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Sempre più alcol tra gli adolescenti: perché e cosa devono fare i genitori?


Una delle principali fonti di preoccupazione per i genitori è l’abuso di sostanze alcoliche da parte dei propri figli.

I ragazzi, sempre più spesso, si mettono a rischio, partecipano a giochi alcolici in gruppo, si sfidano ai drink-game, anche sui social network, si fotografano e si riprendono mentre sono sbronzi, vomitano e si sentono male. Lo fanno perché sono alla continua ricerca di sballo, di sensazioni forti e hanno bisogno di sperimentarsi, oppure perché vengono sfidati dagli altri e vogliono sentirsi parte del gruppo; in ogni caso, il più delle volte, non si rendono conto delle conseguenze e dei rischi.

È ciò che è successo, addirittura tra le mura scolastiche di un liceo di Roma, il Russell, dove una studentessa di 15 anni ha avuto un grave malore a scuola a causa di un abuso di alcol, ed è stata trasportata in codice rosso in ospedale. È accaduto mentre era in corso la settimana della didattica alternativa, ma non è il primo caso in cui i ragazzi si sono spinti oltre in situazioni come l’autogesione a scuola.

Si tratta di momenti in cui sperimentano maggiore libertà, sono meno supervisionati dai docenti e tendono anche a sfidare le autorità e le regole, cercando di trasgredire e sfuggire ai controlli e alla vigilanza scolastica.

Sempre più al limite, alla ricerca dello sballo

Il dato da non sottovalutare è che iniziano a bere sin dagli 11 anni di età; il 55% degli adolescenti beve alcolici e il 24% fa mix di più bevande alcoliche nell’arco della stessa sera e beve ingenti quantità di alcol con l’intento di ubriacarsi, spesso all’oscuro dei genitori, completamente ignari dei comportamenti messi in atto dai propri figli (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

La messa in atto di comportamenti a rischio in questa fase della crescita non è certo una novità, rappresenta anche un tentativo di andare contro le regole, staccarsi da quei modelli imposti dagli adulti che iniziano a stare stretti, per ricercare una propria autonomia e identità. Bere, fumare, drogarsi è segno, per tanti di loro, di omologazione sociale e anche social, visto che spesso queste attività vengono condivise nei profili social per testimoniare ciò che è stato fatto, alla ricerca di approvazione e riconoscimento.

Perché i ragazzi oltrepassano i limiti e si mettono in pericolo?

Secondo le Neuroscienze, ad influenzare i comportamenti dei giovani non sono solo il contesto e la personalità di ognuno, ma anche la maturazione del cervello che a partire dalla preadolescenza subisce importanti trasformazioni. Infatti, alla base dei comportamenti bizzarri e apparentemente inadeguati sembrerebbe giocare un ruolo molto importante il lobo frontale, ancora immaturo e in via di sviluppo a quest’età, quell’area del cervello responsabile di attivare tutta una serie di riflessioni sui propri comportamenti e sulle conseguenze delle proprie azioni. I ragazzi, infatti, hanno la tendenza a superare i propri limiti, a cercare sempre qualcosa di diverso, a voler sperimentare a tutti i costi emozioni forti e ad agire impulsivamente senza preoccuparsi del dopo. Per tale ragione, è fondamentale la presenza degli adulti di riferimento, in grado di aiutarli a sviluppare una capacità critica e di accompagnarli in questa fase delicata di crescita, perché poi quando subentra il sentirsi parte di un gruppo, la condivisione tra amici, la divisione di responsabilità è ancora più facile mettere in atto condotte pericolose senza sapere neanche il perché, ma unicamente perché lo fanno gli altri. Il vero problema, infatti, quando si parla di alcol o anche di droghe è l’essere condizionabili, il non poter apparire “diversi” dagli altri, per paura magari di non essere accettati o esclusi dai coetanei.

Che ruolo hanno i genitori? Come possono prevenire l’abuso di alcol?

I genitori rivestono un ruolo fondamentale in termini preventivi e contenitivi. Significa arrivare prima che un figlio si metta in una condizione di rischio, accorgersi di ciò che accade sotto i propri occhi, contenere, mettere un freno e un cerotto quando serve. La prevenzione deve essere sicuramente messa al primo posto. Come fare?

1. SIATE UN MODELLO POSITIVO. L’apprendimento indiretto, attraverso i gesti e i comportamenti, vale più di tante parole ed è il più efficace in termini di educazione dei figli. Se i genitori sono i primi a bere molto o hanno un atteggiamento che incoraggia l’uso di alcol, i ragazzi saranno ancora più incuriositi e portati ad emularli, credendo che tale condotta non abbia effetti negativi.

2. MANTENETE APERTO IL DIALOGO. Sin da quando i figli sono piccoli, senza aspettare la piena adolescenza, mantenete aperta la comunicazione. È inutile dire soltanto “non devi bere perché l’alcol fa male”: lo sanno già, ciò che però non conoscono sono i reali meccanismi sottostanti e i limiti del loro corpo. Dovete fargli esempi concreti, confrontarvi con loro su episodi che magari hanno coinvolto i loro amici o su casi di cronaca realmente accaduti, perché altrimenti difficilmente crederanno che possa davvero far male.

3. NO ALLE PATERNALI. È importante anche non esagerare con discorsi lunghi e pesanti, perché altrimenti rischiate di concentrarvi soltanto su quello che i figli fanno o non fanno, perdendo di vista loro come persone. Lamentarsi sempre, porsi in modo rigido e fare continue paternali, porterà i ragazzi a spegnere il cervello, a non ascoltare e a ribellarsi ancora di più.

4. STABILITE REGOLE E CONFINI. Il genitore non deve fare l’amico, ma mantenere il ruolo educativo e mettere i paletti quando serve. I ragazzi hanno bisogno di limiti, anche se poi tendono a metterli in discussione e, se riuscite ad instaurare una relazione basata sul dialogo e l’ascolto, e non solo sui divieti, sarà più facile porre delle regole chiare, che siano condivise con i figli. In questo modo i ragazzi sono più portati ad accettare e a seguire le raccomandazioni genitoriali.

5. INSEGNATEGLI A SAPER DIRE DI NO. Fategli capire che in alcune situazioni si può sentire la pressione degli altri verso certe esperienze, ma che è importante pensare con la propria testa e non farsi condizionare: bisogna saper dire di no, prendendo una posizione, senza il timore che gli altri possano restarci male perché, se sono veri amici, rispetteranno la scelta.

6. SIATE SEMPRE DEI PUNTI DI RIFERIMENTO. I ragazzi, soprattutto quando si tratta di questi argomenti, hanno bisogno di sentire che possono contare sui genitori, che saranno pronti ad accoglierli, in caso di aiuto o se vorranno aprirsi con loro. È fondamentale trasmettere la propria presenza e disponibilità, qualsiasi cosa succeda, perché è meglio che chiamino voi piuttosto che mettersi in pericolo e rischiare la vita.


Bisogna lasciarli sperimentare ma sempre con dei limiti, senza allarmismi ma senza sottovalutare o banalizzare. È importante porsi ad una giusta distanza e mantenere sempre un occhio vigile in modo tale da intervenire, qualora fosse necessario, aiutandoli a rimettersi sulla giusta via prima che il comportamento occasionale diventi sempre più abituale e pericoloso.


 Redazione AdoleScienza.it