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Se li stimoli si esprimono, se li pressi si comprimono. Come fare per ottenere risultati positivi?


Avere ottime prestazioni, prendere bei voti, essere bravi a scuola può essere molte volte il frutto di alte aspettative che genitori pressanti investono su bambini e ragazzi. Se stimolare un figlio a dare il meglio e a migliorarsi è un aspetto positivo che incoraggia anche ad una sana ambizione, andare oltre, esagerare e caricarlo di troppe attese rischia di avere conseguenze negative.

In molti casi, un figlio cerca di rispondere alle aspettative dei genitori che pretendono da lui i risultati migliori: vuole puntare in alto, riuscire in tutto quello che fa e magari ottiene anche ottime prestazioni. Ma, a quale prezzo?

Un genitore che investe troppo sui risultati del figlio, sta incentrando il rapporto con lui sul rendimento scolastico e sulle prestazioni, perdendo di vista gli aspetti più importanti, quelli emotivi e relazionali.

Bambini e ragazzi con genitori pressanti che raggiungono sempre ottimi risultati tendono a sperimentare anche insicurezza e ansia, con una crescente sensazione di non essere all’altezza come se il risultato, anche se alto, non sia mai abbastanza, con il rischio di non godersi gli obiettivi raggiunti e vivere sempre nell’insoddisfazione.

Col tempo, alcuni di loro possono anche non reggere più alla troppa pressione genitoriale, vivere con forte stress gli impegni, fino ad arrivare a bloccarsi, perdere la motivazione e mollare, non riuscendo a dare il meglio di sé.


Come spronare i figli, senza essere troppo pressanti?

1. STIMOLARLI SÌ MA SENZA OPPRIMERLI. Bisogna lavorare sulle proprie aspettative per evitare di investire sui figli e fargli vivere con ansia le prestazioni che si trovano ad affrontare. Frasi come “Hai preso solo 6… Devi fare di più!” non aiutano i figli a trovare la motivazione interna che li spinge a migliorare, ma trasmettono piuttosto una frustrazione e anche la paura di deludere in futuro voi genitori.

2. DATE PRIMA IL RINFORZO POSITIVO. Evitate di concentrarvi subito su ciò che non è andato bene o sul voto non soddisfacente, ma puntate piuttosto sugli aspetti positivi. Se un figlio si è impegnato, bisogna innanzitutto riconoscergli la forza di volontà, dicendogli intanto un bel “Bravo!”: è importante essere soddisfatti, senza pensare subito di raggiungere l’obiettivo più alto.

3. SOSTENETELI NEI LORO INTERESSI. Piuttosto che pensare soltanto ai risultati e al primeggiare, focalizzatevi con i figli sul piacere di apprendere, di coltivare le proprie passioni e di cimentarsi in un’attività, un corso o uno sport. In questo modo, si porrà l’accento sugli aspetti più creativi ed emotivi, legati al piacere e non alla prestazione fine a se stessa.

4. AIUTATELI A TOLLERARE UN INSUCCESSO. Se i figli si pongono obiettivi elevati, possono vivere male anche un 6, per cui è importante che voi genitori siate tranquilli, facendo capire loro che è normale non eccellere in tutto e che un calo di rendimento può essere anche temporaneo. Si possono poi capire insieme le motivazioni di un voto o di un risultato, ma senza stare a sindacare troppo su ciò che non è andato. Portate anche esperienze personali, di amici o conoscenti relative agli insuccessi, che possono tranquillizzarli.

E’ importante quindi fare attenzione ai messaggi che si possono trasmettere indirettamente ai figli. Infatti, molte volte non è necessario che i genitori esprimano in maniera evidente l’aspettativa che il figlio debba eccellere, basta anche un atteggiamento perfezionista verso se stessi, l’approccio che una mamma o un papà hanno sul lavoro o un parere che si dà su un eventuale errore o insuccesso di qualcuno. 

Redazione AdoleScienza.it