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Segnalare i post per dispetto o per invidia: la nuova moda adolescenziale


Adolescenti iperconnessi, adolescenti sempre più social dipendenti, like dipendenti, appagati dalla follower mania (oltre 3 adolescenti su 10). L’umore e l’autostima viene condizionato dal numero di “mi piace”, di cuoricini, di pollicini verso l’alto in positivo, si sentono appagati, social accettati e riconosciuti nel loro ruolo e status social.

Non sei pop? Sei un nerd o uno sfigato. Il numero degli amici denota quanto sei figo e si passano ore a guardare quello che fanno gli altri, quanti like hanno preso, chi ha messo il mi piace, che cosa hanno scritto e perché. L’invidia che c’è sempre stata, le critiche negative sugli altri ragazzi pure: “ma cosa avrà di bello?”, “ma non lo vedi quanto è brutta?”, “non capisco come abbia fatto quella foto a prendere quei like”, “con quello non ci parlo più perché sta mettendo i like a quella” ecc…

Il tutto si è semplicemente spostato sui social network ed è diventato alla portata di tutti. Ovviamente questo ha comportato che a volte si arrivi anche ad osare, ad esagerare, ad andare oltre, pur di ottenere approvazione social, anche con foto osé, con foto troppo intime e private, dimenticandosi l’esposizione macroscopica della vetrina dei social, che tutto questo può ritorcersi contro come un boomerang e fare anche molto male. Oltretutto, espone anche ad un enorme rischio adescamento da parte di adulti malintenzionati.

La nuova tendenza di violazione della privacy e di violenza in rete

Capita spesso, soprattutto di recente, che all’invidia segua una segnalazione del post che tanto rimarrà anonima, con lo scopo di cercare di far cancellare il contenuto di quell’immagine che ha preso troppi like, che è stata apprezzata e che si vuole eliminare dalla concorrenza. Quindi, si abbatte il nemico a suon di segnalazioni.

È un fenomeno generalmente femminile, dettato dalla forte competizione, soprattutto legata alla fase adolescenziale. Mi sei antipatica, i miei amici ti guardano, sei troppo ingombrante ed io cerco di toglierti la luce e di emergere.

Le segnalazioni sui social sono nate per altri scopi, servono a dare la possibilità agli utenti di segnalare appunto contenuti eccessivi, non idonei, che non rispettano il codice di comportamento ed etico del social che si sta utilizzando. Sono nati come un aiuto e oggi se ne fa un abuso, impegnando anche inutilmente le persone che lavorano nei centri di sicurezza dei social con il rischio di rallentare le reali segnalazioni. Non si può esagerare con questa tecnica perché se ci si accanisce nel segnalare un profilo viene bloccato anche il proprio account.

Per ovviare a questo problema gli adolescenti creano profili finti dietro i quali riescono anche a mantenere l’anonimato, circa il 15% dei ragazzi. Stare dietro uno schermo, mantenere l’anonimato, essere arrabbiati o profondamente invidiosi, crea il mix perfetto per un bombardamento di violenza in rete attraverso commenti negativi, aggressività verbale e attacchi digitali. Per non destare sospetti spesso cambiano account, modificano il nome e, i più disinvolti e bravi da un punto di vista di hackeraggio in rete, rubano anche l’identità e si nascondono dietro un volto che non è il loro.

Deresponsabilizzati e inconsapevoli di commettere anche reati informatici

La maggior parte di loro non si rende neanche conto (questa non è una giustificazione) della gravità dei comportamenti che mettono in atto e degli esiti che quella violenza digitale causa nella vittima. Non si rendono conto per colpa della loro analfabetizzazione digitale, che stanno commettendo dei reati e forse bisogna iniziare a parlare con loro, con la loro lingua, facendo vedere praticamente i danni che generano in una persona per poter alimentare almeno in parte la responsabilizzazione e l’empatia.
Purtroppo poi, quando gli adolescenti decidono di nascondersi in rete, è veramente difficile per un adulto cercare di stare dietro al figlio, c’è un gap intergenerazionale troppo marcato e difficilmente si può anche arrivare a pensare che il proprio figlio possa arrivare a mettere in atto determinati comportamenti o subire determinate forme di violenza da parte dei suoi coetanei.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

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