche dopo mesi e a lungo termine. Attenzione quindi a non sottovalutare mai le loro richieste e i loro comportamenti.

Adolescenti vittime del terremoto. Quali sono le principali reazioni emotive e comportamentali?

Di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza,
Direttore AdoleScienza.it

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