ultimo mese di scuola

Sempre più adolescenti con dislessia. Che fare?


La dislessia non è una malattia ma è una condizione neurobiologica che caratterizza una persona e che la accompagna per  l’intero arco della vita. Per cui dalla dislessia non si guarisce mai, anche se i sintomi possono essere compensati o nascosti in modo più o meno ottimale.

Negli ultimi anni la percezione comune è che le diagnosi di Disturbo di Apprendimento stiano diventando sempre più presenti all’interno della scuola, sollevando polemiche e gridi di allarme rispetto a diagnosi “facili” di cui i ragazzi, secondo l’opinione comune, sembrerebbero approfittare.

Tutto questo non è dimostrato, ma quello a cui sicuramente si sta assistendo è ad un aumento significativo di segnalazioni in ragazzi adolescenti che frequentano la scuola secondaria di I grado e di II grado, come mostrato da una recente raccolta dati condotta dalla Regione Emilia Romagna con il patrocinio del MIUR (http://istruzioneer.it/wp-content/uploads/2017/11/DEFINITIVO-23-11-2017-DSA-Allegato-2017-ULTIMA-VERSIONE.pdf )

Questi dati mostrano una situazione molto interessante: il 20,4% delle segnalazioni afferisce alla scuola primaria, il 35,7% alla scuola secondaria di I grado e il restante 43,9% alla scuola secondaria di II grado.


Il fenomeno pone  una serie di difficoltà anche di tipo diagnostico e terapeutico: i ragazzi arrivano alla scuola secondaria con un quadro clinico che comprende non solo difficoltà di lettura, scrittura o comprensione del testo, magari sfumate o compensate nel tempo, ma soprattutto una serie preoccupante di difficoltà emotive.


Già di per sé l’adolescenza è un periodo della vita contrassegnato da ribellioni e da conflitti, da irruenza, dal bisogno di rassicurazione e di libertà: se a questi conflitti interiori si aggiungono difficoltà inespresse, insuccessi scolastici ripetuti o forti carenze scolastiche, il disagio dell’adolescente può sfociare in devianza e in comportamenti anticonformistici o antisociali.

Quindi i ragazzi delle medie e delle superiori non sono affatto “immuni” dai disturbi dell’apprendimento, ma anzi sembrano esserne i più “colpiti” e i meno “riconosciuti” per diversi motivi:

  • perché i docenti delle scuole di secondo grado sono meno abituati e formati nel riconoscere e gestire queste problematiche;
  • perché i genitori sono focalizzati e preoccupati dal complesso micro-cosmo adolescenziale;
  • perché i ragazzi hanno imparato nel corso degli anni a compensare alcune abilità carenti con strategie e risorse cognitive personali.

Non valutare le capacità di letto-scrittura e non fare emergere le eventuali fragilità è assai rischioso, in quanto:

  • Pone l’adolescente in una situazione di perenne difficoltà scolastica.
  • Non favorisce il processo di creazione di identità e di autostima.
  • Influenza la relazione con il gruppo dei pari.
  • Rafforza l’immagine delle figure genitoriali come figure giudicanti e screditanti a causa degli insuccessi scolastici ripetuti.
  • Allontana l’adolescente dalla scuola e dagli insegnanti.
  • Favorisce l’abbandono scolastico o la scelta di percorsi formativi di ripiego.
  • Può far emergere condotte devianti o antisociali.

Cosa devono fare i genitori di ragazzi adolescenti che hanno un sospetto relativo alle abilità scolastiche dei propri figli?

  1. Non avere paura di porsi alcune domande sulle difficoltà o fragilità dei propri figli.
  2. Non pensare di essere in ritardo: meglio attivarsi che continuare ad ignorare o a sottovalutare.
  3. Non farsi bloccare dal senso di colpa per non aver agito o dalla paura di cosa potrà emergere.
  4. Cercare di ripensare alle tappe scolastiche dei propri figli (soprattutto alla scuola primaria), per ricordare eventuali tipicità nelle prime fasi dell’approccio alla lettura o alla scrittura.
  5. Cercare di recuperare eventuali osservazioni fatte dagli insegnanti dei cicli precedenti.
  6. Fermarsi a parlare con i ragazzi, che spesso da soli sono in grado di fornire indicazioni utili rispetto al loro funzionamento e al tipo di difficoltà che sperimentano.
  7. Cogliere e saper accogliere il vissuto emotivo dei ragazzi.
  8. Confrontarsi con i docenti o con adulti di riferimento per i ragazzi;
  9. Chiarire eventuali dubbi con professionisti del settore.
  10. Intraprendere un percorso di valutazione neuropsicologica per evidenziare eventuali fragilità scolastiche o negli apprendimenti.

A parte queste indicazioni, abbiate fiducia nei vostri figli e cercate di andare sempre oltre quello che appare esternamente. Gli eventuali comportamenti atipici sono sempre segnali che vanno affrontati ed è bene parlarne con esperti qualificati che saranno in grado di supportarvi in questo processo.

di Irene Lorusso, Psicologa

Esperta in valutazione e riabilitazione dei Disturbi Cognitivi e dell’Apprendimento