Solo per un abbraccio

Solo per un abbraccio


Da sempre gli adolescenti, vengono criticati per il loro modo di atteggiarsi, soprattutto quando rischiano la vita con consapevolezza. Vengono definiti “immaturi” e “incoscienti” senza che gli occhi di chi li osserva riescano ad andare oltre l’apparenza.

Genitori sempre più assenti per lavoro, l’appartenenza ad un livello socio-culturale molto alto o al contrario molto basso, figure di riferimento tossicodipendenti o consumatori di alcol, il diventare genitori durante la fase dell’adolescenza, l’uso smisurato della tecnologia che è andata negli ultimi anni a sostituire i rapporti umani, genitori a loro volta vittima di rabbia repressa nelle famiglie di origine: sono solo alcuni fattori di rischio dei futuri adolescenti, cresciuti per anni con enormi carenze affettive, e che hanno imparato, in base al comportamento dei loro genitori, che quando si sta male o si è in pericolo di vita, loro accorrono, ci sono, ti guardano e ti abbracciano: loro ti danno quel calore, che un figlio dovrebbe ricevere da appena nato ma che in molti casi e per una serie di dinamiche intra ed extrafamiliari, non riceve.

I bambini, infatti, fin da piccoli, capiscono che tipo di atteggiamento è più vantaggioso usare per attirare l’attenzione di una madre che non sa ascoltare e rispondere adeguatamente ai bisogni del proprio piccolo, di una madre che non lo coccola e non gioca insieme a lui, se non quando questi ha la febbre o si è fatto male.

Nella mente il bambino, si creerà uno modello relazionale disfunzionale, basato sulla necessità di non star bene o rischiare la vita, pur di attirare lo sguardo indifferente di quel genitore da lui tanto amato.

 

“ Vorrei farmi del male fisico,

   Vorrei schiantarmi con la macchina contro un muro,

   Vorrei bere fino al coma etilico,

   Vorrei sbattere la testa per dimenticare la mia vita,

   Vorrei non mangiare per giorni,

   Vorrei solo un abbraccio

    … E ho imparato che per riceverlo, devo stare male! ”

Anonimo

 

Un mondo che ogni giorno ti ricorda che, forse, per guardare le cose dal verso giusto è meglio mettersi a testa in giù!

Essere apprezzati, ricordati, baciati, da dei genitori o degli amici che di solito ti ignorano, ti criticano con il loro sguardo sovrano, ma che quando hai la febbre, ti sei fatto male o hai rischiato la vita, accorrono e ti coccolano come avessi sei anni, per la semplice “paura” di perderti per sempre.

Allora è lecito chiedersi: “Ma le lacrime versate ogni notte, bagnando viso e cuscini, solo perché avresti voluto più consigli e meno urla, più abbracci e meno schiaffi, più sorrisi e meno giudizi…loro quelle, le mettono in conto???”

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