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Terrorismo. Genitori e figli a confronto sulla scelta delle vacanze


Ennesimi attacchi terroristici nelle varie capitali mondiali in cui hanno perso la vita barbaramente anche dei nostri connazionali. L’ISIS ormai non risparmia nessuno, può potenzialmente colpire ovunque, senza preavviso.

In questi giorni mi sto confrontando con tanti genitori alle prese con le vacanze dei figli. La paura di partire, di potersi potenzialmente trovare in qualche situazione pericolosa è il pensiero che assilla madri e padri più che i ragazzi.

Gli adolescenti sanno perfettamente chi sono i terroristi e dove possono arrivare, a volte per difendersi fanno finta di non pensarci, si ricalano nel loro mondo goliardico, sui social, dentro i selfie e nei loro problemi quotidiani, nei drammi del loro mondo e della loro adolescenza che un momento è in un modo e poco dopo è in un altro. Anche se hanno paura di ciò che accade nel mondo i ragazzi partono, non sono bloccati, prendono gli aerei, le metropolitana, al massimo fanno qualche battuta sarcastica, per sdrammatizzare e scaricare la tensione.

I genitori invece vorrebbero tenere i “loro bambini” sempre sotto controllo e sott’occhio, come se lo sguardo attento di mamma e papà impedisse che possa accadergli qualcosa. Purtroppo questo non è possibile, non è così che si previene e si impedisce che ai figli accada qualcosa. NON È NON FACENDOLI uscire, guidare la sera e la notte, partire o impedendogli di prendere la metropolitana o di andare ai concerti, alle partite o nei locali più alla moda che si evita il peggio o un attacco terroristico.

Ovviamente è importante che evitino mete particolarmente a rischio, di guerra, per il resto non ha senso non farli partire per paura possa accadergli qualcosa. Molti genitori mi dicono che non vogliono che i figli si spostino senza di loro o vadano in vacanza per paura che possano attaccare il loro aereo, che possano essere coinvolti in attacchi terroristici in qualche aeroporto o in qualche albergo o locale. Sono molto preoccupati e umanamente è anche comprensibile, però questa paura non può diventare irrazionale, non può vincolare le attività del quotidiano e interferire nel rapporto genitore-figlio che non comprende tutta questa angoscia.

Mi sono trovata tanti i figli che cercavano di spigare ai genitori che se proprio gli deve capitare qualcosa può succedere anche davanti a casa o dentro casa e che non è non partendo che si scampa agli attacchi terroristici che possono verificarsi anche nel nostro Paese. Molti figli mi chiedono di spiegare ai genitori che non possono non vivere per colpa della follia di certe persone e che tutto questo non si può prevedere per cui loro non si possono bruciare gli anni più belli della loro vita, fare delle importanti rinunce o condizionarsi nel quotidiano perché è, e sarà, impossibile prevedere quello che hanno in testa i terroristi.

SIGNIFICA CERCARE UN COMPROMESSO, trovare un posto dove si possa essere sufficientemente sicuri e capire che hanno bisogno di fare le loro esperienze, di divertirsi e di uscire, anche questo è un modo di reagire, di combattere il terrorismo, di non farsi condizionare a livello mentale e di non farsi invadere dalla paura che vogliono infondere per gestire e governare le menti delle persone ed avere un potere sulle emozioni e sui comportamenti delle persone portandoli a condizionarsi la vita.

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di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore AdoleScienza.it

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